
Arriva il momento in cui si percepisce la brevità della vita. Ciò nonostante sembra che questa vita si attardi, modificando il rapporto col tempo e la propria cronologia.
La centenaria Natalia vive il supplemento concesso alla sua esistenza con la curiosità di “avere abbastanza anni per parlare di tutte le cose retrospettivamente”.
Una vita intensa, la sua, segnata dai ricordi della dittatura brasiliana calata con prepotenza e atrocità nella quotidianità di una famiglia che trascorreva i suoi giorni all’insegna dell’amore e della libertà.
L’espediente di far apparire un occhio esterno che osserva quanto accade nella casa di Natalia – “Ha quella sensazione che ci sia qualcuno che spia dentro l’appartamento. E’ come se nel palazzo di fronte da anni una persona osservasse ogni suo gesto” – potrebbe significare l’indesiderata interferenza del prevaricatore oppure un anomalo narrante incuriosito dal modo di vivere di una vecchia. Una finestra non proiettata all’esterno, ma all’interno, alla ricerca di quanto possa essere ancora permesso a una vita che volge al termine.
Le pagine del romanzo seminano continue tracce di perdite: la vecchia ora è vedova, Il marito è morto, gli amici più cari sono morti, ma nei ricordi di Natalia sono ancora tutti in carne e ossa, pieni di calore e vitali.
“Il problema di vivere troppo è che uno diventa testimone di un mondo che si spegne, persona dopo persona, amore dopo amore, amico dopo amico, gatto dopo gatto”.
Vitale come lo è stata la sua relazione con il marito Vicente, anomalo professore amante delle carte geografiche e proteso alla ricerca di un mondo più giusto, più includente e rispettoso dell’universo.
“Faceva lezione camminando in mezzo ai banchi … a volte finiva la lezione prima per fare dei disegni di pianeti e galassie di sua invenzione che inseriva in una nuova galassia… faceva lavorare i ragazzi sul pavimento dell’aula unendo cartoncini finché non si formava una grande superficie libera che potesse contenere ciò che stava per nascere … prevedendo la continuità di alcuni soli esemplari umani, un numero contenuto e democratico per una convivenza sana fra le specie”.
Anche Natalia insegna: una coppia unita dalla stessa passione di costruire un futuro diverso da quel presente oltraggiato da dittatori sospettosi di tutto ciò che potesse interferire col loro controllo e, pertanto, ostili oltre ogni dire alla diffusione di cultura, conoscenza e pensiero critico.
“Erano giovani quei professori, e gli alunni erano ancora più giovani e gravitavano insieme intorno a proposte e visioni per un mondo meno buio e meno angusto, con uno spazio sufficiente perché tutti potessero viaggiare con passo spedito”.
E’ in quel mondo improvvisamente privato dalla luce che vive una popolazione che non si arrende e cerca con ogni mezzo di contrastare segnali sempre più opprimenti della propria libertà: sui giornali al posto delle notizie compaiono ricette di dolci, gli ispettori sorvegliano senza pausa la scuola, le lezioni di scrittura vengono sospese.
Si percepiscono gli effetti della repressione: c’è l’amico
“Jorge che leggeva il futuro nelle carte zigane, si sentiva libero e girovago, in grado di dirigersi verso qualsiasi punto del pianeta a patto di portarsi in spalla il suo fedele compagno, il materasso, che era come portarsi appresso una casa intera.
Jorge era scomparso senza dire ciao, insieme al suo materasso, alle sue coperte e alle carte … una camionetta verde piena di militari gettò acqua sui cartoni appiccando poi il fuoco su ciò che restava”.
E c’è l’amabile “Sarah col suo negozio di biscotti, biscotti unti di burro che vendeva in sacchetti “ che regala ai soldati particolari dolcetti zeppi di zenzero che li costringeva a tossire, finché qualcuno se ne accorse e le donazioni cessarono.
E poi la fuga di soppiatto per impedire ai delatori di fare la spia. Natalia e la figlioletta restano da sole, mentre Vicente trova rifugio per sei mesi nel freddo scantinato di un vecchio amico.
“Quando uscì e tornò a casa dormì per dieci o dodici ore. Quegli umani erano sopravvissuti ai nascondigli, ma ora niente assomigliava a un trionfo, piuttosto a una sopravvivenza fragile, sforzata, sabbiosa. La fuga e la scomparsa di tanti compagni presentavano il conto e non si poteva più distinguere con certezza tra il vincere e il perdere”.
Sono anni di violenza e di crolli dell’ideologia; l’ordine si sovverte e diventa sempre più complesso riconoscersi in un mondo che ha smesso di corrispondere a quello conosciuto. Lo dimostra la figlia di Natalia e Vicente:
“Quella figlia che conteneva già in sé il germe di una figlia che se ne sarebbe andata lontana non appena avesse potuto… una figlia risentita verso quei genitori che avevano scelto un paese al posto suo, genitori che avrebbero dovuto mollare il Brasile e impegnarsi a proteggere una bambina”.
