TartaRugosa ha letto e scritto di: Mark Forsyth (2015), L’IGNOTO IGNOTO, Traduzione di Giuseppe Laterza, Edizioni Laterza

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Mark Forsyth (2015)

L’IGNOTO IGNOTO

Traduzione di Giuseppe Laterza

Edizioni Laterza

IGNOTO3197

Il sottotitolo di questo scritto cita “Le librerie e il piacere di non trovare quello che cercavi”.

Lo scrittore Forsyth è tra i più noti linguisti in Gran Bretagna ed è autore di diversi bestseller sull’origine e il significato delle parole della lingua inglese.

Non lo conoscevo assolutamente, ma capisco perfettamente, dalla lettura della nota dell’editore, l’attrattività che spesso può esercitare un buon titolo.

Grazie quindi a Giuseppe Laterza, al suo fiuto e alla sua volontà di tradurlo per ampliarne la conoscenza.

Il secondo grazie va ad Anna che, in virtù dell’accidentalità raccontata da Forsyth, ne ha fatto dono a TartaRugoso, senza immaginare il piacere riflesso scatenato dal mio ritrovamento.

Ogni libridinoso, infatti, non riuscirebbe a riporlo senza averlo prima letto d’un fiato, proprio come accaduto a Laterza mentre faceva la coda in libreria e a me medesima, dopo averlo visto appoggiato sulla scrivania.

Se di ringraziamenti si deve parlare, il terzo grazie va in maniera del tutto singolare nientemeno che a Donald  Rumsfeld, segretario della Difesa ai tempi di George Bush jr. su una cui frase si sviluppano le riflessioni di Forsyth:
Ci sono cose che sappiamo di sapere. Ci sono cose che sappiamo di non sapere. Ma c’è anche l’ignoto ignoto, cioè le cose che non sappiamo di non sapere”.

Stupito che alcuni possano ridicolizzare il senso di queste parole, l’autore ne sostiene l’argomentazione, focalizzando l’attenzione sui libri e sulle librerie in un itinerario fantastico.

E’ infatti difficile scoprire il buco delle conoscenze anche parlando di libri: ci sono cose che sai (ho letto i Promessi Sposi); cose che sai di non sapere (Proust ha scritto Alla ricerca del tempo perduto, ma non l’ho letto); cose che non sai di non sapere (fino a poco fa Forsyth e L’ignoto ignoto).

Ci sono anche libri di cui non ho mai sentito parlare e, non avendone mai sentito parlare, non mi rendo neppure conto di non aver letto. … E non posso cercarli, visto che non ne conosco neppure i nomi. Sono degli ignoti ignoti, e non posso struggermi dal desiderio di incontrarli, considerata la mia doppia ignoranza”.

Porta quindi come esempio l’accidentalità dell’incontro di alcuni testi (abbandonato su una panca della piscina comunale, sotto il divano di un amico) dichiarando come, senza quella casualità, non avrebbe mai potuto immaginarne l’esistenza (non sapere di non spere).

Sicuramente l’intenzione di Forsyth non è quella di suscitare un rigurgito nostalgico verso l’oggetto libro. Anzi si affretta a chiarire ogni apprezzamento possibile verso il mondo informatico:

Il mondo va avanti e di un sacco di cose perdiamo le tracce, dai motori a scoppio alle videocassette al vaiolo. Possiamo pure strepitare, ma in realtà non vorremmo affatto che tornassero. Internet è un’invenzione meravigliosa e non scomparirà. Se sai cosa vuoi, Internet te lo trova”.

E sulla base di questa sua convinzione continua:

La mia tesi, quella intorno a cui gira tutta a mia argomentazione, è che ottenere quello che già sapevi di volere non è sufficiente. Le cose migliori sono quelle di cui non conoscevi l’esistenza fino al momento in cui non le hai avute”.

E’ la casualità che dona l’opportunità di apparire.

Tra l’altro, e come dargli torto, non è proprio l’accidentalità il tema ricorrente di infinite storie romantiche? E se ciò ha valore per le più belle vicende d’amore romanzate – da Elisabeth Bennet a Romeo  e Giulietta – perché non dovrebbe valere anche per l’innamoramento di un libro in cui sei incidentalmente incappato?

Il metodo per rendere possibile, almeno parzialmente, il superamento dell’ignoto ignoto è progettare le Buone Librerie:

La fantascienza non mi ha appassionato finché un giorno ho preso in mano un racconto di Philip Dick. L’unica spiegazione è che era in evidenza sul tavolo di una libreria… La prima pagina mi piacque… quando finii di leggerlo, ne avevo ancora voglia … Ci sono momenti in cui vorresti sbarazzarti subito dei tuoi soldi, lanciare la banconota alla ragazza che sta alla cassa per affrettarti verso l’uscito e andare a caccia di un posto dove sederti a leggere … Non importa quale libro sia. E’ quello che ha catturato il tuo sguardo. O forse è semplicemente quello che ti è capitato in mano. Ma questo è sufficiente, se ti trovi in una Buona Libreria. Perché in una Buona Libreria tutti i libri sono buoni. … Non basta avere libri buoni, non devi avere libri brutti”.

L’autore riprende la sua confutazione su Internet: “ha creato la deleteria possibilità di ottenere ciò che desideri … pertanto gli ignoti noti sono ormai pochi e rari. … Quasi per ogni domanda c’è una risposta. Rimangono soltanto le domande che non conoscevi, che ballano il can can alle tue spalle. Gli ignoti ignoti”.

In fondo scoprire di non sapere che non sappiamo è una bella sfida e l’invito è incoraggiante: “Quel libro ti attende ancora, il libro perfetto, quello che risponderà a tutte le domande che non sapevi di voler fare. E’ sullo scaffale in alto, nell’angolo, a portata della tua mano. L’ignoto ignoto, ciò che non sapevi di non sapere è lì che ti aspetta in fondo alla libreria”.

Alla sua caccia, dunque!

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