TartaRugosa ha letto e scritto di: Marie Kondo (2014), Il magico potere del riordino, Traduzione di Francesca Di Berardino, Editore Vallardi

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Marie Kondo (2014)

Il magico potere del riordino

Traduzione di Francesca Di Berardino

Editore Vallardi

vallardi

 

 

 

 

 

 

Il riordino è un’arte: questo è il messaggio trasmesso dal libro di Marie Kondo, la cui sbalorditiva professione è proprio l’insegnamento di come fare e mantenere l’ordine nella propria casa. Insegnamento che non avviene solo a livello formativo, ma anche con valutazioni domestiche e supervisioni sull’operato.

La regola base è quella di procurarsi un discreto numero di sacchi per la raccolta dei rifiuti e poi seguire con un protocollo delle categorie da passare al setaccio, ovvero: “prima i vestiti, poi i libri, le carte, gli oggetti misti e per ultimi i ricordi. Eliminando ciò che non vi serve seguendo quest’ordine vi avvantaggerete in modo sorprendente”.

La passione per il riordino nasce in Marie già nella primissima età attraverso letture di riviste per la casa, tentativi caratterizzati da successi e fallimenti ed elaborazione di tecniche del tutto personali che porteranno l’autrice a trovare un corrispettivo tra ordine dello spazio e ordine mentale, ma, soprattutto, a non ricadere più nel caos. Perché una volta appresa la tecnica, l’effetto boomerang è scongiurato.

Accade spesso che le nostre abitazioni diventino sempre più anguste a furia di accumulare cose e che le nostre lamentele più frequenti riguardino proprio la mancanza di spazio. Marie Kondo sostiene invece che non esiste casa che non disponga di spazio sufficiente e che i “problemi che si riscontrano sono legati al fatto che si possiedono troppe cose inutili”.

Per ovviare a questo problema dobbiamo dimenticare la diffusa convinzione del fare ordine un po’ per volta, magari partendo un giorno da un locale, un giorno da un altro e così via.

La ragione principale per cui le cose continuano ad accumularsi è perché non ne teniamo sotto controllo la quantità, non riusciamo a farlo perché i posti in cui le riponiamo sono sparsi ovunque. Con questi presupposti è normale che se riordinassimo seguendo l’ubicazione delle cose potremmo continuare all’infinito. Riordinare deve essere inteso per categorie, non per ubicazione”. Quindi bando al “un po’ per volta”, e largo al “categoria per categoria”, esercizio che richiede una massima concentrazione nel radunare in terra tutto ciò che concerne la categoria prescelta e procedere all’eliminazione.

Infatti “le operazioni di riordino devono sempre cominciare dal buttare via …Riordinare non necessita di complesse classificazioni. Le azioni fondamentali da eseguire sono due: buttare via ciò che non serve e trovare una collocazione a quello che rimane. E’ importante ricordarsi che buttare viene prima”.

La costante raccomandazione del buttare via serve proprio a prevenire la tendenza ad accantonare l’oggetto, convinti comunque che uno spazio glielo si possa trovare. Questo inevitabilmente condurrebbe non al riordino, ma al cambiamento di spazio, che è un’altra cosa e motivo di effetto boomerang, cioè della creazione immediata di un nuovo disordine.

Ma separarsi dalle cose non è semplice e, a pensarci, ognuno di noi ha mille motivazioni per giustificare la propria propensione all’accumulo.

Ecco perciò il consiglio fondamentale per poter agire senza troppi rimpianti: Pensare alle cose da eliminare rende infelici, quindi “ciò che dovremmo scegliere non è che cosa buttare, ma che cosa conservare”.

E da qui il passo è breve: “Conservate solo ciò che vi emoziona, il resto buttatelo via senza ripensamenti”.

Secondo l’autrice fare ordine è un dialogo con se stessi tramite gli oggetti e ciò significa che non sono ammesse altrui interferenze: riordinare vuol dire escludere gli altri, che non devono avere voce in capitolo sulle personali scelte, né tanto meno diventare i nuovi destinatari di ciò che decidiamo di eliminare.

