TartaRugosa ha letto e scritto di: Oscar Farinetti (2015), Nel blu. La biodiversità italiana, figlia dei venti, RED,Feltrinelli

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Oscar Farinetti (2015)

Nel blu. La biodiversità italiana, figlia dei venti

RED,Feltrinelli

Sino a giugno ero convinta, in accordo con TartaRugoso, di non visitare l’Expo. A luglio, lo scambio di impressioni con qualche conoscente ci ha fatto cambiare idea. Ad agosto il caldo insopportabile ci ha fatto desistere da ogni spostamento. A settembre un calendario di lavoro non ha consentito una giornata settimanale libera. A ottobre, quando ormai era chiaro a tutti che l’Expo era stato preso d’assalto, abbiamo comunque deciso di scegliere una giornata di mezzo – mercoledì – per tentare l’esperimento.

Mi sono confermata su alcuni miei aspetti:

  • sono una spocchiosa
  • detesto le moltitudini
  • ancor di più gli assembramenti e le code
  • il mio stadio di primitività non agevola un facile accesso alla tecnologia

Ciò detto sono comunque contenta di essere stata uno dei ventuno milioni e mezzo visitatori per questi motivi:

  • l’insopportabilità del disprezzo di molti verso questo evento per motivi ideologici
  • l’aver preso definitivamente atto che il futuro è già il dominio della tecnologia
  • la contraddizione umana e la dissonanza tra chi in auto ti strombazza se non passi con il giallo e tollera invece di fare la fila per ore per assistere a un video o ad effetti speciali della durata di venti minuti o poco più
  • l’efficiente organizzazione nel controllo del carnaio umano ammassato in uno spazio atto ad accogliere 250.000 persone

Perché non sono rimasta entusiasta:

  • Expo mi è sembrato un grande parco di divertimenti apprezzato soprattutto dai bambini
  • La superficialità degli insegnamenti proposti mi è parsa più orientata a stimolare stupore, grazie alla spettacolarità dei video, che a produrre conoscenza
  • Ho avuto la sensazione di essere catapultata in un mondo virtuale e artificiale, assai poco vicino alla concretezza dell’oggetto in questione (cibo, biodiversità, ecologia sostenibile)
  • Ho potuto verificare con sgomento come la “dipendenza” da code per tantissime persone coincidesse con la corsa al timbro sul passaporto (ovviamente facsimile) da esibire come trofeo
  • Accedere al mangiare e bere è stato un problema, nonostante o grazie all’argomento trattato. La popolazione ha preso d’assalto a qualsiasi ora tutto ciò che permetteva di rifocillarsi.

Ma il non entusiasmo dipende appunto dalla mia arcaicità e dalla diffidenza verso la modernità.

E’ d’obbligo comunque precisare che non sono riuscita ad entrare in nessun padiglione. Il mio primitivo residuo cerebrale è stato sufficiente per farmi decidere con TartaRugoso che sarebbe stato demenziale trascorrere da un minimo di due ore e trenta a un massimo di sei ore di coda prima di entrare a gruppi a visionare (in massimo mezz’ora) come ogni Stato propone di contribuire al tema dell’alimentazione mondiale.

Ci è sembrato più ragionevole dedicarci alla visita dell’intero luogo e delle singole costruzioni – sia pure dall’esterno e per quello che l’ammasso umano permetteva – nonché  di una serie di cluster abbinati ad argomenti specifici (terre aride, cacao,caffè, spezie …).

Sono spocchiosa sì, ma anche curiosa.

Nei soli trenta minuti di fila per acquistare un gelato Grom (non ancora col marchio Unilever), ho avuto modo di conversare con due donne anziane che magnificavano la bellezza del Palazzo Italia e del padiglione Giappone. Essendo questi due luoghi i più gettonati e i più difficili da conquistare, ho chiesto loro il segreto dell’avvenuto ingresso. Mi hanno quindi spiegato che gli anziani avevano un trattamento preferenziale e potevano entrare liberamente senza accodarsi.

A questo punto ho domandato che cosa le avesse così sbalordite. “L’Italia è bellissima, ci sono foto d’arte delle città, insomma è proprio bello” è stato il primo commento, cui è seguito “Oh, il Giappone, un incanto”. Di nuovo, a una mia richiesta di approfondimento, una delle due vegliarde, ridacchiando, ha riferito “Oh, sei lì con le bacchette in mano e devi scegliere su uno schermo cosa mangiare e vedi tutto sul video. E poi altri filmati con musiche, scenografie, danze, meraviglioso!”. Non sono riuscita ad ottenere di più.

