TartaRugosa riflette su: Marc Augè (Il tempo senza età, 2014, Raffaello Cortina) e Miciù (1997-) si tengono assieme

Ormai vecchiaia e soggettive descrizioni che grandi nomi ci regalano sono in graduale aumento, portando a conoscenza del lettore di come si arriva e si attraversa questo importante traguardo (se già non ci si è arrivati per conto proprio).

Marc Augé, antropologo e filosofo francese conosciuto soprattutto per la sua definizione di “non-luogo”, affronta il suo diventar vecchio contestualizzandolo per lo più come marchio sociale, come condizione imposta dalla sottolineatura tra età anagrafica e quella percepita. “Conosco la mia età, posso dichiararla, ma non ci credo”, sintetizza in una frase l’autore.

E il sottotitolo del libro “la vecchiaia non esiste” è ancora più lapidario, ovvero sebbene sia evidente che il corpo si logora col passare del tempo, la soggettività rimane identica e quindi, da questo punto di vista, la vecchiaia è superata dal concetto che rimanendo quello che siamo (Hillman insegna), praticamente moriamo tutti giovani.

Nelle reminiscenze raccontate da Augé, quella che mi ha fatto scattare la voglia di creare connessioni è il riferimento alla sua gatta Mounette (“ha avuto lunga vita da gatto ed è morta a circa quindici anni nell’appartamento dei miei genitori”) e alle trasformazioni da lei compiute nel corso della vita, senza però intaccare il suo carattere.

La sua indole è rimasta la stessa fino alla fine, godendo del più piccolo raggio di sole: incollata al calorifero in inverno; drizzando le orecchie al primo tubare dei piccioni in primavera; accettando i segni del nostro affetto costante con l’identica benigna indifferenza che aveva sempre fatto parte del suo fascino da quando era giovane”.

Ecco perché in questo caso Marc Augé e Miciù si tengono assieme.

Miciù, detta Lady Miciù”, ha appena compiuto 22 anni e 8 mesi. Ha avuto un ruolo molto importante nella nostra vita di TartaRugosi poiché ha segnato una svolta storica: è stato il primo animale che è entrato in appartamento per quello che si pensava un tempo predefinito dettato da una cura antibiotica (era una gattina partorita nel giardino lacustre e colpita a soli quattro mesi da rinite) e non ne è più uscita.

E’ sempre stata una gatta altezzosa con una forte padronanza del Sé (se di Sé si può parlare nel gatto) – da qui il soprannome di Lady – scorbutica con i suoi simili come si conviene a un figlio unico e viziato, affettuosa quanto basta secondo i suoi tempi, solitaria e curiosa, esploratrice quando riportata in vacanza nel giardino lacustre e temeraria fin troppo, avendola riacciuffata in più occasioni di fuga pericolosa.

Ne siamo sempre rimasti affascinati, quasi da babbei, osservandola crescere; divertendoci quando improvvisamente il rifugio sotto il divano non era più accessibile date le dimensioni aumentate con lo sviluppo; cedevoli quando i suoi perentori miagolii in piena notte eliminavano il diktat “nella stanza da letto no!”; premurosi le rarissime volte in cui qualche guaio ci costringeva a una visita dal veterinario; educativi, inutilmente, quando altri gatti sono entrati a condividere lo stesso tetto.

Come scrive Augé “E poi nel corso degli anni, impercettibilmente, le sue forze hanno incominciato a cedere”.

Da quando ha compiuto 19 anni, ho sempre pensato che fosse lei la prima a lasciarci. Invece – quasi come preveggenza del veterinario “Metterà via tutti”, – se ne sono andati prima Chat Noir e l’anno scorso Luna.

