TartaRugosa ha letto e scritto di: Serena Dandini (2022), Cronache dal Paradiso, Einaudi Torino

A noi tartarughe piace sognare soprattutto quando, sepolte nell’attesa del transito invernale, abbiamo molte ore a disposizione per farlo. E che cosa appare nel nostro cervello ibernato? Ovviamente distese di verde trifoglio, gialli fiori di tarassaco, tenere cimette di ortica, infiniti prati da esplorare …

E le parole confortanti degli umani che, come noi, fanno del giardino il loro paradiso terrestre:

Allora cos’è in fondo il Paradiso se non un meraviglioso giardino?”

Con Serena Dandini la traccia che conduce verso l’ideale di Eden esclusivi inizia dalla casa di campagna dell’autrice, luogo dell’infanzia e contenitore di memorie familiari che si schiudono qui e là come tracce indelebili di legami, giochi, suppellettili, mobili, colori, profumi, rumori. Voglia di fuggirne, ma desiderio di tornarvi – col ricordo – per ritrovarvi quell’azzurro dell’ortensia della nonna, impossibile da riprodurre nonostante tutti gli espedienti praticati.

A questo album di famiglia rivissuto attraverso la penna si intrecciano altri taccuini di viaggio, racconti che si riferiscono ad aneddoti, ossessioni, passioni di personaggi noti e meno noti, ma aventi lo stesso denominatore comune: il giardino, l’incanto di un Eden personalizzato, la scoperta di nuovi orizzonti paradisiaci.

C’è chi cerca il Paradiso nel tempo passato, chi confida speranzoso nell’aldilà o chi, con più tenacia, vuole raggiungerlo a tutti i costi sulla Terra”.

Fra i tanti che grazie all’autrice mettono in scena i sogni inseguiti, troviamo Claude Monet e le sue amatissime ninfee: “Era così posseduto dalla visione di quei fiori e dai riflessi che proiettavano sull’acqua che negli ultimi anni non ha dipinto altro”. Oggi, nel Museo dell’Orangerie di Parigi, possiamo ammirare novanta metri di dipinti (dodici tele giganti di quattro metri per due) equiparabili a distese immense di pittura in cui immergersi, sperimentando l’emozione di chi con tanta devozione le ha fermate nel tempo.

Leggiamo anche la storia di Jeanne Baret che travestita da ragazzo, fingendosi eunuco, accompagna sul veliero di De Bougainville il botanico Commerson, spinta da un indomabile spirito d’avventura e desiderosa di scoprire sempre nuove specie vegetali. Sarà proprio lei a trovare “uno splendido fiore esotico. Il fusto ricorda quello di una vite ed è forte e affusolato, le tonalità delle ghirlande, dal rosso al malva, sono rese più intense dal minuscolo fiore bianco che nasce all’interno di ogni corolla”. Commerson, rimasto a bordo perché impedito al cammino da dolori a una gamba, si onorerà del merito della scoperta del fiore e dell’attribuzione del nome, che, per piaggeria verso l’ammiraglio che l’ha voluto a bordo, battezzerà bougainvillea.

Non manca il grande “Fabrizio De Andréimpetuoso giardiniere che, come un alchimista d’altri tempi, sperimentava formule magiche mischiando diversi tipi di stallatico ad acqua tiepida, spargendone secchiate sulle aspre terre della Gallura, con il sogno di far crescere nel suo Paradiso camelie e azalee, piante refrattarie a quelle latitudini battute dal libeccio.”

E incontreremo la frenesia di Frederic Eden, gentiluomo inglese trasferitosi a Venezia verso la fine del’Ottocento, il quale, forse per onorare il suo nome, “decise di trasformare la terra brulla di un angolo della Giudecca, in un Paradiso terrestre” e nonostante le avversitàcausate dall’acqua salmastra “riuscì in pochi anni a realizzare quella che sembrava un’utopia”. Ne faranno memoria i frequentatori ospiti di quel parco meraviglioso – fra cui Gabriele D’Annunzio e Eleonora Duse, Marcel Proust, Rainer Maria Rilke, Jean Cocteau, Henry James – trovando più che verosimile associare quel luogo ad un santuario di bellezza.

