TartaRugosa ha letto e scritto di: Clara Dupont – Monod (2022), Adattarsi, Traduzione di Tommaso Gurrieri, Edizioni Clichy (FI)

Ma i bambini sono gli unici a scambiare le pietre per giocattoli. Ci danno un nome, ci colorano, ci ricoprono di disegni e di scritte, ci dipingono, ci incollano addosso gli occhi, una bocca, capelli di fili d’erba, ci impilano per fare case, ci lanciano per farci rimbalzare, ci mettono in fila per fare la linea della porta o le rotaie di un treno. Gli adulti ci usano, i bambini ci distraggono. E’ per questo che siamo così profondamente legate a loro. E’ una questione di gratitudine. Gli dobbiamo questo racconto, e ogni adulto dovrebbe ricordarsi di essere debitore verso il bambino che è stato.

Sono le pietre della Cevenne a offrire il loro sguardo su ciò che avviene dentro una famiglia in cui arriva un figlio inadatto. Di lui, solo poche parole: sarebbe rimasto cieco, non avrebbe camminato, sarebbe stato privo di parola, e le sue membra non avrebbero obbedito a niente poiché il cervello non trasmetteva ciò che doveva. Una presenza-assenza che pervade lo svolgimento della narrazione, mostrando come, nell’ordinarietà tranquilla di una famiglia qualsiasi, un tale evento possa sconquassare i singoli destini, influenzandone lo sviluppo e inclinazioni.

Quello che invece le pietre raccontano riguarda le prospettive da cui i fratelli si affacciano all’accoglienza della nuova nascita: il maggiore, la minore e l’ultimo (nato dopo l’inadatto che aveva superato i quattro anni di vita diagnosticati). Verranno sempre definiti dall’ordine cronologico di comparsa nel mondo, senza un nome proprio, poiché il dolore è universale e nell’avversità ognuno di noi può trovare il suo rispecchiamento.

La natura della valle in cui vive la famiglia è un’altra protagonista della storia, con la sua vegetazione, i suoi animali, il suo fiume, i cicli delle stagioni, e le turbolenze atmosferiche, talvolta paurose e deflagranti, esattamente come le interruzioni e le deviazioni dell’esistenza. Diventerà mezzo di comunicazione tra l’inadatto e il maggiore che, contrariamente alla minore, eserciterà l’accudimento dello sfortunato fratello con la più totale dedizione, sfruttando la bellezza del creato e raccontandolo al bambino col linguaggio dei suoni e dei rumori. per arrivare a infrangere la barriera che lo isola dal mondo.

Aveva capito presto che l’udito, l’unico senso che funzionava, era uno strumento prodigioso…. Il mondo era diventato una bolla sonora, cangiante, in cui era possibile tradurre tutto con il rumore e la voce.”

In un’età ancora fanciullesca, il maggiore impara velocissimamente che se l’inadatto non imparerà mai niente, sarà lui stesso a insegnare agli altri. E vede la sua vita cambiare, ma senza rinunce o sacrifici obbligatori: era maturata in lui la consapevolezza che i più deboli vanno protetti e amati per quello che sono.

Prima c’era la vita, gli altri. Adesso c’era suo fratello Amava più di ogni altra cosa l’impassibile bontà, il suo primordiale candore. La sua felicità si riduceva a cose semplici, la pulizia, la sazietà, la morbidezza del suo pigiama viola o una carezza. Il maggiore capiva che in questo risiedeva l’esperienza della purezza. E ne era sconvolto.”

Per il maggiore la cura prevale sopra ogni altra cosa. Se ne accorgerà anche la minore, che fino alla nascita dell’inadatto era stata la sua ombra e che ora ha dovuto cedere il privilegio dell’attenzione. Lo percepisce chiaramente: ora è l’inadatto la ragione di vita del fratello maggiore. Giorno e notte si perde in quel povero corpo, si immedesima, si prodiga e imparerà a conoscere il mondo e le sue contraddizioni, l’indifferenza, la curiosità malvagia, la burocrazia. Quando inadatto sarà respinto dall’istituto cui i genitori si erano rivolti per l’aiuto nella cura, il maggiore assisterà attonito alla trafila dei certificati medici, delle cartelle neuropsicometriche, del fare la coda, correre dietro ai documenti, rimanere in attesa al telefono, la necessità della supplica.