Inutile dire che una volta tornata a casa, stremata e assordata dalle voci di migliaia di bambini e di musiche a tutto volume di spettacolini organizzati per far trascorrere più velocemente le ore di attesa (nessuno che avesse in mano qualcosa da leggere, tutt’al più lo smartphone, ma in compenso tantissimi che reggevano un ombrello aperto per proteggersi dal caldo del sole in una giornata decisamente anomala per essere in ottobre), ho fatto il gesto più semplice anche per me, che sono tartarugosa: ho acceso il computer e con Youtube mi sono vista le tanto decantate proiezioni, oltre che l’intero spettacolo notturno dell’”albero della vita” a tutto schermo e comodamente seduta.

Questo per confermare che la tecnologia è già oggi accanto a tutti noi, me compresa nonostante le resistenze.

Siamo rincasati anche con alcuni ricordi materiali:

  • una giraffa e un dromedario di ebano rifilate a TartaRugoso da un abitante della Mauritania, geloso che il vicino di stand ci avesse venduto una tartaruga. “Te lo do gratis, te lo do gratis per soli 30 euro, ebano vero”. TartaRugoso non ha saputo rifiutare un’offerta così calorosa
  • il catalogo dell’Expo con l’accurata descrizione di tutti i padiglioni
  • una serie di prodotti biologici acquistati in un cluster dedicato alla biodiversità (gli stessi che trovo al negozio a 50 metri da casa mia)
  • il libro Nel Blu di Farinetti, perché sia mai che non si onori la leggendaria impresa di Eatitaly, nel cui spazio Expo di ristoranti di tutta Italia è stato più produttivo fare una coda di 45 minuti per mangiare una piadina …

E in ogni caso, anche il libro rispecchia il mood dell’Expo: brevi didascalie; parecchie, belle illustrazioni.

In apertura,rispettivamente parlano della bellezza italiana in bilingue:

Giovanni Soldini: “Il vento ci regala la libertà, e il vento molto presto diventerà una grande opportunità di sviluppo sostenibile … con le nuove generazioni di eolici l’uomo potrà produrre energia pulita in quantità e in maniera costante

Oscar Farinetti con “Biodiversità è bellezza”: “venti con brezze, venticelli con arie fresche, ponentini con levantini: sono incontri di bellezza che gli appassionati di bellezza chiamano biodiversità italiana. Grazie all’incontro di questi venti succede che a Pra’ il basilico è il più buono del mondo. Nell’incontro tra Bora e le Dolomiti, il San Daniele raggiunge livelli di profumi e sapori incomparabili. Succede che il Parma è figlio del Tirreno e delle Alpi Apuane, che la pasta, quella buona, è nata a Gragnano, perché nella sua via Roma, la brezza di Castellammare di Stabia s’incontra con l’aria fresca del Vesuvio …”

Carlo Petrini con “La biodiversità del paesaggio”: “… Partite con la mente dalla Valle d’Aosta e la sua agricoltura di montagna, scendete verso le Langhe, vini e nocciole, poi per i boschi dell’Appennino ligure, castagne, poi la costa delle Cinque Terre con lo sguardo sui terrazzamenti dove crescono viti e ortaggi, infilatevi tra le valli che portano in Garfagnana, per recarvi poi a Firenze, nel Chianti, e quindi verso la Capitale e l’agro romano. Dopo le pendici del Vesuvio, l’Irpinia con quella terra scura che deve qualcosa al vulcano, e quindi lo spettacolo di una Calabria aspra e meravigliosa, fino allo Stretto …In un soffio avete attraversato l’Italia, avete visto mille terre diverse, mille umanità …”

Alessandro Baricco con “Tanti italiani, tutti italiani”:  “… C’è chi chiude i negozi alle sette di sera e chi li apre alle cinque di pomeriggio, Mezza Italia si mette le calze a inizio settembre, l’altra metà va avanti ancora due mesi con le infradito. C’è chi non ha mai visto la neve e chi vive grazie alla neve. C’è chi è nato su un’isola e chi non se n’è mai andato dal continente. Ci sono zone di Italia in cui sono considerati allegri vestiti che cinquecento chilometri più in là non metterebbero neanche nella bara. Si nasce e si muore tutti, ma certo diversi sono il pianto, o la festa, i riti e l’emozione, le parole per dirlo, i colori dei vestiti, perfino le facce, i capelli e il modo di guardare. Qualcuno si chiederà come facciamo a capirci. Onestamente, non è il caso che stiate in pena per noi: a noi tutto questo diverte moltissimo …”

