TartaRugosa ha letto e scritto di: Paolo Legrenzi (2014), Frugalità, Il Mulino, Bologna

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Paolo Legrenzi (2014)
Frugalità

Il Mulino, Bologna

L’attenzione è stata attirata indubbiamente dal titolo.

Accade, fortunatamente non molto spesso, che nelle dinamiche decisionali che contraddistinguono ogni coppia coniugale quando si deve procedere ad un acquisto impegnativo, si sollevi un’affermazione poco simpatica nei miei confronti, ovvero che sono “avara”. La mia indole tartarughesca ha sempre un sussulto di fronte a questa sentenza. Perché se proprio proprio devo titolarmi di qualcosa, trovo più giusta la parola “frugale”.

Leggendo questo libro ho condiviso molte riflessioni e, a conferma del mio personale sentimento verso me stessa, ho scoperto nell’ultima pagina di aver già provveduto da sola ad applicare il consiglio suggerito, ossia “questa cosa mi serve proprio?”, domanda che previene la successiva “e se facessi a meno di questa cosa?”.

Entrando nel dettaglio di specificare il significato della frugalità, si parte dalla considerazione che un’idea certamente diffusa confonde la frugalità con la povertà, nel senso che sono solo i ricchi che possono rinunciare a qualcosa di superfluo, essendovi i poveri già costretti dalle circostanze. Se quindi essere frugali vuol dire rinunciare all’abbondanza, diventa sicuramente più facile dopo che si è ben sperimentato nell’arco dell’esistenza cosa significa “avere il superfluo”.

Invece, secondo l’autore, la vera sfida è affrontare la frugalità come una scelta a priori, non come un rifiuto di una possibile vita affluente e consumistica.

Elenca quindi una serie di osservazioni:

  1. Frugalità non è povertà. E’ una scelta, non una costrizione
  2. Frugalità non è avarizia. L’avarizia, come la povertà, non è una vera e propria scelta: alla povertà siamo costretti dalle circostanze esterne, all’avarizia dalle nostre ossessioni mentali
  3. Frugalità non è una decisione di risparmio: produce risparmio come effetto collaterale, poiché il rifiuto del superfluo e del consumo spinto favorisce la formazione di quel margine di manovra costituito da soldi non sprecati

Molto eloquente è, a supporto di queste affermazioni, l’esempio della valigia, del viaggio e dell’attrezzatura da portare con sé:

–         il povero ha una valigia piccola in cui sono stipate tutte le cose e dove non c’è spazio  di manovra: se si mette qualcosa di nuovo, bisogna rinunciare a qualcos’altro

–         il ricco ha una valigia grande e piena di cose per trovare sempre quelle giuste per ogni occasione, quindi priva di spazi per aggiungere ulteriori beni

–         il frugale ha una valigia media, ma è stato educato a mettere dentro poche cose, per cui se durante il viaggio trova qualcosa che gli piace può inserirlo senza fatica. La frugalità garantisce che la valigia non sia mai piena zeppa

Dal puto di vista della collocazione storica, la distruzione della frugalità ha avuto inizio nel corso del Novecento con un massiccio e ponderoso processo culturale che vede affermarsi e globalizzarsi la società dei consumi.

L’industria dei prodotti di massa per affermarsi dovette riuscire a imporre bisogni permanenti”, o meglio, seminare desideri irrinunciabili in modo democratico e quindi accessibili a tutti.

“Se si voleva distruggere la frugalità, la leva iniziale doveva consistere nella creazione di oggetti desiderabili, attraenti, di stile, ma soprattutto riconoscibili come prodotti di un’azienda diversa dalle altre … Si trattava poi di propagandarle con tecniche adeguate, così da poter colonizzare prima l’America e poi il mondo”.

Questo principio basato sulla notorietà ha subito dato i suoi frutti;   come non ricordare il predominio di alcune marche su altre ritenute invece insignificanti: Hoover per gli aspirapolveri, Gillette per le lamette dei rasoi, Singer per le macchine da cucire, Maggi per i dadi o Campari per l’aperitivo. (la memoria autobiografica mi rimanda agli anni Sessanta, quando mio padre ricordava a mia madre di comprare assolutamente le Gillette, perché tagliavano meglio; oppure i dadi Maggi che non avevano nulla a che vedere con quelli della Star, pensiero sostenuto anche a distanza di anni da mia suocera; impossibile poi pensare a una macchina da cucire che non fosse “La Singer” e idem per l’aspirapolvere, fino all’arrivo della Folletto).

