TartaRugosa ha letto e scritto di: Edoardo Lombardo Vallauri (2010), Semplificare – Micro-Filosofie del Quotidiano, Rai-Eri

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Edoardo Lombardo Vallauri (2010)

Semplificare – Micro-Filosofie del Quotidiano, Rai-Eri

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Ho il privilegio quasi quotidiano di attraversare piazza del Duomo per raggiungere la fermata dell’autobus.

La magia consiste nel trascorrere il lungo decumano e, improvvisamente, avere lo sguardo investito dall’imponente facciata gotica della cattedrale allineata al Broletto e decorata da una serie di sculture che incorniciano il portale d’ingresso e il rosone.

Lo scrivo perché leggendo Lombardi Vallauri nel capitolo “L’ignoranza è un bene prezioso” trovo le seguenti parole: “Quanto piacere provate a camminare dalla fermata dell’autobus al vostro luogo di lavoro, oppure a casa? Quanto godete nel guardarvi intorno in questo percorso abituale? Probabilmente, diciamo la verità: poco o niente. Ma sarebbe la stessa cosa in una città che non conoscete?”.

Se la memoria risale a un trentennio addietro, anche in quel tempo il tram che conduceva a scuola passava per la piazza del Duomo di una grande città metropolitana. Rappresentava un riferimento per segnalare che si era a metà percorso del lungo tragitto e che il tram avrebbe svuotato buona parte della sua affollatissima pancia. Quel particolare era ben più importante della stupenda opera architettonica.

Non riesco a misurare il grado di consapevolezza estetica tra quell’età e quella attuale, fatto sta che oggi qualcosa è mutato e lo sguardo si riempie sempre di meraviglia e di sensazione di privilegio per poter godere, già dal primo mattino, di un così solenne buongiorno.

Tornando a Vallauri e al suo “Semplificare”, occorre specificare che tale testo deriva dalla trascrizione dei suoi interventi radiofonici nella trasmissione “Castelli in aria” su Rai RadioTre (puntualmente registrati e ascoltati in giorni e orari compatibili con la mia presenza in casa).

L’essenza di questo programma era di stimolare la riflessione su argomenti o comportamenti più o meno complessi della vita di ogni giorno allo scopo di aprire nuove idee sulla loro interpretazione, compito che a Vallauri decisamente riesce molto bene, sia perché il suo linguaggio è chiaro e immediato, sia perché è certamente originale la sua volontà di offrire un intrattenimento intellettuale relativamente a temi di cui spesso ci troviamo a ragionare un po’ per partito preso o per frasi fatte.

Ecco quindi che ogni oggetto dei suoi ragionamenti si presta a una massima semplificazione, grazie a esempi e domande che conducono l’ascoltatore ad allargare il campo della conoscenza e, talvolta, persino a ribaltare l’idea di partenza.

Naturalmente, sempre nell’ambito del semplificare, questo libro non è un testo accademico-filosofico, ma ugualmente incisivo per stimolare la visione di un certo problema da una certa prospettiva e giungere a conclusioni magari inaspettate, ma sicuramente arricchenti sul piano della relazione e dell’interazione con gli altri.

Fatta questa doverosa premessa, mi soffermo sul capitolo 14 “L’ignoranza è un bene prezioso. Conservare un margine per lasciarsi sorprendere” per riallacciarmi alla frase citata in apertura.

Il tema qui trattato è relativo all’ignoranza, condizione considerata per lo più negativa da chi la manifesta.

In base all’assunto di guardare all’oggetto da una prospettiva diversa, Vallauri ribalta il concetto e dichiara che l’ignoranza deve essere considerata come un bene prezioso, in quanto se siamo all’oscuro di qualcosa (ignoranza = non sapere) saremo stimolati ad approfondire la conoscenza e quindi ad arricchirci intellettualmente.

Con specifico riferimento al godimento della strada percorsa, il fatto di meravigliarsi in un percorso nuovo, magari anche meno attraente di quello consuetudinario, è soprattutto determinato dal fatto che “non conoscere una cosa può rendere piacevole il non farne esperienza, mentre magari conoscendola bene il piacere cessa quasi del tutto … le probabilità di provare grande emozione si addensano verso l’esperienza nuova ancora in parte o del tutto sconosciuta”.

