TartaRugosa ha letto e scritto di: Ian McEwan (2014) La ballata di Adam Henry, Traduzione di Susanna Basso, Einaudi, Torino

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Ian McEwan (2014)

La ballata di Adam Henry

Traduzione di Susanna Basso

Einaudi, Torino

Un grazie a Nottola per la segnalazione di questo libro.

Ho letto alcune opere di Ian McEwan, ma non conoscevo questa. Condivido il suo dire: “Mi hanno detto che è un libro adatto per chi fa l’assistente sociale”.

La storia del giudice Fiona May, infatti, è intrisa di decisioni difficili da prendere nell’ambito di situazioni di disagio minorile (controversie spesso rese ancora più complicate da questioni etiche e religiose) e che vengono risolte attraverso la seria e rigorosa applicazione della legge “Children Act” del 1989 in difesa del minore.

Nel romanzo la vita privata e la vita professionale della protagonista si intrecciano e mescolano con inaspettati colpi di scena, il che rende ancora più appassionante la partecipazione del lettore alle vicende che si svolgono presso la Sezione Famiglia dell’Alta Corte britannica , là dove confluiscono misere “promesse d’amore abiurate o riscritte … figli moneta di scambio pronta all’uso da parte di madri, vittime di abbandoni economici o affettive … mariti violenti nei confronti di mogli e figli, mogli insincere  e maligne … figli vittime di autentici abusi, sessuali o mentali … seviziati, affamati o percossi a morte, sottoposti a rituali animisti per essere liberati da spiriti malvagi”  tutte situazioni senza speranza cui Fiona, professionista integerrima e coscienziosa, fiduciosa nelle disposizioni del diritto di famiglia, cerca di “restituire ragionevolezza”.

Accade però un fatto: improvvisamente, ecco che dopo “un’intera carriera trascorsa al di sopra della mischia, a consigliare, giudicare, e a commentare con sufficienza, in privato, la perversa assurdità delle coppie in fase di divorzio”, ora è proprio lei ad essere “trascinata sul fondo insieme a tutti gli altri, ad annaspare in quelle acque torbide”.

Dopo 35 anni di matrimonio lei e Jack, una coppia appagata, felicemente affermata sul piano professionale, si trova infatti ad affrontare un grave momento di crisi.

Jack, marito e professore, chiede a Fiona di poter vivere una passionale avventura. Un fatto di sesso, sia chiaro, null’altro visto che “l’amava e l’avrebbe amata sempre, che non c’era una vita diversa da quella che avevano, ma che i suoi bisogni sessuali non soddisfatti gli procuravano grande infelicità, che gli era capitata quell’occasione e che voleva coglierla, non senza informare lei e nella speranza anche di ottenere il suo consenso”.

Un vero fallimento per Fiona, da sempre immersa nelle umane debolezze, disposta a valutare in modo distaccato e neutrale ogni testimonianza, chiamata a redigere sentenze di fronte a decisioni eticamente complesse e, soprattutto, illusoriamente convinta di poter esonerare se stessa e il marito da condizioni simili a quelle passabili di giudizio ogni giorno dell’anno.

Ma chi si nasconde dietro Fiona giudice? Che siano vere le parole di Jack “Non sei stata tu a dirmi una volta che nei matrimoni che durano tanti anni si finisce per sentirsi come fratello e sorella? … Ora sono diventato tuo fratello …”.

Colpisce la fragilità dei pensieri e del comportamento: una donna che per la carriera ha rinunciato alla maternità e, probabilmente, a coltivare con più profondità il proprio rapporto coniugale. “Dopo la laurea, ulteriori esami, l’abilitazione all’esercizio della professione, il praticantato, la fortunata convocazione presso studi legali prestigiosi, qualche successo iniziale nella difesa di alcune cause disperate; quanto era sembrato logico, in tutto ciò, rimandare l’avvio di un bambino a dopo i trent’anni. E quando i trenta arrivarono, ecco presentarsi altri casi complicati e interessanti, altri successi … E si passò ai 35, quando Fiona sfacchinava 14 ore al giorno appassionandosi sempre di più al diritto di famiglia mentre la possibilità di crearsene una propria si allontanava … fino a che quando chiamata dal presidente dell’Alta Corte a prestare giuramento di fedeltà alla Corona, Fiona seppe che i giochi erano fatti, e che lei apparteneva alla legge come certe donne del passato si erano votate spose di Cristo”.