Purtroppo ai tempi attuali nulla più è rimasto se non quelle testimonianze, poiché alla morte di Eden e in seguito ai vari passaggi di proprietà, l’ultimo, l’artista austriaco Hundertwasser, abbandonerà le cure e la manutenzione del paradiso lagunare, lasciando trasformare il giardino in una selva impraticabile e ordinando che alla sua morte nessuno vi ponesse mai più mano o permettesse visite.

Nabokov invece risveglia i suoi sensi solo quando in mezzo ai boschi rincorre con un retino le farfalle. “Non c’è successo letterario, onorificenza o premio che possano eguagliare il piacere che gli procura lo studio scientifico di una farfalla.

L’imperatrice Giuseppina Bonaparte, originaria della Martinica, riesce incredibilmente a riprodurre una giungla tropicale alle porte di Parigi. “Nel salone in vetro e ferro riscaldato da dodici enorme stufe a carbone, ha realizzato il suo Paradiso terrestre: è difficile farsi spazio fra strelitzie, orchidee e rose in fiore. Gigantesche piante esotiche creano una selva intricata che offre tutte le possibili sfumature di verde, punteggiate dell’arancione di ananas maturi in pieno novembre”

La scrittrice Agatha Christie si arruola ventenne tra le infermiere volontarie dell’ospedale cittadino per assistere i giovani soldati feriti durante la prima guerra mondiale. Forse è il contatto continuo con la morte che l’aiuterà a descrivere ogni tipo di decesso nei suoi innumerevoli romanzi gialli o forse è l’utilizzo di numerosi unguenti preparati a base di veleni per le medicazioni che farà di lei la serial killer più letale della narrativa (la morte per avvelenamento è il metodo più frequente nei suoi delitti).

La fama e il successo delle sue opere coroneranno il suo sogno: tornare in campagna, in una casa con giardino E che giardino…”vivace e movimentato, ricco di aiuole lussureggianti, macchie di specie tropicali portate dai suoi viaggi e, quasi un omaggio al proprio successo, molti alberi di mandorle amare, frutto proibito da cui si estrae il cianuro”.

Alexandra David-Néel, anticonformista bramosa di avventure, muore a centouno anni, pochi mesi dopo il rinnovo del passaporto per una spedizione in Oriente. Formidabile donna d’azione riveste i ruoli più disparati: giornalista, orientalista, suffragetta battagliera per i diritti delle donne, anarchica e femminista, nonché prima cantante all’Opera Company di Hanoi. Ha un obiettivo ben preciso: raggiungere il suo personale Paradiso a Lhasa, capitale sacra del Tibet. Ci riuscirà all’età di 55 anni dopo infinite e pericolose peregrinazioni.

I Giardini della Mortella di Ischia sono invece il frutto della caparbietà del musicista William Walton e sua moglie Susana: insieme, in dieci anni di lavoro, trasformano una valle di terra scura simile a una cava di pietra “in uno dei giardini più belli d’Italia incastonato in un panorama mozzafiato” trasformato in seguito “in un luogo a disposizione dei giovani compositori di tutto il mondo, che vivono e studiano in quell’incanto creando nuova musica”.

Ci imbattiamo, verso il finale, nell’ostinazione di Margaret Mee, pittrice botanica che insegue, per dipingerlo en plain air, lo sbocciare del fiore di luna, fenomeno dalla flebile durata dello spazio di una notte. In Amazzonia ”a settantasette anni e con due trapianti di anca all’attivo, anziché limitarsi a curare l’orto di casa, Margaret sta navigando su un remoto affluente del Rio Cuieiras quando all’improvviso vede il fiore di luna in bocciolo. E’ come una visione. Il respiro si spezza. Ferma la barca. Apre il blocco di disegno, impugna il pennello con gesto consumato e inizia a dipingere, lo fa cogliendo l’attimo, senza riflettere, il cuore tremante e la mano ferma”.

Le tartarughe sono testarde, ma anche sentimentali e visionarie. Immaginano che, spostandosi sempre un po’ più in là, dove esiste la terra nuovi gloriosi miracoli siano possibili. E, come gli umani, li vanno a cercare.

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