La percezione del nuovo diventa quindi qualcosa da cui può scaturire uno “svolgimento narrativo”, ovvero la novità in cui mi imbatto produce una sorta di “avventurosità” perché ancora non so come esattamente andrà a finire e cosa in me potrà cambiare dopo quell’incontro.

Vallauri parla anche dell’utilità esistenziale della non conoscenza, portando come esempio lo studente che partecipa all’Erasmus: poco importa se al ritorno non tutti gli esami gli verranno riconosciuti, l’effetto principale dell’esperienza è costituito da tutte le novità che essa ha suscitato, a partire da dove comprare il pane o del tipo di organizzazione del traffico o della diversa classificazione dei negozi, per non parlare della lingua diversa di un paese straniero: “già solo andare a comprare il pane è un piccolo corso di vita”.

La domanda che invece più mi ha solleticato pensando sia a me stessa sia a persone che col trascorrere degli anni danno per scontato che molte cose siano già state fatte o già viste è la seguente: “come si fa a restare ignoranti pur diventando sempre più sapienti?”.

Il quesito si pone poiché il sentimento della nostalgia della giovinezza riguarda molti individui. Afferma Vallauri: “La persona matura spesso non ha più tante cose nuove intorno a sé, e non ha più voglia di fare tante cose che lo attiravano da giovane, essenzialmente perché le ha già fatte troppe volte”. Questa tendenza nasconde non tanto il rimpianto di essere impossibilitati a fare quello che si faceva in gioventù, quanto il rimpianto “verso la propria personalità di giovane che godeva di fronte a molte più cose” e che poteva trovare molte più cose nuove di quello che accade in età avanzata.

Un fatto certo è che quanto più siamo abitudinari più ci sentiamo rassicurati perché ogni cosa è sotto controllo e siamo sicuri di raggiungere l’esito che desideriamo in ogni situazione iperappresa.

Però questa è una realtà che rischia di generare in noi poco entusiasmo, perché elimina completamente l’ignoranza: molti di noi crescendo riescono a privarsi totalmente di ogni situazione di ignoranza e ad avere intorno soltanto ciò che già conoscono e che funziona … La conoscenza rende efficaci, affidabili, sicuri e tranquilli; l’ignoranza rende emozionati”.

Citando il motto socratico “il vero sapiente è colui che sa di non sapere”, Vallauri rivaluta il non sapere e lo propone come sfida al vecchio saggio o che tale si ritiene di essere. Che fare quindi? “Basta decidere di frequentare un po’ ciò che ignoriamo. Basta decidere di non chiudersi nel nostro piccolo mondo rassicurante (casa, lavoro di routine, parenti, vecchi amici) e mettere il naso fuori. Appena si mette il naso fuori si scopre di essere completamente ignoranti; si scopre che c’è un’enorme quantità di nuovo che può ancora entrare a far parte della nostra vita ogni giorno”.

E’ solo con questo atteggiamento che si potrà affiancare all’efficienza derivante dal dominio di ciò che è noto l’emozione di scoprire cose che non sono ancora entrate in nostro possesso.

Altrettanto stimolanti le altre tematiche proposte (anche in CD-Audio con i testi originali delle conversazioni radiofoniche) inerenti l’innamoramento e le relazioni amorose; le scelte facili e difficili; gli oggetti status-symbol; l’educazione, il bambino poco socializzato e l’adolescenza; la pubblicità e molti altri aspetti del quotidiano che a volte ci perseguitano e interrogano senza apparenti sbocchi invece accessibili, se disponibili ad allargare le prospettive.

4 pensieri riguardo “TartaRugosa ha letto e scritto di: Edoardo Lombardo Vallauri (2010), Semplificare – Micro-Filosofie del Quotidiano, Rai-Eri

  1. sempre stimolanti e arricchenti le tue recensioni……mi piacerebbe sapere il parere dell’autore…perché non le mandi ogni volta che ne fai una? Sei bravissima anche a scrivere recensioni !!!!!
    Ciao Luciana
    Carla

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