TartaRugosa ha letto e scritto di: Kazuo Ishiguro (2009) Notturni, Einaudi Traduzione di Susanna Basso

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Non è raro che mi soffermi a pensare alle peculiarità dell’autunno. Ora che siamo a fine ottobre, mi viene scherzosamente da dire che questa stagione ha la foga di espiare il senso di colpa provato ad essere zona intermedia tra l’estate e l’inverno.

E’ forse questo il motivo, mi racconto, che tanta dolcezza hanno il colore, la temperatura, il sapore della natura. Ad attutire, o meglio, a lenire le precoci ombre della sera o il tardivo chiarore del levarsi del sole.

E’ tempo di introspezione, di sereno ritiro, in attesa che nel rigore invernale si sciolgano pian piano le riserve estive, affinchè si prepari il giusto spazio per il nuovo risveglio. Chissà se è così che pensano le tartarughe …

Nel frattempo, già il titolo della raccolta di racconti di Ishiguro mi è parso in sintonia con l’umore un po’ melanconico che accompagna questo passaggio stagionale, suffragato dall’incipit del risvolto di copertina: “Il Notturno in musica è una composizione di carattere lirico e melodico, veicolo di atmosfere sognanti e sentimenti ambivalenti e in senso ampio ispirato alla notte”.

I racconti in totale sono cinque e il tema dominante è retto da strumenti musicali, componimenti, autori e brani di musica jazz, esercizi e ricerca di ispirazioni. Per gli intenditori di questo genere, quindi, una vera carezza per occhi e orecchie.

Per me, più ignorante in tema di jazz (del resto anche Paolo Conte canta “Le donne odiavano il jazz, non si capisce il motivo”), il piacere di abbandonarmi al contenuto delle storie e all’atmosfera dolce-amara creata dai relativi protagonisti.

Perché, come spiegavo all’inizio, c’è sempre un languore misterioso nei momenti di transizione, in quella fase in cui è più facile capire ciò che perdi e più complicato mettere a fuoco ciò che cerchi ed accettare che forse non lo troverai mai.

Intendiamoci, non sono storie tristi. Ishiguro sa sempre dove fermarsi per garantire quel giusto mix di partecipazione, identificazione e comprensione delle emozioni in gioco. Alcune situazioni poi così surreali da rasentare il divertimento. E le rispettive voci narranti ti trattano come un vecchio amico, messo lì ad ascoltare ciò che avviene.

E come spettatore accompagni questi incontri che capitano casualmente e alla cui base ci sta sempre un tormento, un’interrogazione, un sentimento interrotto, un’aspirazione fallita.

Tony Gardner, per esempio, improvvisa una serenata in gondola per Lindy per chiudere degnamente ventisette anni di matrimonio, pur continuando ad amarla. L’attonito chitarrista che gli chiederà il motivo si sentirà rispondere: “Il fatto è che non sono più il grande nome che ero una volta … Potrei lavorare alla mia rinascita … Bisogna essere disposti a tanti cambiamenti, alcuni anche molto difficili …perfino a rinunciare a certe cose che si amano .. Hanno tutti nel letto una moglie giovane. Io e Lindy siamo destinati a renderci ridicoli … Ho già messo gli occhi su una signorina che ha fatto altrettanto con me. Lindy lo sa benissimo”.

Lindy è l’unico personaggio che ritroveremo in “Notturno” alle prese con un lifting rivitalizzante e a contatto, durante la degenza, con Steve, sassofonista di brutto aspetto, il cui nuovo amante della moglie, per rimediare al tradimento, gli paga un intervento facciale ad opera del più famoso chirurgo estetico della città .Obiettivo: che questa operazione lo lanci verso la notorietà. E il produttore non esita a rimarcare la splendida occasione di avere come compagna di clinica proprio Lindy Gardner “Hai presente chi sono i suoi amici? Sai che cosa potrebbe fare per te semplicemente alzando la cornetta del telefono? … Tientela buona, aspetta di avere la tua faccia nuova e le porte si apriranno. Entrerai in serie A, in cinque secondi netti”. L’unico momento d’oro sarà ricevere un trofeo trafugato nottetempo da Lindy e destinato ad un musicista mediocre. Lindy sarà presto dimessa, quanto a Steve non resta che nutrire speranza “Forse ha ragione Lindy … ho bisogno di prospettiva e in effetti la vita è molto di più che amare qualcuno. Forse questa per me è davvero una svolta, e la serie A mi sta aspettando. Forse ha ragione lei”.

Che forse è la stessa speranza del giovane chitarrista presente in” Malvern Hills”. Mollata l’università, teme il rientro da Londra per dover raccontare come “non avevo raggiunto ogni obiettivo su cui avessi puntato”. La sorella e il suo ristorante diventano un luogo di sicurezza per il tetto sopra la testa e la possibilità di “creare” nuovi pezzi musicali. Un fugace incontro con una coppia di musicisti professionisti svizzeri rinforza la sua idea di “mettere su un gruppo”, nonostante le parole della donna che lo ascolta “Già una vita qualunque riserva tante delusioni. Se poi sogni in grande …”. Ma sognare non costa quanto trovare il finale adatto al brano in corso d’opera.

Più difficile invece mettere ordine in una vecchia coppia di amici che, dopo anni di matrimonio, scoprono segreti e bugie. Ritrovarsi come mediatore paciere significa essere disposti ad inventarsi quanto di più bizzarro esista per sedare umori insolenti, anche a prezzo di scoprire cosa un’amica pensa veramente di te.

Amaro l’ultimo racconto “Violoncellisti”. Non perché l’ungherese Tibor, allievo di Petrovic, si vede “costretto a eseguire musica che detestava e ad arrangiarsi tra sistemazioni o troppo costose o squallide”, ma perché una misteriosa americana – Eloise McCormack – si spaccia per insigne musicista e diventa mentore del “potenziale” di Tibor. “Il fatto è che, sin da quel primo incontro, Tibor aveva provato la curiosità di sentirla suonare, ma la soggezione gli aveva impedito di chiederglielo. Una minuscola puntura di diffidenza l’aveva avvertita solo quando, guardandosi intorno, non aveva visto traccia del violoncello di lei”. Poi la confessione: “Il fatto che io non abbia ancora imparato a suonare il violoncello non cambia niente, in realtà. Deve capire che io sono davvero una virtuosa, solo che devo ancora sbocciare”.

Certo è destino che non sapremo mai cosa succederà dopo ogni punto che chiude il racconto. Ma è bello sapere che si può accarezzare un sogno e che ad ogni notte, comunque vada, subentra sempre il giorno.

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