Ne trasse un odio inesauribile verso la burocrazia. Fu l’unico sentimento negativo che si ancorò in lui in modo definitivo.”

Quando si trova una nuova casa per bambini come l’inadatto, affidati alle suore, il maggiore è l’unico a sprofondare in un’inesauribile e sconfinata tristezza. Il divano e il letto vuoti sono una visione inaccettabile, la mancanza fisica lo trafigge, la preoccupazione per un trattamento inadeguato di mani sconosciute lo tramortisce. La sofferenza diventa così totale che persino il ritorno periodico di inadatto non è sufficiente a restituirgli la gioia del rivederlo: ha troppa paura del successivo abbandono. Meglio schermarsi dietro l’arretramento, rimuovendo emozioni troppo devastanti.

Ma non riesce a mantenere a lungo questo atteggiamento e lentamente cerca di recuperare il tempo perso, di perdonare, di perdonarsi e accettare la svolta del ricovero come nuova tappa del destino, portando alla luce un sentimento nuovo e potente.

Perchè alla fine quella prova si era trasformata in forza. E anche se aveva perso l’abitudine di confidarsi, di aprirsi, di invitare i suoi amici, ne aveva ricevuto, in cambio, quell’amore prezioso.”

La morte dell’inadatto lo fa ripiombare nell’isolamento. La traiettoria del suo futuro non prevede ripensamenti, la formazione di nuovi legami affettivi, la felicità. Troppo pericolosi perché forieri di perdita. La matematica e i numeri saranno l’unica consolazione, perché i numeri non tradiscono, sono affidabili e non riservano brutte sorprese.

Ha perso la pace. In lui qualcosa si è trasformato in pietra, che non significa essere insensibile ma semmai resistente, immobile, implacabilmente identico giorno dopo giorno.”

Esattamente all’opposto, invece, i sentimenti e il comportamento della minore.

Lei non provava nessuna tenerezza. Quello che vedeva era una marionetta pallida che richiedeva le cure di un neonato eterno. … Il bambino distruggeva in silenzio, si era preso la gioia dei suoi genitori, aveva trasformato la sua infanzia e sequestrato il suo amato fratello maggiore.”

Le pietre vedono e ascoltano. Sanno che i bambini comprendono ciò che accade intorno a loro, ma non sempre sono capaci di tradurre le proprie emozioni in un linguaggio appropriato. Ed è proprio questo che impegna la minore: utilizzare le sue emozioni dirottandole verso comportamenti aggressivi e rabbiosi, irrisolti persino dalle tre psicoterapie intraprese.

Io, la minore, mi oppongo sempre.”

L’unica a comprenderla, a non giudicarla, sarà la nonna e la cancellazione del bambino dalla sua vita. La minore cercherà di appropriarsi delle gioie della giovinezza, rassegnandosi anche all’allontanamento del maggiore.

Accettare era meno doloroso che sentirsi esclusa. Preferiva un fratello maggiore sciolto nel dolore a uno felice senza di lei.

Nel susseguirsi dei giorni, tuttavia, succede che anche per la nonna arrivi la fine. E con essa il crollo della minore che, pur non sapendolo ancora, cercherà nel suo futuro la terra portoghese tanto cara alla nonna e ai suoi racconti.

Il suo cuore si coprì di una pellicola di ghiaccio. La minore diventò un blocco di pietra. Il suo cuore era stato strappato, non lo aveva più, per lei era finita.”

Ma le pietre sono resistenti.

La minore osserva il dolore che alberga nella sua famiglia. Il maggiore lontano, il padre scosso dalla rabbia, la madre annientata dalla perdita della propria madre.