Nel dilaniante tormento causato dall’uscita di casa di Jack, Fiona si immerge nel lavoro senza lasciar apparire nulla della sua vicenda privata.

Ora ha un nuovo caso da seguire: Adam Henry, diciassette anni e nove mesi, affetto da una grave forma di leucemia, è condannato a morire se non riceverà quelle trasfusioni di sangue che il suo credo religioso (Testimoni di Geova) gli vietano. Il caso di vita o di morte deve essere risolto in tempi rapidissimi.

Adam, ragazzo intelligentissimo, musicista e poeta, mostra la sua assoluta convinzione a sospendere le cure, considerato che ricevere sangue da altri equivarrebbe a una insostenibile contaminazione. Le sue parole, dotte e saccenti, arrivano direttamente alle orecchie di Fiona, che ha deciso di incontrarlo all’ospedale e con cui si intrattiene anche oltre al dovuto.

Nonostante la chiara volontà di Adam di non sottostare alle cure, Fiona arriva a una determinazione opposta a quella del ragazzo e dei suoi familiari, così suffragata: “…La sua infanzia è stata un’interrotta e monotona esposizione a una potente visione del mondo dalla quale il ragazzo non può non essere stato condizionato. Non favorirà il suo benessere patire i tormenti di una morte non necessaria e trasformarsi così in un martire della fede. … Il suo benessere trarrà maggiore vantaggio dal suo amore per la poesia, dalla sua passione recente per il violino, dall’esercizio della sua intelligenza vivace e dall’espressione di una natura tenera e scherzosa e infine da tutta la vita e tutto l’amore che ha davanti a sé. … Deve essere protetto dalla sua religione e da se stesso”.

Il giorno stesso della sentenza, Jack torna a casa. Fiona se lo trova lì, seduto in paziente attesa sul pianerottolo, dopo aver scoperto che la chiave della porta d’ingresso è stata cambiata.

Ritroviamo una Fiona tradita e con un rancore non ancora estinto, una Fiona che dopo aver deposto la toga alla fine della sua giornata così trascorre il resto delle ore all’interno del suo “nido” domestico: “Procedevano nelle rispettive routine, svolgendo il proprio lavoro in parti diverse della città e, quando si ritrovavano confinati sotto lo stesso tetto, tendevano a scansarsi con garbo studiato, come ballerini a una festa di campagna. Se le questioni domestiche li costringevano a conversare, facevano a gara a chi era più educato e laconico, evitavano di mangiare insieme, lavoravano in stanze separate, ciascuno deconcentrato dalla cruda consapevolezza radioattiva dell’altro al di là di una parete. L’unico gesto conciliante di Fiona fu quello di consegnargli la chiave nuova”.

E c’è qualcos’altro che è cambiato nella vita di Fiona: la corrispondenza che puntualmente le arriva da un Adam Henry dapprima felice di aver sconfitto la morte grazie alla sua decisione di giudice e in seguito con un umore un po’ altalenante e il desiderio di incontrarla “Avrei tantissime domande da farle …Avrei voluto parlarle per strada, avvicinarmi e bussarle su una spalla …”

Cosa impedisce a Fiona di dare il richiesto riscontro a quelle missive? Forse il ricordo della musica suonata e le parole della poesia cantate con Adam durante quell’unico incontro ospedaliero vanno contro la sua deontologia professionale?

Quale ferita si riapre in un coinvolgimento così profondo nato al capezzale del letto di un ragazzo che spera solo di incontrarla di nuovo?

Perchè è proprio questo che farà Adam. Riuscirà a raggiungerla durante una sua trasferta di lavoro e inondarla con tutte le riflessioni nate dalla vicenda della malattia, nonché ringraziarla per averlo incontrato in quel letto d’ospedale: “La sua visita è stata una delle cose più belle che mi siano mai capitate. .. La religione dei miei genitori era il veleno e lei è stata l’antidoto”.

Ora che è stato strappato alla morte e privato dal fallace sostegno fornitogli dalla fede, Adam è alla ricerca di riferimenti adulti che sappiano accogliere e comprendere le sue agitazioni adolescenziali, la sua passione per la vita e per l’arte, le sue domande sul senso della vita. E lo chiede proprio a Fiona: “Ho una richiesta. Le sembrerà molto stupida, ma non dica subito di no, per favore. Mi prometta che ci penserà, la prego. …. Voglio venire a stare da lei”.

Una richiesta che razionalmente non può essere accettata, ma il cui rifiuto sarà destinato a lasciare un segno profondo.

