TartaRugosa ha letto e scritto di: Andrés Barba (2015), Ha smesso di piovere ( Ha dejado del llover), Traduzione di Federica Niola, Einaudi, Torino

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Andrés Barba, (2015)

Ha smesso di piovere

Traduzione di Federica Niola

Einaudi, Torino

978880621756gra

 

Storie di crescita che nulla hanno concesso nel mettere a nudo i complicati rapporti tra genitori e figli. Tutti e quattro i racconti, infatti, si imperniano sulla difficoltà di diventare grandi quando alle spalle si trascinano figure materne e paterne egoiste ed egocentriche, presenze a volte troppo presenti o troppo assenti ma che, in entrambi i casi, condizionano scelte e caratteri.

Eppure in queste storie le difficoltà vengono attraversate con lucida consapevolezza, senza illusioni o falsi convincimenti,  per approdare, infine, all’essenza del titolo del libro “Ha smesso di piovere”.

Accettazione è il termine che mi viene da adottare per definire il fil rouge dei personaggi che animano i fatti del quotidiano, qui raccontati con una sensibilità che da tempo non incontravo in uno scrittore maschio.

Accettazione che non fa assumere atteggiamenti di ripicca, rivalsa o vendetta.

Accettazione che non alimenta il colore della depressione o della rinuncia.

Accettazione che non comporta scelte di abbandono o di separazione.

Semplicemente accettazione del fatto che la vita è anche il risultato di chi ci ha cresciuto, che ha vissuto prima di noi e che ha elaborato il senso della vita in una forma che non è propriamente corrispondente a ciò che si vorrebbe.

Racconti dunque di formazione, di presa di coscienza che dopo la bufera il sole può tornare a illuminare il cielo e che anche gli scossoni possono declinarsi in amore e comprensione dell’altro.

 

Accettazione la  troviamo in Paternità, dove incontriamo il bellissimo protagonista bambino che supera il casting di una pubblicità televisiva trascinato da una madre che da subito si prefigura come concentrato di ambizione e sfrenato egocentrismo. Una madre che trasuda voglia di successo a qualunque costo. Chissà di questa voglia che cosa passa al figlio quando incontra di sorpresa il successo come musicista: “Lui non si faceva illusioni perché conosceva bene il mondo della musica, ma in quegli anni si era  goduto il suo successo minore come chi ha vinto inaspettatamente la lotteria: sperperando tutto”.

Così come di sorpresa scopre che anche la ragazza di cui si innamora è molto ricca, quella stessa ragazza che glielo ha tenuto nascosto, mentre, senza esitazioni, gli ha rivelato che diventerà padre. Già, diventare padre mentre la compagna prende distanza da lui: “Le cose non sono come me le ero immaginate. Questa non è la vita che voglio. … Ho parlato con i miei  genitori. Credo che tornerò a casa. Per il momento. Vuoi che ti avvisi per il parto?”.

Diventare padre non è più un’idea astratta: lo capisce bene mentre stringe fra le braccia il suo bambino. Suo e di Sonia. “Glielo mise tra le braccia. Era di una bruttezza e di una piccolezza sorprendenti. La prima cosa che lui notò fu la sua leggerezza, una leggerezza strana, come se fosse soltanto il frutto di una sensazione. … Come si faceva conoscenza con un neonato? L’unica cosa che sapeva di lui era che si trovava lì, vedeva che si sforzava, adesso che era sveglio, di delimitare il proprio corpo, di addomesticarlo. Comprendeva, anche se era ancora a un passo dal provarla davvero, un’emozione che faceva parte di un sistema amoroso che sino allora non aveva mai conosciuto. … Aveva ancora il neonato in braccio, sentiva il suo tiepido calore e la sua estraneità”.

Un bambino che non serve a riavvicinare i rispettivi nuclei familiari, anche se la nonna paterna riesce a brigare al punto tale da ottenere una visita al nipotino:  “… il bambino aveva avuto paura della nonna sin dall’inizio.. Paura e rifiuto, paura e ribrezzo forse. La madre si era avventata sul bambino con una disperazione così poco contenuta che lo aveva terrorizzato sin dal primo istante e Antòn aveva reagito male. … Lui provava compassione … in quel momento sua madre aveva cinquantasei anni …era sgradevole e commovente e difficile vedere  che gli anni non l’avevano placata per nulla e che la sua natura eccentrica la portava a desiderare di sopravvivere più ansiosamente che mai, a cercare un senso, a perseverare con ostinazione “.

Il senso di colpa della caduta incidentale del bambino, senza conseguenze, e l’ira di Sonia non sono sufficienti ad accanirsi verso la madre, ma semplicemente a riconfermargli l’idea che: “L’epoca in cui dava a lei la colpa di tutto era passata da tempo, ma gli era rimasta la sensazione che nell’intimo di sua madre tutto, persino l’amore, il desiderio e la fame di benessere, avesse un carattere così rudimentale da rendere inevitabile l’impossibilità di inserirsi nel mondo in cui cercava di imporsi con tanta lena”.