Ecco alcuni suggerimenti relativi alle singole categorie.

Abbigliamento. “La prossima stagione voglio rivedere questo abito nel mio armadio?” è già una buona domanda per capire la sua futura destinazione. Un vestito che non piace più finisce sicuramente in un angolo recesso dell’armadio, tanto vale buttarlo, non senza averlo prima ringraziato per il suo servizio (la cerimonia del ringraziamento è sacra per l’autrice giapponese).

Per avere un armadio sempre in ordine, occorre anche organizzare la piegatura degli abiti, avendo cura di non ammassarli fra loro o accumularli l’uno sopra l’altro. Consiglia la piegatura fatta in modo tale che dell’indumento ne risulti un semplice rettangolo, sia per gli abiti, sia per calze o collant che non devono assolutamente essere appallottolate o annodate fra loro (anche la biancheria deve poter respirare!).

Libri. Pur rappresentando una categoria di cui è difficile separarsi, anche per i libri vale il principio dell’emozione che provocano. I libri che di solito si leggono più di una volta sono rari: “i libri si leggono per l’esperienza stessa di leggerli. Con il libro letto già una volta l’esperienza è stata fatta. Anche se non vi ricordate perfettamente il contenuto, è già tutto dentro di voi … Per un libro il tempismo è un fattore vitale: il momento giusto per leggerlo è quello in cui lo incrociate sul vostro cammino”. Bisogna immaginarsi la libreria solo composta da libri che piacciono: sarà più facile sbarazzarsi dei restanti.

Carte. Si suddividono in tre gruppi: quelle di cui occuparsi subito, quelle da conservare (come i contratti) e quelle da conservare di altro tipo. Ogni categoria dovrebbe essere ordinata in un contenitore e quello contenente i documenti di cui occuparsi subito dovrebbe essere sempre vuoto.

Oggetti misti. L’elenco proposto da Kondo è vario: cd e dvd; prodotti per la cura del corpo; cosmetici; accessori; oggetti di valore; dispositivi elettronici; utensili di uso quotidiano; utensili da cucina, stoviglie; altro. Un commento fondamentale, prima ancora dei suggerimenti, è il seguente: “Stranamente ci sono molte cose che vi accorgerete subito di voler buttare via senza la necessità di chiedervi se vi colpiscono oppure no. …Sembra strano, ma la maggior parte delle persone è inconsapevole delle cianfrusaglie che occupano spazio nella propria casa”.

Ricordi. Non si entra nel merito del valore o del senso di un oggetto legato a un ricordo. Ma qui entra in gioco il dialogo con se stessi: “Quando tenete in mano i vostri ricordi e decidete che cosa buttare via e che cosa conservare, per la prima volta nelle vostra vita vi confrontate con il passato. Finché queste cose rimarranno sepolte nel fondo di un cassetto, il vostro passato resterà un peso che vi zavorra e vi impedisce di vivere il vostro presente. Mettere in ordine le proprie cose una per una significa mettere in ordine anche il passato. Sistemare i ricordi vi fa resettare la vostra vita e vi fa saldare i conti in modo che possiate muovere i passi successivi verso il vostro futuro”.

E se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul processo di separazione, mediti su queste parole: “Ogni cosa che possedete vuole esservi utile. Anche se la butterete via o la brucerete, si lascerà alle spalle un’aura di chi ha voluto rendersi utile. Non più prigioniera della sua forma reale, si muoverà nell’universo sotto forma di energia, facendo sapere alle altre che voi siete una persona speciale … Liberatevi di quelle cose che non vi emozionano più. Celebrate la vostra separazione da loro e il loro nuovo viaggio. Festeggiate questo momento. Credo davvero che le nostre cose siano più felici e più vive quando le lasciamo andare di quando le prendiamo per la prima volta”.

Sta per chiudersi il 2014.

Per il 2015 il motto è: fare riordino nella propria casa.

Detto da TartaRugosa fa quasi sorridere.

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