Eppure, in quella casa dalla cui porta non entra più nessuno, nel suo vagare tra una stanza all’altra o nel restare ferma e quieta al punto da sembrare morta, Natalia è ancora pervasa dalla linfa vitale di sempre, accompagnata dalla presenza di affetti che resistono indelebili nella sua memoria, con l’unico rimpianto di non aver potuto opporsi all’inevitabile congedo.
“La vecchia aveva amato tantissimo quelle persone,ma non abbastanza da mantenerle in vita … le aveva amate ma non al punto da sconfiggere la morte, di ricevere dal cielo un avviso sul loro destino e quindi di poter agire rapidamente in modo che non accadessero cose estreme”
Così ragiona la vecchia dopo la sentenza della malattia di Vicente e l’inizio di un suo progressivo e ineluttabile percorso verso la fine:
“Vicente faceva le prove della sua scomparsa ancor prima di scomparire, dando così alla vecchia la possibilità di essere testimone e complice del suo cammino verso quel mondo integro e sognato che non distingue l’uomo e il pianeta”.
Non è solo l’amore il tema dominante di questa storia. E’ la costante tensione verso la libertà che fa capolino in ognuna delle fasi evolutive di Natalia e, ancor più sorprendentemente, si palesa in quell’età in cui si dà per scontato che certe pulsioni vengano annullate.
Quando, per esempio, l’età del pensionamento e la modificazione delle abitudini fa improvvisamente nascere fra moglie e marito una reciproca rabbiosa competizione rispetto a chi aveva iniziato ad invecchiare prima dell’altro. Con realismo e consapevolezza, desiderosi di sconfiggere la noia sopraggiunta, ognuno decide liberamente per conto suo come cercare nuove sensazioni piacevoli, senza alcuna vergogna:
“lui passava qualche ora in quel certo posto e poi tornava a casa svagato e soddisfatto .. una vecchia non è in grado di fornire ulteriori particolari su come Vicente occupasse quei pomeriggi, perché curiosamente anche lei non era in casa all’ora di pranzo o quando il marito rientrava alla chetichella. .. Chiudevano la porta di una stanza in affitto, ognuno in una zona della città, il vecchio in compagnia di una vecchia amica e la vecchia con il padre di un ex alunno”.
O la ribellione verso la figlia lontana (ma quotidianamente presente attraverso telefonate) che, temendo un’accentuata fragilità della vecchia madre sola, decide
“di mandarle in soccorso una specie di figlia di professione, assunta a distanza per sorvegliare da vicino una madre. La figlia che vive lontano chiamava due volte al giorno e riceveva dalla sua dipendente noiosissimi resoconti su quanto aveva mangiato la vecchia, a che ora aveva fatto la doccia. che vestiti indossava, se era pettinata e profumata, calma e tranquilla”
Dopo un’apparente remissiva accettazione di questa solerte badante, l’indomito spirito libero di Natalia insorge e trova le sue soluzioni:
“Con la presenza della grande accuditrice una vecchia non poteva più avere i suoi segreti … pensò che era arrivato il momento di far vedere qualcosa di nuovo alla badante e alla figlia … quel suo oggetto di compagnia in tante notti lunghe e tenebrose del passato, aveva offerto alla vecchia quel rilassamento necessario sia per addormentarsi sia per restare sveglia”.
Il ronzio dello strumento pacificatore dell’eros femminile oltrepassa la porta aperta della camera da letto e poiché alla badante risulta complicato rendicontare questa nuova abitudine della sua assistita alla figlia lontana, sconcertata preferisce trovarsi un altro utente.
Le ultime nove pagine del libro dedicate all’ultimo passo sono di un lirismo tale da poter solo essere lette, piuttosto che commentate.
In una poetica elegia si riassumono i passaggi sperimentati dal corpo di Natalia, già pronto – ora che era giunto il suo momento – a provarli su di sé dopo averli osservati e accompagnati in tutti i trapassati cui s’era affiancato.
Nel tempo di vita che separa dal respiro finale, nella solitudine affollata dal ritorno di madre e sorella – le remote assenze invocate dall’appello della vecchia – in quell’atto unico che segna la storia di ogni esemplare umano, Natalia si affida fiduciosa al sonno che arriva scoprendo
“”che la madre e la sorella erano venute per darle un passaggio, per aiutarla a scomparire dal mondo … fu una sorpresa scoprire che le madri non aiutano solo i figli a nascere, li aiutano anche a morire … il che faceva assomigliare in qualche modo la nascita alla morte, in entrambi i casi tra le braccia della madre”.
