Prove di scrittura di Tartaruga Pessoiana: Scrivere cinque brevi storie: ognuna deve avere come protagonista un dito della mano; Immaginate che i giorni della settimana siano persone e si presentino; Trasformare i sette vizi capitali in virtù

Esercizio:

Scrivere cinque brevi storie: ognuna deve avere come protagonista un dito della mano

POLLICE: Quando ha scoperto che ero io l’autostoppista, Dario non la smetteva più di ridere.

Avevo il mio pollice ritto e ben in vista nel tentativo di attirare l’attenzione di un autista misericordioso. Arrivavo da Parma direzione Rimini, dove mi attendeva l’amico Dario con il quale avevo in programma una fantastica vacanza: musica e donne questa la scaletta. Benché a luglio da queste parti il buio tardasse a venire, la luce lentamente andava comunque smorzandosi ed io, a lato della strada, divenivo sempre meno visibile; per di più non avevo alcuna intenzione di abbandonare i miei grandi occhiali neri che contribuivano alla mia immagine di ragazzo cupo e di conseguenza seducente. Poche le auto in transito. Mi ritrovai fiaccato dalla sfiducia e da quella che reputavo essere sfortuna. All’improvviso una visione a me cara: l’auto di Dario, proprio lui, impossibile non riconoscerla con quegli enormi fiori rossi sulla fiancata gialla! Lascio il mio dito bene in vista e con l’altra mano saluto. Fossi stato un fumetto, nel baloon ci sarebbe stata la scritta

Eccomi, sono io!”. Il maggiolone sfila veloce davanti a me e lascia solo il suono di una voce, proveniente dal finestrino, che urla “Sai dove devi metterlo quel dito?”

INDICE: insomma diciamolo: il mio è un caso di violazione della privacy! Ero appena uscito dalla doccia ancora non mi ero messo l’accappatoio e me ne stavo, tal quale ai fieri attuali millennials, nella classica posizione da sdraiato, quando vedo arrivare mio padre che punta il suo indice minaccioso verso di me cominciando il solito pippone su quanto io sia sfaticato, perditempo eccetera. Non sembrava essere un momento edificante. Tanto più che, per difendermi, gli ho fatto il verso puntando a mia volta il dito indice in direzione del suo (un po’ alla maniera di ET), rimediando un bel ceffone. Per fortuna nel ritrarci il pittore si è limitato al fotogramma precedente, violando sì la privacy ma salvando la mia reputazione. I posteri infatti, con la fantasia degli illusi hanno dato tutt’altro significato alla scena. Ti perdono Michelangelo.

MEDIO: doveva avermi tramortito con un duro colpo alla nuca e trascinato chissà dove. Sembravo immerso in un barile di pece. Nero intorno, un mare d’inchiostro. L’olfatto mi suggeriva che dovevo trovarmi in un’autorimessa. In una situazione terrificante come quella che stavo vivendo mi ero ritrovato a riflettere su quale fosse l’odore di autorimessa. Non so, forse olio motore o gas di scarico. Nessun rumore solo buio e odore di autorimessa. Doveva avermi percosso, torturato forse, sentivo umori caldi imbrattarmi gli arti; ma il mio corpo non sembrava avvertire alcun dolore. Strano: il terrore è il miglior antidolorifico …a km zero. Cominciai a tastare le pareti e fu allora che pigiando un tasto la saracinesca si aprì sulla libertà. Devo al mio dito medio la salvezza,…il dito medio: l’ultimo rimasto.

ANULARE: forse sono stata impulsiva, avrei dovuto riflettere, meditare, non lasciarmi conquistare da quell’assurda illusione. E la scelta: ma come ho scelto? Quali erano i criteri, le priorità, le aspettative, le giuste pretese? Sopra quali fondamenta si erge questa strana costruzione un po’ liberty…o forse è pop-art? Non ci sono porte né finestre: mi sento soffocare. Avevo altre opzioni, ma avevo fretta. Perché? Mi guardo allo specchio e vedo qualcosa che neppure conosco: dove si è nascosta la mia unicità? Sta giocando a nascondino con la mia libertà: mi corrono intorno, girando in cerchio, e così facendo intrecciano e stringono il laccio che mi opprime. Guardo quel dito che un giorno era nudo …e avverto una sensazione trascendente: l’anello si sta stringendo attorno a ciò che ai miei occhi diviene una gola… il mio anulare ed io stiamo annegando insieme.

MIGNOLO: siamo come i Jackson Five ed io sono Michael Jackson! Vengo tacciato di egocentrismo, proprio io: il più piccolo, il meno visibile, l’ultimo. Dicono mi pavoneggi quando mi ergo dritto e fiero sulla plebaglia, priva di amor proprio, intenta a reggere una tazzina. Mi danno del cafone. Ingrati! Riconosco che il pollice detenga un’indiscussa leadership in fatto di utilità e che ogni componente del gruppo, con l’eccezione del sottoscritto, abbia precisi compiti da svolgere (benché ultimamente pare che il povero Medio si sia ridotto ad una ben poco edificante mansione), ma ciò non giustifica l’atteggiamento discriminatorio nei miei confronti! Mi sbeffeggiano, mi provocano dicendo che ciò che posso fare di utile sia solo entrare in un orecchio. Invidiosi! Provate a suonare l’arpa o il flauto senza di me, o applicare la tecnica del finger picking.