Non era più l’ora del dolore. Era l’ora del salvataggio di una famiglia in pericolo. Suo padre diventava violento, sua madre muta, e il maggiore era già un fantasma. Era l’ora di combattere.”

La nuova missione di mettere in salvo gli affetti le restituisce la pace, ora che nel suo presente è apparso un quaderno per elencare i problemi e trovare le soluzioni. Meccanicamente nella lista rientravano ogni giorno tutte le disfunzioni osservate e, accanto, le alternative possibili per eliminarle. Allineando la razionalità al sentimento, la minore riesce in questo modo a spuntare gli obiettivi prefissati, accontentandosi anche di piccoli gesti, di parole strappate, dell’abbozzo di un sorriso.

Noi la guardavamo nella corte posare il quaderno come se prendesse a schiaffi il tavolo e annotare, premendo con la penna sulla carta, l’avanzare della guerra. Si adattava, sotto il nostro sguardo, proprio come avevano fatto suo fratello, i suoi genitori e tanta gente prima di loro, attirando ogni volta la nostra ammirazione. Sarà raccontata primo o poi l’agilità che sviluppano coloro che la vita maltratta, il loro talento nel trovare ogni volta un nuovo equilibrio, sarà raccontato il funambolismo dei perseguitati?”

La minore ripara con abnegazione i cocci della propria famiglia e ne formerà una propria, non prima di essere finalmente riuscita a sbloccare anche il suo, di dolore.

Di tutta questa storia – fatta di resistenza proprio come loro – le pietre hanno ancora un capitolo cui assistere: l’arrivo di ultimo, quando maggiore e minore sono ormai grandi, quando inadatto è morto, quando padre e madre, alla notizia della gravidanza, trepidano per la paura di un nuovo imperfetto.

Ultimo sembra nascere con l’istinto di non creare nessun problema, per compensare quello che l’aveva preceduto.

Lo sapeva. Era nato con l’ombra di un morto.”

Ultimo ama la Storia: “la Storia era un viaggio in un continente ignoto e che tuttavia era in armonia con il suo presente. Si sentiva situato tra migliaia di vite vìssute e di altre vite future. Perché così non era più l’ultimo.”

Ama la natura, ama i suoi genitori e i fratelli lontani. Ama anche inadatto, che non c’è più, ma che sente dentro di sé: gli parlava spesso, gli rivelava il suo universo segreto con la certezza di essere capito.

Che difficile compito spetta a ultimo. Raccogliere i fantasmi del passato, senza riaprire con le sue domande ferite ancora suscettibili. Nella ricerca di un equilibrio anche per se stesso sviluppa una notevole intelligenza, E’ sensibile, dotato di spirito, attento, empatico. Osserva il comportamento di maggiore e minore quando arrivano in visita e gli effetti che la vita ha lasciato sulle scelte compiute. Le figlie della minore saranno le uniche a non trascinarsi il fardello della colpa e a smuovere nuove predisposizioni verso il futuro. Il maggiore invece resiste nel ricordo, quasi fosse la sua unica possibilità di sopravvivenza.

Ultimo svolge inconsapevolmente il ruolo di conciliatore, il sopravvissuto che vivendo all’ombra dei racconti narrati e alle conversazioni confidenziali col fratello assente riesce a riportare nei gesti del quotidiano una serenità perduta, persino il senso dell’ironia nel padre e nella madre che nomineranno la loro prole con “ferito”, “ribelle”, “inadatto”, “stregone”, e il giudizio “proprio un bel lavoro”.

Un racconto poetico e struggente che evidenzia senza fingimenti i diversi volti del dolore e delle faticose capacità di adattarsi ad esso, nella perenne ricerca del senso nuovamente possibile anche quando pare che una forza devastatrice proietti in un mondo tagliato fuori dal mondo, sul bordo dell’abisso, tra un tempo spensierato trascorso e un avvenire terribile.

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