Il rapporto con il proprio figlio Antòn resta comunque tormentato e inasprito dal fatto che Sonia, con la maternità, conosce un processo trasformativo che lo allontanerà definitivamente dal legittimo padre, perennemente alle prese con una paternità complicata: “Per lui, il pensiero di Antòn era diventato una cosa naturale come respirare. Era sempre lì, schiacciato come la polpa carnosa di una vongola, come qualcosa che ormai si possiede, anche se lui non faceva alcuno sforzo per possederlo. Era un sentimento costante ma smorzato da un’enorme quantità di elementi attenuanti e deformanti. Spesso lo faceva sentire colpevole e disgraziato, come se tutta quella situazione emanasse un olezzo fastidioso e impossibile da eliminare. Il punto non era la mancanza di gentilezza. Erano gentili l’uno con l’altro, ma qualcosa dentro di loro aveva smesso di entusiasmarsi senza motivo per i piccoli gesti e le attenzioni”.

Pur essendo vero “che non sempre gli ha voluto bene, che c’è stato un momento in cui la sua vita era completa, e lui era felice, e il bambino non esisteva”, arriva anche il momento di fare i conti con la realtà e di vedere Antòn realmente. Succede quando insieme a una nuova donna, tutti e tre giocano a Monopoli: “Le mani del bambino gli sembrano un po’ più grandi. Gli occhi del bambino gli sembrano un po’ più grandi. Quando tira i dadi, inclina sempre la testa a sinistra, un gesto familiare. Ricorda che fa quel gesto anche la madre …Capisce la confusione delle proprietà, delle case. Le ha messe tutte in fila, come un minuscolo agglomerato urbano … Che cosa pensi di fare con tutti quei soldi? … La solitudine si trasforma in un riverbero sordo. Solitudine sua, ma anche solitudine del bambino … Gli fa piacere entrare nella sua solitudine, come se entrarvi fosse un gesto delicato e difficile, una sospensione e insieme uno slittamento … si concentra sulla sua faccia, come fosse la prima volta … Si concentra sui suoi vestiti, sulla forma delle sue braccia appoggiate sul tavolo con serietà, sul suo atteggiamento concentrato. Si concentra sulla sua solitudine.  Un sei, un tre, un quattro, la prigione, il posteggio gratuito, e ogni volta che passano dal via la banconota da ventimila fulgida e agognata. E allora, all’improvviso lo capisce”.

 

Accettazione la troviamo anche nel racconto Fedeltà, dove è protagonista una ragazza alle prese con la conoscenza carnale dell’amore. A diciassette anni Marina intreccia una relazione col diciottenne Ramon e fa l’amore per la prima volta nella biblioteca del padre “Se c’è una cosa che non manca in questa casa sono i libri. Ripeterla di fronte a Ramon costituiva un piacere addizionale e trionfale, quello di sapere  Ramon, un po’ umiliato, e quello dell’impatto dell’appartamento che il padre aveva affittato sotto la loro casa perché, dove abitavano, i libri, letteralmente, non ci stavano. Da quando aveva coscienza di sé Marina ricordava di essere stata circondata soltanto di libri, libri come una massa contorta e luminosa, come una creatura minacciosa e autonoma di cui si lamentava sempre la madre (che non leggeva quasi mai) e con la quale suo padre aveva un rapporto che lo faceva sentire a metà strada tra l’orgoglio e l’audacia”.

I libri diventano la presenza visibile di un padre più risucchiato dai suoi stessi volumi che dal resto della famiglia: “Erano una famiglia strana. Si eccitavano e si entusiasmavano a intermittenza, e a intermittenza rimanevano soli e indifesi. Erano irrequieti, ma solo interiormente, e non sapevano che farsene della normalità. Era come se aspettassero sempre che   accadesse qualcosa. Qualcosa che li sollevasse in aria, che li scuotesse e li facesse reagire. Solo in quei momenti si sentivano una famiglia”.

Chissà. Forse sono proprio i libri a suggerire a Marina l’idea di volerne scrivere uno e annunciarlo alla famiglia.

Quanto all’aspettativa che qualcosa accada, di certo a Marina succede, mentre fa la volontaria per Medici senza frontiere: “Avvenne una di quelle mattine, poco prima di tornare a casa per pranzo. … Fu allora che lo vide. All’inizio sembrava un’immagine fugace. Forse era un po’ diverso il suo modo di camminare o il suo atteggiamento, o il braccio sulle spalle della ragazza.. Persino le sue dimensioni parevano diverse, come se fosse più grande o qualcosa si fosse espanso nel suo corpo, cosa che in casa non accadeva. .. Aveva anche diversi libri sottobraccio, come a casa, e la ragazza portava una borsa di stoffa e una gonna estiva a fiori .. Erano una coppia anormale, forse un po’ squilibrata nell’età, ma niente di stupefacente”.