Vittorio Sgarbi con “Dalle Langhe al mondo”: “ … Nei grandi musei internazionali le numerose opere italiane sono registrate come Italian School. Sono veneziani padovani ferraresi bresciani bergamaschi liguri piemontesi toscani marchigiani abruzzesi umbri napoletani romani siciliani. Le diversità contano meno delle affinità. Il loro variegato insieme è l’Italia. Lo dimostreremo con opere, pitture, sculture, oggetti, ceramiche, vetri nelle diverse botteghe e scuole locali…”.

Paolo Crepet con “Biodiversità umana e felicità”: “ …Spesso in questi ultimi anni si è parlato della ricchezza e della necessità della biodiversità: essa non riguarda soltanto il mondo vegetale e animale, ma anche, anzi soprattutto, l’uomo. … Dire che due persone sono uguali è come affermare che vi siano due nuvole identiche … Se l’umano non si è estinto non è stato grazie alle sue diverse razze, ma alle infinite sfumature del suo carattere, del suo temperamento, della sua anima. … La nostra a-normalità, ovvero lo scarto tra un essere umano e l’altro, ha salvato la stirpe… Stiamo vivendo un periodo di straordinario cambiamento e chi sopravviverà a questa ennesima setacciata del genere umano … sarà proprio l’umano che più riuscirà a discostarsi dal passate e interpreterà meglio e diversamente il futuro ..”

A tutto ciò segue un tuffo nel concreto della biodiversità vegetale e animale italiana, con curiosità e amenità su singoli prodotti (vino, olio, cereali) e splendide foto sui paesaggi di malghe, risaie, meleti, pastorizie, pascoli, tratturi, prodotti regionali particolari.

Inoltre, venti fotografie, una per regione, raccontano gli italiani nel luogo più intimo della loro casa: la stanza da letto. Un verso da l’Infinito di Leopardi tradotto nei rispettivi dialetti, fa da accompagnamento a queste immagini.

A cura di Sgarbi, invece, una raccolta di 25 opere italiane che raccontano le regioni e i grandi autori della Penisola.

E per finire, regione per regione, indirizzi e ricette dei più tipici piatti italiani, ristoranti compresi.

Non so se qualcosa di questo contenuto è stato tratto dal Palazzo Italia: certo è che in una trentina di minuti riesci ad avere in mano un libro che in modo meno virtuale rappresenta un bell’esempio di che cosa siamo, che cosa abbiamo e che cosa dobbiamo difendere.

Ciò nondimeno, per me che adoro la solitudine, la biodiversità più vera è quella che fortunatamente esploro nei miei sei mesi sopra  la superficie e sotto cui riposo nei restanti sei.

2 pensieri riguardo “TartaRugosa ha letto e scritto di: Oscar Farinetti (2015), Nel blu. La biodiversità italiana, figlia dei venti, RED,Feltrinelli

  1. Ciao, sono rimasta perplessa leggendo la tua cronacaExpo, vedendo messi in bell’ordine i perché SI e i perché NO, tanto che mi sono detta : ma questi appunti sono i miei o di Tartarugosa? Poi proprio l’ordine tra racconto e documento mi ha chiarito essere la tua esperienza! Una giornata di visita che ti assicuro è stata pressoché identica. Non ho il libro di Farinetti quindi prendo per oro le tue impressioni. Aggiungo che unici Pad. “visitabili” con code intorno ai 30 minuti sono risultati Caritas (un giro di stanza) e Vaticano. I cluster mi sono sembrati un copia-incolla. Pdv impietoso forse dovuto al prevalere della stanchezza. Visibilità soprattutto dall’esterno, lungo il decumano, compatibilmente con teste, cappelli, bambini, scolaresche e bandiere sovrastanti, ho anche tentato delle foto con risultato assurdo. Intra-visto bellissime costruzioni, immaginato i tesori ivi nascosti. Curiosità soddisfatta grazie alla rete. Mi son sentita un po’ marziana, mi consola la condivisione della tua “marzianità”. Grazie r.

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