Kazuo Ishiguro, Non lasciarmi, Einaudi, 2006

Tartarugosa legge e scrive di Kazuo Ishiguro, Non lasciarmi, Einaudi, 2006. Traduzione di P. Novarese

Si può parlare di qualità di un servizio rivolto a persone programmate e create per essere utilizzate come donatori di organi?

Su tale interrogativo il lettore riflette nelle ultime pagine del commovente e tragico libro di Ishiguro “Non lasciarmi”.

Perché è solo nella parte finale del testo che si ricompongono i misteri e le non risposte disseminate nel lungo racconto di Kathy, unica superstite – anche se non è dato di sapere per quanto – di un gruppo di giovani cloni.

Si direbbe di “Non lasciarmi” un bel romanzo di formazione, di crescita, di amicizia, quegli ingredienti, insomma, che appartengono alla storia di bambini, poi ragazzi, infine adulti che trovano una collocazione nel mondo.

Ma non è così.

L’atmosfera di Hailsham è tenebrosa e leggera al tempo stesso.

Si stabiliscono affetti, rapporti, scambi, ma solo in un’area circoscritta, come se l’esterno non esistesse, se non occasionalmente con l’arrivo di grandi scatoloni colmi di oggetti, cui i ragazzi aspireranno per le loro private collezioni.

All’educazione di questi giovani provvede un corpo di insegnanti rigoroso e controllante, di cui qualcuno fatica a raccontare mezze verità.

C’è poi la figura di Madame, austera signorina vestita di grigio, che, periodicamente, arriva per scegliere alcune fra le migliori produzioni artistiche realizzate dai ragazzi, allo scopo di portarle in una sussurrata e forse ipotetica Galleria.

E’ proprio sulla Galleria che i sogni di Kathy e Tommy si frantumano ed emerge la domanda se i cloni hanno un’anima.

Perché chi sa di avere un ciclo di vita a termine dovrebbe aspirare a conoscere chi sono i “possibili”, ovvero gli umani da cui sono stati ricavati?

Perché, adolescenti, possono intraprendere un percorso distinto tra “donatori” e “assistenti”?

Perché c’è spazio per sentimenti quali complicità, intimità, gelosia, amore?

Chi sono i veri abitanti di Hailsham e perché i cloni di altri istituti li guardano con invidia?

Il denominatore comune a questi quesiti che pian piano emergono nel percorrere la storia raccontata da Kathy è quello della qualità della vita e del senso dell’esistenza.

Kathy e Tommy, nelle loro confidenze e nel loro ritrovarsi da adulti grazie all’intervento di Ruth, terza protagonista del racconto, sperano di poter sfidare la loro sorte e di poter ottenere una dilazione di ciò che è stato per loro programmato, se riusciranno a dimostrare che ciò che li unisce è un amore vero e profondo.

E’ qui che si riannodano alcuni dei fili rimasti sospesi lungo la narrazione: se Madame voleva accaparrarsi le opere dei ragazzi, di certo l’intenzione era poter valutare ed interpretare ciò che succedeva nel loro intimo, per poter, infine, giudicare se fosse realmente possibile influenzare il destino …

Ma queste illazioni si rivelano fasulle.

Madame e Miss Emily, la direttrice di Hailsham, sveleranno che queste ipotesi erano solo dicerie.

La Galleria, in realtà, doveva servire a dimostrare che i cloni, adeguatamente istruiti, educati, formati all’arte potevano acquisire una sensibilità diversa da altri simili, ospitati in istituzioni in cui lo stile di vita era di pessime condizioni.

Il godere delle bellezze della vita aiutava a maturare una ricchezza interiore e ad accettare con diversa coscienza l’ineluttabile destino di essere utilizzati come pezzi di ricambio.

Ma in fondo, a chi importa di coltivare un’anima se poi l’uomo può essere davvero considerato oggetto meccanico?

Hailsham chiuderà i battenti.

Amaro, dolce, coinvolgente “Non lasciarmi” sottolinea con inquietante preveggenza quale potrebbe essere lo sviluppo della scienza e quale, di nuovo, il prezzo da pagare per la ricerca umana dell’immortalità.

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