Un evento che turba ma non stupisce Marina, come se fosse nell’ordine naturale delle cose che il padre potesse tradire la moglie.

Scatta in Marina uno strano desiderio di protezione verso  la madre che annuncia il ritorno a casa del padre più tardi quella sera: “Mangiarono in silenzio …Marina pensò che se di punto in banco avesse detto alla madre di aver visto il padre per strada con una ragazza era molto probabile che non avrebbe cambiato espressione, magari avrebbe persino finito di mangiare il gazpacho con le sue solite cucchiaiate lente. All’improvviso, per la prima volta in vita sua, l’innocenza della madre le faceva male”.

Prevale tuttavia la curiosità adolescenziale piuttosto che il giudizio morale. Marina non resiste all’impulso di presentarsi alla porta dell’amante, forte del suo ruolo di volontaria fundraising. “Non sapeva che cosa si fosse aspettata di vedere prima di entrare in quella stanza. …Era tutto così scarno e apparentemente inoffensivo da farla sentire completamente disarmata. Quanta noia, quanta sapienza, quanta vita, quanto amore c’era in quelle tazze vuote di tè, in quegli scaffali quasi nudi, in quell’agitazione, nel vestito di quella ragazza?”

Nelle relazioni, talvolta, i meccanismi si ingrippano. Succede. Succede nell’adolescenza tormentata da reazioni esplosive e da emozioni esagerate. Succede nella coppia matura, un po’ appannata dalle abitudini. Succede nelle coppie clandestine, quando la scintilla iniziale scivola nelle abitudini che si rifuggono.

Marina incontra nuovamente Sandra e “non sapeva perché ma ebbe la certezza che il padre l’avesse abbandonata. Non sarebbe riuscita a dire su che cosa si basava quella certezza, ma all’improvviso non aveva il minimo dubbio: l’aveva abbandonata e Sandra non aveva reagito male, non aveva fatto drammi, non l’aveva perseguitato, non lo aveva mai chiamato alle quattro del mattino e non gli aveva mandato messaggi”.

Tra le due c’è uno scambio confidenziale, come se fossero vecchie amiche. Sandra parla del suo lavoro. Marina del suo progetto di scrivere un libro, di cui, lì per lì, inventa una trama che, guarda caso,  riguarda un uomo sposato infedele alla moglie.

Sandra non perde l’occasione per aiutarla a sviluppare l’intreccio, prendendo a falso pretesto la storia di una relazione extraconiugale avuta da un’amica “La mia amica ha sempre saputo che quell’uomo era sposato, e anche che non era un mascalzone. Finirono per avere una storia. Si vedevano quando potevano … Una volta la mia amica le chiese della moglie e l’uomo disse, semplicemente, che la amava, … Un pomeriggio lui le accarezzò le sopracciglia con le dita e lei incominciò a provare ribrezzo … all’improvviso capì. Quello era un gesto che quell’uomo faceva con la moglie …”.

Il sole dell’estate e le vacanze nel paese natio del padre riporta una luce nuova in famiglia, dopo un inizio freddo e guardingo. Più passano i giorni, più si allentano le tensioni. Ognuno, evidentemente, nei propri pensieri insegue il desiderio dell’ottimismo: “A quattro giorni dall’arrivo, pareva che dentro di loro qualcosa si fosse disteso. A volte si scoprivano a fissarsi senza rendersene conto, e sorridevano all’improvviso, come trasognati”.

Ritorna il sereno in quella stanza da letto della casa delle vacanze così reale come le cose che contiene “la lampadina al soffitto, il comodino, i vestiti del giorno prima, il giornale che il padre si era portato dietro per leggerlo a letto e che poi non aveva letto, il posacenere  con l’ultima sigaretta che aveva fumato la madre”.

Diventare grandi. Ora Marina conosce un po’ meglio l’amore.

Lo stesso tema dell’accettazione ricorre anche in Astuzia a Acquisti, due storie di nuovo alle prese con il rapporto madre e figlia, la prima durante la gestione della malattia, la seconda nella rielaborazione della fuga della madre e il rassegnato ripiegamento del padre che spera invano nel suo ritorno fino al momento della morte.

Un libro decisamente improntato sul cambiamento non privo di dolore, ma certamente finalizzato a trovare una nuova direzione per collocarsi fiduciosamente nel mondo.

Un libro che ispira coraggio e voglia di farcela nei momenti più ombrosi della vita.

Un pensiero riguardo “TartaRugosa ha letto e scritto di: Andrés Barba (2015), Ha smesso di piovere ( Ha dejado del llover), Traduzione di Federica Niola, Einaudi, Torino

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