Il primo segnale di cedimento per Miciù è stata la sordità. Proprio non ci sente: da qualche anno sopraggiungere alle sue spalle la fa sempre trasalire. L’odorato però si conserva benissimo, visto che è sufficiente aprire una bustina per vederla arrivare. Ma mentre prima la sua corsa si manteneva abbastanza agile, da un paio d’anni probabilmente è intervenuta l’artrosi e ora, più che correre, si può dire caracolli, perché anche il cammino, all’alzata, è diventato incerto.

Dal maggio dell’anno scorso è peggiorata la sua insufficienza renale. Pur tuttavia anche l’estate del 2019 – i classici tre mesi – li ha trascorsi serenamente in giardino, trovando tutte le scorciatoie possibili per evitare i gradini e godendosi il sole nelle posizioni più strane per autocurarsi con l’elioterapia.

Nelle sue peripezie, tuttavia, è rimasta sempre la Lady che abbiamo conosciuto nel passato. I suoi spazi si sono mantenuti rigorosamente alla larga dagli altri quattrozampe e ha iniziato ad onorare di nuovo l’appartamento cittadino solo dopo quattro mesi dal decesso di Luna, infine convinta della sua assenza.

Anche nel caso di Miciù, sento di condividere l’assunto di Augé: il corpo parla della vecchiaia, ma la sua indole rimane quasi sovrapponibile alla sua più giovane adultità.

Ora, dallo scorso novembre, Miciù è costretta a provare l’ebbrezza dello studio veterinario: l’unica alternativa alla soppressione è infatti la flebo idratante a giorni alterni per diluire la carica batteriologica delle sue urine. Incredibilmente questi dieci minuti di terapia palliativa l’hanno ringalluzzita: dalla sua postazione fissa in bagno (ben vicina a lettiera, ciotola d’acqua e di cibo) ha iniziato le passeggiate in cucina e in soggiorno, ha ripreso a mangiare con discreto appetito, ma non riesce più a salire sulla poltrona.

Quindici giorni fa però c’è stato un ulteriore cedimento. Il suo digiuno protratto ci aveva convinto a intervenire in forma più drastica, poiché l’esperienza con Luna non voleva essere ripetuta.

Fissato l’appuntamento col veterinario per l’eutanasia dopo l’ultima idratazione – eravamo senza auto – ognuno di noi due TartaRugosi faceva i conti con la propria elaborazione del commiato. Perché anche se sono anni che ci diciamo che siamo arrivati alla fine, quando poi ci arrivi davvero non sei mai pronto.

Ma Miciù ha conservato anche la sua testardaggine, alla faccia della vetustà.

Ha ripreso a mangiare, se pur dimezzando le quantità. Sappiamo che stavolta non potranno esserci più riprese mirabolanti, ma siamo ancora affascinati dalle sue precise comunicazioni: al mattino non mangia se non iniziamo la giornata con lo sticker di ghiottoneria; alla sera, puntualmente, intorno alle venti, all’ora del telegiornale anziché accucciarsi sul tappetino vicino alla poltrona, si piazza a muso in su, fissandoti intensamente finché non la prendi in braccio.

Beninteso, la concessione è regolata dai suoi desideri: circa quindici minuti di coccole a base di baci e massaggi e poi il messaggio chiaro delle zampe anteriori sul bracciolo della poltrona. Fosse per lei si lancerebbe da sola, ma dopo aver assistito a un suo salto precario e a un trascinamento dolorante delle zampe posteriori, ora si muove verticalmente solo se accompagnata.

Gatta davvero con una soggettività sorprendente, tanto quanto Luna aveva una inaudita relazionalità.

Per Miciù non ci saranno commemorazioni particolari. Come per la sua Mamma Gatta Subdola, inavvicinabile ma onnipresente e deceduta a sedici anni nel giardino, mi limito con gioia a vederla vivere e a condividere il titolo dell’ultimo libro di Boncinelli: Essere vivi e basta.

3 commenti

  1. E’ pura letteratura…..
    Penso che hai già pronto un altro libro: una raccolta delle tue bellissime recensioni di libri !
    Grazie.
    Carla

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