Un’altra componente dell’antifrugalità riguarda l’aumento dell’offerta, che contribuisce a rendere estremamente labile il confine tra ciò che è frugale e ciò che non lo è.

Scegliere di essere frugali vuol dire oggi fare a meno di molte più cose rispetto a quelle di chi un tempo credeva di aver già scelto di essere frugale”.

I desideri sono realizzabili grazie alla loro commerciabilità attraverso la determinazione dei prezzi. I desideri si possono perciò comprare e vendere.

La frugalità consiste essenzialmente nel rifiutare la corruzione che dipende dal dare un prezzo a qualcosa … Infatti una volta insegnato l’uso della moneta e creato un mercato, l’incanto di una vita frugale scompare per sempre: i prezzi cancellano i sensi di colpa e legittimano quanto una volta era proibito, irrituale o inappropriato”.

Ognuno di noi pertanto può decidere se accedere agli innumerevoli mercati dei desideri e se soddisfare questi desideri in modo frugale oppure optare per il superfluo.

Nell’epoca moderna assistiamo inoltre a una importante svolta linguistica: “quelli che un tempo erano considerati vizi, oggi vengono riclassificati desideri”.

Ma esiste un modo per imparare la frugalità?

L’autore, psicologo, definisce quali siano le “precondizioni cognitive della frugalità”, ovvero: il desiderio di accumulare beni; la paura delle perdite; la capacità di controllare e posticipare i desideri; la capacità di valutare il futuro.

In particolare, sul controllo dei desideri, grande rilevanza assume il compito educativo genitoriale, poiché è da molto piccoli che si impara a controllare i propri desideri e a sfuggire alle tentazioni: “l’educazione alla frugalità è l’architrave di una buona educazione. I bambini più frugali, nel senso che resistono alla tentazione in attesa di ricompense maggiori, sono quelli più coscienziosi e diligenti. Sono proprio coloro che più probabilmente diventeranno adulti di successo”.

Sulla previsione del futuro, la frugalità è indubbiamente una strategia di prevenzione di molti mali, in quanto costituisce una sorta di assicurazione contro l’incertezza del domani e, spesso, diventa anche premessa per il nostro risparmio.

A tal riguardo, riporta una ricerca che dimostra come le persone di mezza età guardino al passato con un misto di rimpianto e nostalgia, credendo di non cambiare più. “Questo errore è un grande freno alla scelta di una vita frugale. La frugalità, infatti, crea un cuscino di sicurezza, un margine di manovra che riteniamo inutile se, giunti alla mezz’età, pensiamo che il futuro sia una replica del passato. In realtà non ci sono mai repliche nella vita e questa è una trappola: il futuro riserva sovente belle sorprese, ma anche brutte”.

In un paese che invecchia non si può non tener conto delle “brutte sorprese”, connesse sempre più spesso alla perdita dell’autonomia. In tal senso la frugalità rende più forti, difendendoci dalla scarsità non solo di soldi, ma anche del tempo e della mancanze di idee.

Allerta infine l’autore che la frugalità non deve essere intesa come rinuncia di oggi in vista di futuri vantaggi domani. Alcuni dati, per esempio, stanno dimostrando che gli italiani sono tornati a risparmiare riducendo i consumi, osservazione questa ben diversa dal sostenere che i consumi calano perché gli italiani non hanno più soldi (“I consumi si sono ridotti di 2,7 miliardi e i risparmi sono aumentati di 4,4 miliardi”).

La domanda conclusiva è quella di interrogarsi se questa nascente frugalità sia solo temporanea, in attesa di una ripresa che scatenerà nuovamente il consumismo, o un segnale di cambiamento di scelta di vita.

Sostiene Legrenzi “la buona frugalità deve essere qualcosa di più di una rinuncia alle tentazioni. I piaceri derivanti da una vita consumistica devono essere sostituiti da altri piaceri. Questo non implica la decrescita economica, ma un nuovo indirizzo nell’uso dei soldi che raccogliamo con le tasse e con i nostri risparmi. In primis dobbiamo pagare i nostri debiti, invece di lasciarli alle prossime generazioni, poi dobbiamo cercare di contribuire al gusto per una vita di riflessione, di ricerca, migliorando i processi educativi e l’istruzione”.

Sorgente: TartaRugosa ha letto e scritto di: Paolo Legrenzi (2014), Frugalità, Il Mulino, Bologna | Tracce e Sentieri.

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