TartaRugosa ha letto e scritto di: Ian McEwan (2005), SABATO, Einaudi, Traduzione di Susanna Basso

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Ian McEwan (2005)

SABATO, Einaudi

Traduzione di Susanna Basso

sabato

 

Una costante tensione pervade Henry – “quarantotto anni, e già in pieno sonno alle nove e mezza di un venerdì sera; ecco che cosa significa professionalità al giorno d’oggi” – da quando, quel sabato, nell’avvicinarsi della luce del giorno, una strana euforia lo cattura e lo porta alla finestra, da dove assisterà ad un atterraggio di emergenza di un aereo in fiamme.

Così inizia quella sua mattina, incupita dall’ansia di capire e di sapere che cosa sta succedendo su quell’aereo, ora che nella memoria ancora ben impresso rimane l’11 settembre che ha mutato la storia.

Una tensione che si dilata nell’attesa della comunicazione del fatto ai notiziari televisivi e che non si allenta quando si annuncia  che la causa è dovuta ad un incendio determinato da un guasto elettrico a bordo, “una notizia che ha deluso le aspettative – neanche un malvagio, nemmeno un morto” perché ormai così gira il mondo e nulla è più sicuro e vien da dubitare persino sugli incidenti tecnici.

Questo è il “dopo” dell’11 settembre e nel trascorrere delle ore di quel sabato l’ombra  di quel tragico avvenimento spesso ritornerà a far capolino nei dubbi, nelle discussioni, nello stile decisionale di questo affermato neurochirurgo che si prepara a vivere una giornata  in cui più eventi debbono incastrarsi per godersi l’ordine domenicale.

La famiglia Perowne, londinese, organizza il sabato nel rispetto dei ruoli, tempi e aspettative di ogni singolo suo membro.

Vari ingredienti fanno da contesto: intreccio e scontro generazionale, pressione del clima storico-politico contemporaneo, scienza e bioetica, dubbi dell’età di mezzo. Tutto avvolto in un freddo febbraio londinese in un susseguirsi di scenari esterni ed interni: la piazza, la manifestazione, il campo di squash, l’ospedale, la casa di riposo, l’agiata residenza privata.

I gesti e i pensieri di Henry ci accompagnano in questo spaccato di storia familiare che pur nel rocambolesco sviluppo di sole ventiquattro ore ci permette di capire come la famiglia Perowne abbia saputo coniugare al proprio interno prestigio, affermazione, carriera, comprensione, affetti durevoli nonostante le singole, comprensibili, diverse visioni del mondo.

Henry, un affermato neurochirurgo e Rosalind, una brillante avvocatessa, fidata e fedele compagna: “del resto, in una ambiziosa mezza età, spesso sembra non esistere altro che il lavoro … in assenza del lavoro può addirittura sembrare che non ci sia niente, che Henry e Rosalind Perowne non siano niente”.

E poi Theo, il figlio adolescente immerso nella musica, sicura promessa del suo futuro e Daisy, la giovane figlia diventata improvvisamente donna e i suoi premi letterari, quasi certa eredità del nonno materno John Grammaticus, geloso custode dei segreti della poesia e del poetare.

Già, i figli: per Henry la tensione è rivolta alla difficoltà di essere genitori, alle perplessità nel comprendere le possibili influenze sullo sviluppo del loro carattere e del loro atteggiamento verso la vita: “Ma ciò che davvero determina il genere di persone che sta per arrrivare nella nostra vita è l’incontro di quel singolo spermatozoo con quel singolo ovulo, e il modo in cui saranno scelte le carte dai rispettivi mazzi, come verranno mescolate, tagliate e distribuite al momento della ricombinazione”.

E  c’è anche Lilian, l’anziana madre che “aveva dedicato la vita alla casa, ai riti quotidiani di lustrare, spolverare, pulire e riordinare … E’ sicuramente a causa sua che Henry si sente a proprio agio in sala operatoria .. col pavimento tirato a cera, gli strumenti chirurgici in acciaio sistemati in file parallele su un vassoio sterile…”. Ora è stata rapita dall’Alzheimer e “ci volle un giorno per smantellare la sua vita” dopo averla condotta in casa di riposo.

In quel sabato, giornata in cui il “tempo risulta sempre interrotto, non soltanto da missioni e incombenze famigliari e sportive, ma anche dall’inquietudine che deriva da queste settimanali isole d’ozio” l’agenda si preannuncia densa di attività.

Ma può accadere che in una giornata come il sabato le strade si riempino di centinaia e centinaia di persone per dimostrare “di avere molto a cuore la vita degli iracheni … senza che nessuna di quelle persone sia stata torturata dal regime, o conosca e ami qualcuno che lo sia stato, e neppure sappia granché perfino dei luoghi in questione”.

