TartaRugosa ha letto e scritto di: Murakami Haruki (2015), La strana biblioteca, Traduzione di Antonietta Pastore. Illustrato da Lorenzo Ceccotti Einaudi

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Murakami Haruki (2015)

La strana biblioteca

Traduzione di Antonietta Pastore

Illustrato da Lorenzo Ceccotti

Einaudi

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Il racconto di Murakami Haruki si legge d’un fiato, presi dalla curiosità di inseguire l’intricato percorso che la via della conoscenza può determinare.

Indubbiamente la voglia di sapere del Ragazzo è insolita. Non sa quanto gli costerà questo suo indagare sul sistema di riscossione delle imposte vigente durante l’Impero ottomano.

Al vecchio brillarono gli occhi … Interessante, molto interessante”.

I libroni che il Vecchio gli consegna possono essere consultati esclusivamente all’interno della biblioteca.

La sala di lettura, confinata al termine di una scala molto lunga, può essere raggiunta dopo una serie di biforcazioni, ora a destra ora a sinistra, che solo il Vecchio conosce.

L’Uomo-pecora che li riceve sa subito cosa rispondere alla domanda del Ragazzo: “Scusi un attimo, signor Uomo-pecora! Non è mica una cella, questa, per caso?. Certo che lo è!, rispose lui.”

Il ragazzo ha solo un mese a disposizione per imparare a memoria quei grossi tomi.

Del Ragazzo sappiamo che è stato ben educato a obbedire, a non rifiutare mai un invito e a gioire delle soddisfazioni altrui; che la sua mamma va in ansia se non lo vede tornare a casa puntuale; che tale ansia è anche determinata dal fatto che il Ragazzo, quando era bambino, è stato morso da un cane molto feroce.

La permanenza in quella cella, però, non assomiglia a una punizione restrittiva.

Portate di cibo delizioso gli vengono fornite da una Ragazzina dolce e bellissima. L’Uomo-pecora che vigila su di lui è severo solo perché teme crudeli punizioni da parte del Vecchio. L’impossibile compito di mandare a memoria quegli enormi tre tomi è in realtà molto accessibile, poiché il Ragazzo diventa lui stesso il collettore delle tasse turco Ibn Armut Hasir.

In una certa misura il soggiorno nella sala di lettura/cella parrebbe fiabesca, non fosse per alcune condizioni date. L’una è che il mondo al di fuori continua e quindi il Ragazzo pensa alla madre preoccupata per il suo mancato rientro e alla possibilità che non dia da mangiare al suo storno.

L’altra, ben più inquietante, è che a missione compiuta, terminato il mese e appreso tutto ciò che i volumi hanno da spiegare, il Vecchio gli segherà la parte superiore del cranio e il suo cervello verrà succhiato.

“- Signor Uomo-pecora, perchè quel vecchio vuole mangiare il mio cervello?

– Perché i cervelli pieni di conoscenze sono squisiti, ecco perché. Sono cremosi. E al tempo stesso granulosi.

– Ma è una cosa mostruosa! Dal punto di vista di chi è succhiato, ovviamente.

– Sì, ma è una cosa che succede in tutte le biblioteche. Più o meno”.

Arriva la notte di luna nuova, quella che “porta via tante cose”.

In quella notte si può tentare la possibilità di fuggire, perché il Ragazzo, la Ragazzina e l’Uomo-pecora desiderano tornare nel mondo.

La fregatura, con i labirinti, è che soltanto alla fine sai se hai preso la strada giusta. Se scopri che ti sei sbagliato, di solito è troppo tardi per tornare indietro. Questo è il problema con i labirinti”.

Tuttavia l’impresa sembra riuscire, peccato che dopo il tortuoso tragitto a piedi nudi (perché le scarpe nuove scricchiolano troppo) lungo le biforcazioni e le porte che si aprono e si chiudono, ancora una volta si debba transitare dalla stanza 107, proprio là dove tutto era iniziato e dove stavolta non c’è solo il Vecchio, ma anche il feroce cane che ha aggredito il Ragazzo quando era bambino. Il cane, fra i denti, stringe lo storno.

Dopo alcuni colpi di scena, finalmente la fuga è riuscita e il Ragazzo torna a casa.

C’è la madre, c’è la colazione sul tavolo apparecchiato, ma non c’è lo storno e non c’è una richiesta di spiegazioni per la sua sparizione.

Dopo quell’accadimento il Ragazzo non va più alla biblioteca civica.

Mi succede di pensare a quelle belle scarpe che ho lasciato là sotto. E all’uomo-pecora e alla bellissima ragazza senza voce. Ma è accaduto veramente? In tutta onestà, non posso esserne sicuro, Ciò che so con certezza è che ho perso le mie scarpe e il mio amato storno”.

Quando la mamma muore, il Ragazzo resta proprio solo. Perché non ci sono più la mamma, le scarpe, lo storno, la Ragazza e l’Uomo-pecora: “Quando sono solo, il buio intorno a me si fa molto profondo. Come in una notte di luna nuova”.

Dal buio della profondità della tana, TartaRugosa medita sulle fasi della luna.

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