Sono un artista, riconoscetelo!

 

Esercizio:

Immaginate che i giorni della settimana siano persone e si presentino

 

LUNEDI: già lo so. Non sono simpatico. Passo per quello pretenzioso, il primo della classe, quello che anziché pensare a godersi la vita non fa che sciorinare la litania sul prima il dovere…eccetera eccetera. Cosa dovrei fare? Continuare a crogiolarmi nell’ignavia di chi mi precede? La cicala e la formica: questo l’insegnamento delle favole. Bene io sono la formica. Pensare che la sola radice del mio nome è stata un tempo di ispirazione per gli animi più sensibili. Oggi sui calendari e nelle agende vicino all’abbreviazione del mio nome si trovano le scritte più offensive. Mala tempora currunt! Gli unici ad apprezzarmi sono gli amanti clandestini e non certo per le mie qualità.

MARTEDI’: dicono che il mio nome derivi da Marte, il pianeta rosso nonché dal dio della guerra.Così pensano che covi della rabbia repressa. Ragion per cui pare nessuno voglia sposarsi o partire quando sono presente. Destino che condivido con venerdì. Mi sono chiesto più volte perché le uniche due attività tabù fossero convolare a nozze e partire, ma non ho trovato risposta.

Contrariamente alla mia origine sono decisamente di buon carattere, non ho atteggiamenti da primo della classe (come chi mi precede) né peculiarità alcuna, sono un giorno dozzinale, buono per il mercato rionale.

MERCOLEDI’:

GIOVEDI’:

VENERDI’: non so come gli altri mi vedano ma io mi sento come la figura dello iettatore in una commedia di Peppino De Filippo. Si pensa a me con spregio, con me non si parte né ci si sposa (come con martedì…chissà poi perché), se poi il calendario in mia presenza segna il giorno 13 tutti a munirsi di assurdi ninnoli in attesa di scongiurare le più inimmaginabili tragedie, se poi ricado in giorno palindromo, se sono in un anno bisestile, se sono abbinato al colore viola, se ….muore qualcuno… come posso essere amato? Vengono addirittura derise quelle poche persone, quei pochi estimatori, alle quali manco …

SABATO: non per vantarmi (ah no questo è un luogo comune), quindi mi vanto, sono il miglior giorno della settimana e lo rivendico con orgoglio! Troppe chiacchiere sul presunto primato della domenica. La domenica, come dice un amico mio, è marcia! La gente si annoia, si sente smarrita, priva di tutti quegli interessi che per 6 giorni hanno affollato la mente con i più stravaganti pensieri su come sarebbe stato il fatidico giorno e poi…la noia. Mentre io, io sono la speranza, sono l’ultimo tratto da percorrere prima del presunto traguardo. Sono la mano che sta sfiorando un miraggio sentendolo vivo. Sono la caramella scartata di cui pregusto il dolce sapore prima che raggiunga le labbra. E chiamano domenica “il dì di festa”…io grido al mondo con fierezza: è qui la festa!

DOMENICA:

Esercizio:

Trasformare i sette vizi capitali in virtù

GOLA: che senso avrebbe quella moltitudine di sapori, di profumi, quegli intrecci agrodolci, quelle consistenze cremose o compatte, gelatinose o spugnose, morbide come budini o sbriciolose come una torta di nocciole se non per soddisfare la gola? Un peccato di gola? Perché dovrei peccare mentre gusto ciò che mi viene offerto? Dovrei forse gettare ogni buona pietanza con un vergognoso spreco? Proprio in questi tempi difficili? La fame nel mondo è il mio lasciapassare: sono ospite su questo mondo e sarebbe oltremodo scortese non apprezzare ciò che il padrone di casa offre.

SUPERBIA: suvvia non sarà un vizio riconoscere i propri meriti! Passa per peccato (addirittura capitale!) quel giusto e onesto atteggiamento di chi, consapevole dei propri meriti e ben conscio della propria schiacciante superiorità, la dichiara apertamente con parole ed azioni. E che sarà  mai! Il peccato è invece degli “inferiori” che, incapaci come sono di dirigere la propria vita e i propri pensieri, additano come vizioso colui che non è altro che un osservatore oggettivo e scevro di pregiudizi, della realtà. E’ di tutta evidenza: il superbo è solo il migliore.

IRA: non può essere un peccato perché è la più naturale delle reazioni e, se è naturale ed insita nell’uomo, non può essere un peccato: come potremmo non averlo? Come non perdere la calma quando: al supermercato stai osservando un prodotto su uno scaffale deserto e improvvisamente intorno a te si materializza un’orda di acquirenti che nemmeno nei mercatini natalizi; quando sei terribilmente in ritardo e davanti a te una Bianchina con l’autista munito di cappello che, ci giureresti, sembra proprio Fantozzi, ti impedisce il sorpasso, o quando dopo una coda interminabile l’addetto allo sportello dice “per favore non urli ora devo fare una pausa”. No non può essere un vizio capitale è solo la chiave della sopravvivenza.

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