Giuseppe Conte IL POMERIGGIO D’AMORE DI DUE TARTARUGHE, 30 luglio, 9 agosto 1977

Che violenta, sorda, cozzante pazienza

quella della tartaruga maschio, dal

piccolo guscio verde e marrone, che

per tutto il pomeriggio ha stretto al muro

della cunetta nel giardino la

tartaruga femmina, compagna

ben più grande di lui, quieta, pacatamente

ritrosa.

Con la sua testa vischiosa, retrattile

avanzava e le mordeva le

zampe anteriori, poi

quelle posteriori – e chi può dire

la dolcezza del mordere d’amore

di una tartaruga – le sollevava

il guscio, le si infilava

sotto, veloce e determinato più di quanto

gli consentisse la sua natura.

Faticando, ma irriducibile, preciso

tra brevi, ripetuti cozzi, sordi come

di scaglie di pietra, di cavità che si

incontrano, la stringeva al muro e la

mordeva, e se lei provava a fuggire, la

seguiva con un suo breve scatto a

zig-zag.

Poi d’improvviso alzava le sue zampe

anteriori sul guscio di lei, cercava come

un suo equilibrio nello spingere,

brutale ma elastico e di una

sua impensabile tormenta leggerezza.

Lei emetteva un grido

di paura, mai sentito da tartarughe, tanto

che abbiamo creduto subito che fosse

quello di un uccello ferito

caduto o sotto l’abete o tra le

rose del giardino; e Baffo il cane

da caccia correva qua e là senza degnare

la scena di uno sguardo.

Così sino al tramonto hanno giocato

le tartarughe, animali buffi ma capaci

di questo inesauribile cercarsi, di fatiche

immani, di movimenti di avvicinamento

tortuosi e minerali.

Quei gusci, e il loro battere, rintoccare,

pietre impazzite, pietre d’amore, e

quel contatto caldo, invisibile, e per il quale

nessuna, neppure la più aggirante manovra

era superflua. Infine hanno raggiunto il

piacere.

Noi dobbiamo parlare per cercarci, diventare

sguardi, e se fuggiamo insieme forse è per

tentare di morire senza toccarci: carezzare

è difficile per chi

crede di avere un’anima, e baciare

è difficile, o di una tenerezza

troppo facile, troppo raggiungibile

forse.

 

 

 

 

da L’ultimo aprile bianco, Società di Poesia, 1979

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