Non ultimo perchè Fiona, nel congedarsi dal ragazzo, si trova a baciarlo sulle labbra: “Era sua intenzione dargli un bacio sulla guancia, ma mentre lei sollevava un po’ il viso per avvicinarsi al suo, Adam si chinò voltando la testa e le loro labbra si incontrarono. Fiona avrebbe potuto ritirarsi, fare immediatamente un passo indietro. E invece indugiò, disarmata, per un istante. … Se esisteva la possibilità di un bacio casto sulla bocca, di questo si trattò per Fiona. Un tocco fugace, ma qualcosa di più dell’idea di un bacio, qualcosa di più del bacio che una madre potrebbe dare a un figlio cresciuto”.

Ancora irrompe lo scomodo intreccio fra vita privata e vita professionale, dove quel “divino distacco” riconosciutole dai colleghi si sgretola inesorabilmente, scaraventandole addosso il caos confuso dei suoi sentimenti,: “Non era mai stata incline a gesti impulsivi, perciò non si capacitava del suo comportamento. … Per il momento a occuparle i pensieri era soltanto l’orrore di quanto sarebbe potuto accadere, la violazione al tempo stesso indegna e ridicola del’etica professionale. .. Difficile credere che nessuno l’avesse vista e lei potesse abbandonare indenne la scena del crimine … Digitò i due tasti del numero in memoria per chiamare suo marito. In fuga da un bacio, cercava tremebonda riparo nella propria solida reputazione di donna sposata”.

L’allontanamento da Adam lascia il posto a un riavvicinamento lento e ambivalente con Jack.

Quel ricordo del bacio – che nessuno aveva visto – scolora nel tempo, fino all’arrivo di una nuova lettera di Adam contenente i versi di una sua ballata.

E’ facile, forse, a quasi sessant’anni pensare alla giovinezza come a qualcosa di tumultuoso e irruente. Eticamente corretto, forse, il non rispondere perché altrimenti “Adam le avrebbe riscritto, se lo sarebbe di nuovo ritrovato sulla porta e avrebbe dovuto mandarlo via di nuovo”.

I sentimenti hanno un peso diverso nel susseguirsi dei cicli della vita e probabilmente è più conveniente, almeno per Fiona, fingere di pensare che quella ballata fosse un modo per rimproverarla di quello sconsiderato bacio dopo il quale l’aveva caricato su un taxi come fosse una valigia. “Adam Henry avrebbe passato con successo gli esami e si sarebbe iscritto a una buona università. E lei intanto sarebbe sbiadita nei suoi pensieri, per diventare una figura di secondo piano nel procedere della sua educazione sentimentale”.

Jack voleva una storia passionale con una giovane donna, Fiona aveva illuso un giovane uomo. E il conto da pagare è alto.

Ti eri innamorata di lui, Fiona?” le domande di Jack erano sempre estremamente dirette, ma di certo non si aspettava di assistere alla reazione di pianto della moglie che “sempre così composta, si lascia andare a uno sfogo di estremo, assoluto dolore”.

Fiona, nel turbamento dei suoi pensieri, cerca ancora una volta la scappatoia nella fredda razionalità, piuttosto che nel rimpianto di un figlio mai avuto o di una passione cui non si era mai abbandonata: “sull’onda di un impulso tanto forte quanto imperdonabile, lo aveva baciato e poi cacciato via. Prima di scappare a sua volta. Non aveva risposto alle sue lettere. Non aveva decifrato il segnale d’allarme contenuto nella poesia. Quanto si vergognava ora della meschinità con cui aveva temuto per la propria reputazione. La sua violazione dell’etica professionale andava al di là di qualunque comitato disciplinare.. Adam era venuto a cercarla e lei non aveva saputo offrirgli niente al posto della religione … Aveva pensato che le sue responsabilità non andassero oltre le mura dell’aula …”.

Jack ha ripreso il suo posto nel letto a fianco di Fiona.

Le ha detto che sì, certo che l’ama, qualsiasi cosa possa essere successo.

E’ successo che Adam – ormai maggiorenne – di fronte a un secondo attacco di leucemia ha potuto scegliere da solo la via da seguire.

– Credo sia stato un suicidio – … mentre il matrimonio faticosamente ripartiva, Fiona gli spiegò a voce bassa ma ferma la propria vergogna, la passione per la vita di quel ragazzo dolcissimo, e il ruolo che lei aveva avuto nella sua morte.

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