TartaRugosa ha letto e scritto di Ivano Gobbato (2020), La Biblioteca dei libri perduti, Dominioni, Como

Ha ragione l’editore quando, nella Presentazione, scrive: “E’ uno di quei libri che sullo scaffale ci deve essere, come un vecchio amico che ti dà sicurezza sapendo che esiste. Dentro c’è una storia che è un’infinità di storie”, compresa quella di scoprire il significato di un album di figurine e di un cappello alla Davy Crockett alla fine del racconto, suggello di un rapporto molto intenso col fratello maggiore Paolo. Un racconto dedicato al ricordo dell’ingresso nel magico mondo dei libri, avvenuto per Ivano in modo inconsueto e ricco di fascino.

Come del resto lo è lo sguardo del bambino che si affaccia alla vita sperimentando emozioni contrastanti (curiosità, paura, coraggio), ma irrinunciabili per giungere alla conoscenza di ciò che è ancora ignoto.

Questa volta l’incognita è custodita in una vecchia casa abbandonata: un relitto chiuso da una sequenza di assi inchiodate. I Marelli se ne erano semplicemente andati, dispersi per il mondo. … Il Comune si era limitato a far mettere una muraglia di assi di legno per impedire che si potesse entrare, soprattutto noi bambini che a quel tempo una sola raccomandazione ricevevamo dagli adulti: “Non mettetevi nei pericoli”.

[Tutto ciò che ha a che fare con l’abbandono provoca in me seduzione. Forse ancora sotto l’influsso degli alberi murati di Moresco, associo sempre un luogo abbandonato a una forma di vita inedita, non più per mano umana, ma per il potere esercitato dalle cose che contiene].

Con gli occhi dell’infanzia, quella porta aperta spalancata come un enorme sbadiglio esercitava insieme attrazione e sgomento, nonché l’inesorabile richiamo a ritornarvi dopo la prima fuga nel bosco. Con le dovute precauzioni però, perché quando si ha paura c’è sempre un oggetto transizionale che accorre in nostro soccorso. In questo caso si tratta del cappello di Crockett, perché quando lo mettevo mi sembrava di essere una Giovane Marmotta, come i tre nipoti di Paperino.

Il porticato, la porta, le scale, le stanze, l’incontro con i fantasmi – innocue lenzuola a proteggere i mobili -, le cornici vuote sull’intonaco delle pareti che un tempo ospitavano armadi, specchiere, quadri, e, finalmente, una porta accostata, non di facile accesso a causa di un tappeto rotolato contro di essa. Ma, rimosso l’ostacolo, ecco la magia.

Scatole, scatole ovunque … scatole impilate a gruppi più alti di me ma alcune erano cadute rovesciando il loro contenuto a terra. Libri, erano tutte piene di libri.

Inizia così il viaggio retrospettivo dell’autore fra le ore trascorse in compagnia dei libri e l’inaudito piacere del rovistare fra quelle scatole.

E’ tale l’intensità della descrizione di quella strana, disordinata ma fornita biblioteca che pare di essere lì, vicino al bambino ammaliato che non si accorge del tempo che passa, catturato da ciò che non sempre gli è comprensibile e che tuttavia inesorabilmente lo accalappia.

E con lui, altrettanto inesorabilmente, anch’io viaggio all’indietro tra i libri che nei primi anni di vita mi hanno stregata e, come l’autore, vorrei poterli narrare con lo stesso vigore che mostra la sua penna, qualche decina d’anni dopo, quando capisci la potenza incrociata della lettura e della scrittura.

Mi è impossibile, oggi, riuscire a distinguere, in un libro che ho amato, tra quello che ci avevo trovato alla prima lettura e le cose che si sono accumulate poi, dopo averlo preso in mano un’altra volta, e un’altra ancora….

Perchè la verità è che non sappiamo mai che cosa succederà prima che accada, giusto?

L’autore ama Stephen King, scrittore che in tanti romanzi racconta i passaggi drammatici che scaraventano da un’età della vita all’altra. Anche al bambino del racconto succede qualcosa di violento e inatteso che ci lascia col fiato sospeso.

Ritroveremo l’autore cresciuto, con un paesaggio cambiato. Casa Marelli è stata definitivamente abbattuta, lasciando il posto a una moderna palazzina.

Non ho la minima idea di che fine possano avere fatto i miei libri … Di certo saranno finiti sepolti, o inceneriti, come si fa con i rifiuti. Peccato.

Ma poiché è l’ombra delle cose quella che resta appiccicata addosso come un’invisibile resina, nella soffitta della sua vecchia casa ritroveremo la scatola in cui gelosamente sono custoditi gli oggetti che hanno chiuso un’epoca spensierata.

Inalterato però, anche ora che molte cose sono cambiate, l’amore viscerale che Gobbato ha conservato per i libri.

A chiunque transiti di qui come non suggerire lo splendido blog www.intornoailibri.it.? Qui lo ritroveremo adulto, impegnato a leggere e consigliare libri fondanti per chi ama leggere e scrivere.

Non ultimo, per me, il piacere di scoprire non solo di condividere la passione per Stephen King, ma anche per Vivian Maier, fotografa eccelsa della street photography.

Ecco la foto da lui designata per farci conoscere il berretto di Davy Crockett e, verosimilmente, il bambino del racconto.

Vivian Maier, Boy in a coonskin cap, 1955

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