Può anche accadere, quel sabato, che “lo schianto di uno specchietto tranciato insieme allo stridore di lamiere sfregate mentre due auto contemporaneamente si immettono in un corridoio largo abbastanza ad accoglierne una soltanto” non sia un incidente di poco conto, ma rappresenti il punto di avvio di una drammatica escalation, con risvolti imprevedibili, essendo uno dei due guidatori una persona colpita da una grave patologia neurodegenerativa quale il morbo di Huntington.

Una giornata, quel sabato, che Henry ha programmato a misura: la partita di squash col collega anestesista Jay Strauss – “detestano perdere tutte e due”; la spesa per la cena a base di pesce in occasione del rientro della primogenita e del suocero; la visita alla madre in casa di riposo, ben sapendo che “lei non lo aspetta e non resterebbe delusa se lui non si presentasse”; la partecipazione alla prova del concerto del figlio, perché “Theo suona come un angelo … e l’orgoglio per il proprio figlio – inseparabile dal piacere che gli procura la musica stessa – si manifesta con la sensazione di una stretta al torace, non lontana dal dolore fisico”.

Le ore del sabato scivolano e la gioia per il rientro della figlia si scontra con la tensione per l’inevitabile discussione sulla manifestazione e sull’ipotetico esito dell’invasione americana in Iraq. E’ così difficile per Henry schierarsi a tutto tondo o con i pacifisti o con i sostenitori degli Stati Uniti. Conflitto acceso, duro, dove il peso dell’età e lo spettro dello scorrere del tempo conducono ad una più pacata interpretazione degli accadimenti, diversamente dalla veemenza ideologica di quegli stessi pacifisti che manifestano per poter “revocare l’intervento prima che sia troppo tardi”.  “Dio ci scampi dagli utopisti, uomini pieni di zelo e sicuri del cammino verso l’ordine sociale e perfetto. Eccoli di nuovo, totalitaristi sotto altre spoglie, innocui e isolati adesso, ma in costante crescita e pieni di rabbia e smaniosi di un ennesimo bagno di sangue”.

Un padre in netto contrasto con la figlia che quasi non crede alla per lei nuova versione paterna: “Di genocidi e torture, di fosse comuni, apparati di sicurezza e totalitarismi criminali, la generazione dell’i-Pod non vuole sentirne parlare. Che niente venga a turbare il loro mondo di sballo da ecstasy, voli a prezzi stracciati e reality show … L’Islam radicale detesta la vostra libertà”.

Insomma, un sabato laborioso ed impegnativo.

A cui si aggiunge la tensione sotterranea per quel banale incidente d’auto e quella diagnosi formulata a colpo d’occhio, destinati a diventare per Henry la fiammella che alimenterà lunghe e dolorose riflessioni sul senso della vita, sulle decisioni politiche, sull’etica della cura, sull’elogio del dubbio , il non senso della vendetta, la probabilità del perdono.

Giacchè tutto sembra precipitare quando, al momento della cena di quel sabato,  il giovane malato e i suoi accoliti faranno irruzione nell’abitazione di Henry, tenendo Rosalind sotto minaccia di un coltello: “Il fatto che Baxter sia qui è logico, ovvio …Ma certo! Quasi tutti gli elementi della sua giornata si trovano riuniti qui, manca solo che compaiano sua madre e Joy Strauss con la racchetta da squash”. “Ma come ha potuto non capire che è pericoloso umiliare un uomo emotivamente labile come Baxter? Il tutto per scampare a un pestaggio e arrivare in tempo utile alla partita di squash”.

I colpi di scena per sbrogliare l’oscura scena non mancheranno di sollevare altri indugi ed interrogativi nell’ Henry professionista, così rinomato e così in balia della scelta fra sé umano e sé difensore della vita.

“Perché a dispetto di tutti i progressi recenti, ancora non si è scoperto come questo approssimativo chilogrammo di cellule ben protette codifichi di fatto le informazioni, come custodisca esperienze, sogni, ricordi e propositi … Ma i limiti dell’arte, cioè della neurochirurgia allo stato attuale delle cose, sono piuttosto inequivocabili: di fronte a questi codici sconosciuti, a questo fitto e geniale circuito, lui e i suoi colleghi possono offrire giusto la competenza di un intervento idraulico”.

Quel sabato infine volge al termine, lasciando il ricordo di come “le conseguenze di un atto possano sfuggire al nostro controllo e generare altri eventi, ulteriori conseguenze fino a trascinarci in situazioni che mai ci saremmo sognati di scegliere”.

Sabato, una giornata che scivolerà dentro il giorno che segue, pur nella consapevolezza che “nessuna domenica contiene la stessa promessa né l’energia del giorno che la precede”.

Sabato, metafora del giorno del dubbio, età dell’incertezza, obbligo di procedere.

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