
Secondo Jung l’inconscio collettivo è il contenitore psichico universale, ovvero lo spazio in cui si riversano i modelli universali della psiche umana che si manifestano in sogni, miti e culture di tutto il mondo.
In particolare, il mito insegna che sfidare la vita umana richiede ad ogni vivente di impegnarsi per proprio conto e in proprio modo per vincere le paure e adattarsi al mondo.
In questo suo ultimo romanzo Ammaniti mescola thriller, mitologia, fantasy e antropologia, trascinando il lettore in un vortice emozionale e interrogandolo sulla potenza della tradizione, il desiderio di emancipazione adolescenziale, la forza dell’amore, il costo della libertà.
Siamo in Sicilia, a Triscina, un paesino dove
“le centinaia di casette sono costruite una sull’altra, senza strade e piani regolatori, senza fogne e permessi, senza progetti o disegni. Ognuno è architetto e operaio e se la fa come gli pare”.
Qui abita in un seminterrato la famiglia Vesciaveo costituita da mamma Agata, il figlio tredicenne Nilo e zia Rosi. La loro attività ufficiale è rivendere il marmo, ma è solo una copertura di traffici loschi e illegali di connivenza con la mafia. I tre vivono in una casa in cui qualcuno deve essere sempre presente per vigilare il bagno, stanza dove è rinchiusa con tre lucchetti una strana presenza che è impossibile incontrare senza una mascherina sugli occhi. Nessuno deve sapere dell’esistenza di questo elemento arcaico tramandato di generazione in generazione e capace di intervenire sull’eliminazione di personaggi scomodi.
“In un servizio al telegiornale si dice che Triscina è il paese dove la gente scompare. Ci è venuta pure la Sciarelli. …
Il marmo è protagonista sin dalle prime pagine quando uno sfortunato ciclista cui è toccato di assistere a un omicidio, viene condotto vivo nella casa di Agata e ne esce trasformato in statua di marmo.
“Il processo di pietrificazione era istantaneo e probabilmente indolore. I meschini, quando li chiudevamo nel bagno, per un attimo gridavano e poi si zittivano di botto, segno che erano marmo”.
Che legame c’è fra questo evento e l’abitatore del bagno? Il vincolo di mantenere vivi insegnamenti derivanti dal passato a discapito dell’avanzare della modernità o l’immagine della pietrificazione come impossibilità di cambiamento?
Medusa, in greco antico, corrisponde a “custode”. Il mito narra di una ragazza bellissima affidata dai genitori al tempio di Atena perché ne custodisse il fuoco. Superato l’esame e confermato il voto di restare vergine, quando entrò nel tempio come sacerdotessa Medusa fu notata da Poseidone, il quale se ne innamorò e dopo aver tentato invano di sedurla, la violentò. Atena li scoprì e poiché amava Poseidone, si vendicò scegliendo Medusa come vittima e trasformandola in un mostro: i suoi bei lunghi capelli si mutarono in serpi e il suo sguardo diventò capace di pietrificare chiunque la guardasse negli occhi.
E’ lei la creatura che cammina nervosamente nel bagno, è lei che deve essere custodita come simbolo di legame tra generazioni, ma anche come simbolo di un male cui non ci si può sottrarre.
“Che vita faceva là dentro, tra la vasca da bagno e il bidé e una finestrella dove il sole si infilava per pochi attimi?”
ed è Agata che spiega a Nilo l’origine di quel segreto:
“Clio, una delle Muse che proteggeva Medusa – si innamorò di Fidia che apparteneva alla nobile famiglia dei Vaskiabeos da cui noi Vasciaveo discendiamo. Fidia sognava di diventare scultore, ma non era così capace. La musa, per conquistarlo, gli regalò Medusa, che gli permise di diventare il più famoso artista dell’antichità. L’arrivo dei cristiani impedì i culti pagani. Fu messa una taglia sulla testa di Medusa ma la mia famiglia la nascose in una botte e la portò in Sicilia. Da allora sono passati millecinquecento anni. L’abbiamo curata e protetta, lavata e aiutata a fare la muta, come i serpenti”.
Nilo, suo malgrado, si ritrova a crescere passivamente in quel pezzetto di terra come studente mediocre a scuola e cantore discreto in un coro. Lo accompagna un indiscutibile imperativo materno cui tiene fede senza interrogarsi troppo sul perché:
scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito, occuparci della cosa nel bagno.
A scombinare quell’unica realtà possibile ci pensa l’arrivo di una giovane donna con la figlioletta. Affitteranno un appartamentino di Agata (che con quello arrotonda le finanze della famiglia):
L’appartamento da affittare spoglio, senza quadri… le sedie di plastica, i mobili scadenti di Mondo Convenienza con gli angoli sbeccati che mostravano il truciolato di cui erano fatti … ogni cosa improntata all’economia.
Si tratta di Arianna, donna disinibita e seduttiva star su Onlyfans, e di Saskia, adolescente che intreccia subito un rapporto di amicizia con Nilo (la destinazione delle due in questo buco di mondo è legata all’attesa del padre di Saskia, il ciclista conosciuto all’avvio di tutta la vicenda).
Per Nilo è un’autentica folgorazione. Il confronto fra una consolidata e ferrea tradizione trasmessa da più generazioni e i nuovi possibili modi di interpretare l’esistenza agitano i suoi giorni e le sue notti. Ha tredici anni e deve interpretare confusamente le sue prime pulsioni sessuali e l’ardore di un sentimento mai conosciuto prima. Una cosa è certa: il claustrofobico seminterrato dove sinora è cresciuto diventa soffocante: catturato dal corpo e dalle movenze erotiche di Arianna, dopo un bacio sbadato, si scopre inesorabilmente – e non corrisposto – innamorato di una donna che vuole seguire ovunque, diventando il suo paladino.
“La senti la libertà? …Mamma e figlia potevano stare qui come a Bogotà. Nessuna regola, ruolo, ordine, libere di essere felici o infelici, arrabbiate, pigre, di non andare a scuola, di non lavorare, di spogliarsi senza vergogna e di andare al mare quando nessuno ci andava,
Inevitabilmente affiorano quesiti su una famiglia ora percepita come luogo di dipendenza e di minaccia, sul senso di quell’obbligo alla custodia e sul prezzo dei suoi sacrifici per ottemperare alle opprimenti richieste della madre.
Medusa era chiusa con tre lucchetti, ma questo non voleva dire che dovevo esserlo pure io. Io avevo una vita. E invece c’erano mille regole da rispettare. Niente viaggi, niente amici, niente musica moderna, niente profumi e deodoranti, niente social. Ma che era? Alcatraz? Tutti appresso Medusa. Proprio a me doveva capitare questo destino?”.
In questa scoperta di prospettive alternative, Nilo deve fare i conti con le inconciliabili polarità tipiche dell’adolescenza: illusione e delusione; amore e odio; libertà e costrizione; emancipazione e conservatorismo; attrazione e repulsione.
Tra il susseguirsi di vicende più o meno scabrose Nilo si arrabatta a cercare la sua personale verità anche relativamente al rapporto con Medusa;
“Ma secondo te mi vuole bene?
Certo che ti vuole bene
Anche se non mi conosce?
Ti conosce, ti conosce. … Ti conosce da quando sei nato”.
Ancora una volta i temi archetipici del mito mostrano la loro permanente vitalità e quell’alone fantastico che li contiene riguarda Nilo molto da vicino, quando, impegnandosi per proprio conto, va a fondo di ciò che vuole veramente sapere e sentendo le mani di Medusa scivolare sulle sue palpebre serrate, le schiude.












