Eccoci nel mezzomondo, a tre anni dall’entrata in vigore della legge Basaglia, dove ancora i muri cadono adagio e la resistenza al cambiamento frena ogni tentativo di recupero della dignità di coloro che, spesso, vengono rinchiusi solo perché è più comodo tenere tutti i difettosi in un unico posto nascosto, così nessuno li vede e non esistono più.
Come si legge nei materiali di archivio: Di alcune compare la foto, delle altre resta solo il nome, l’età, la provenienza e una diagnosi generica o frettolosa. Vite spezzate riassunte in pochi aggettivi senza riscatto: lunatica, malinconica, mascolina,, lasciva, dispettosa, irosa,irriverente, ciarliera, mendicante, menzognera, esibizionista, incoerente, ninfomane, dedita all’ozio, petulante, pazza morale.
A raccontarci le vicende del mezzomondo è Elba, che lì si trova poiché la sua Mutti, fuggita da Berilino quando erano ancora chiuse le frontiere, era incinta e il marito, tradito, decise che quella donna con in grembo un figlio secondo lui non suo era di facili costumi e quindi da internare.
Pertanto il mezzomondo è l’unico universo che Elba conosce. Un luogo dove abitano strani personaggi cui vengono riservati speciali trattamenti di cura: le cinghie; le Caramelle di vario colore a seconda se stai bene o male;, la scossa data piano, pianissimo, forte; le docce gelate per raffreddare gli istinti … e lo spettro del trasferimento dal Mar dei Tranquilli alla terra delle Agitate o delle Semiagitate.
Elba non è matta, non ha nessun problema e cerca di scoprire quale malattia abbia per poter ricevere la cura adatta, e, se pur giovanissima, si trova a fare da chaperon alle nuove arrivate, che osserva e accoglie, illustrando loro ogni particolarità della nova casa; scrive in rima come le pubblicità della TV, compila il suo personale Diario dei malanni di mente descrivendo a modo suo i tratti peculiari delle altre donne ricoverate, che spesso si rivelano più appropriate di quelle del Dr. Colavolpe, rappresentante della vecchia psichiatria e refrattario ad applicare le nuove indicazioni legislative.
I mica-matti odiano i matti, li chiudono nel mezzomondo e qui non ci vogliono mettere piede… perché, sotto sotto,hanno paura che non li facciamo uscire mai più.
Dopo alcuni anni passati in orfanotrofio per essere messa in grado di studiare,Elba fa di tutto (fa la matta) per tornare al mezzondo per stare con la sua Mutti. Ecco l’unica realtà che Elba conosce, uguale a se stessa ogni giorno: svegliarti quando arriva la luce, andare alle docce, infilare il camicione, mangiare pane raffermo ammollato nel latte annacquato, aspettare il giro delle visite, pranzare, camminare una mezz’ora nel cortile, guardare la televisione se non sei stata messa alla corda, cenare, prendere la Caramella grigia del Buon Sonno, tenerla tra la guancia e le gengive per sputarla senza farti scoprire, attendere che si spengano le luci, scendere in un pozzo nero nero se non hai fatto in tempo a gettare la pillola di nascosto.
Sinché arriverà il Dottorino – Fausto Meraviglia – colui che, con la camicia verde a quadri e i pantaloni di velluto beige, i capelli rossicci e spettinati, incarna la nuova visione della psichiatria e inizierà ad introdurre la sua personale rivoluzione gentile, perché se messi in condizione di fare cose normali, i pazzi si comportano da sani, finendo in carcere per aver organizzato una partita di pallone fra i degenti e additato a sua volta dal personale sanitario come folle e incapace di gestire la sofferenza.
Un eroe che non è un eroe, questo Meraviglia, la cui storia si intreccia con la volontà di liberare Elba dalla sua condizione di internata e, attraverso lei, acquisire quel ruolo paterno che non è riuscito a costruire con i suoi figli. Una famiglia, la sua, destinata a disgregarsi, mentre lui dedica indefessamente il suo tempo al lavoro e a criticabili distrazioni. La figlia Vera così lo descrive:
Lui vede solo se stesso, mai gli altri. Crede molto nella famiglia, a modo suo, crede che la famiglia debba restare sempre lì, fin quando lui non si stanca di girovagare e torna all’ovile. Non ha mai preso in considerazione il contrario, che potessero essere gli altri ad andarsene. E’ un tradizionalista, in fin dei conti, possessivo e geloso.
E nello scarto temporale che ci rimanda al Dott. Merviglia da vecchio, un po’ indementito, immerso in un flusso di coscienza e preso a fare i bilanci col suo passato, emerge la delusione nelle sue stesse parole:
Hai scoperto, caro Dottorino, che le crisi matrimoniali delle signore di Posillipo fruttavano molto di più dei casi psichiatrici. … La malattia mentale è un territorio così buio e sconfinato che anche l’esploratore più esperto rischia di perdere la strada.
Eppure, nonostante le difficoltà che ci dimostrano come sia labile il confine tra salute e caduta vertiginosa nel baratro (dove Elba precipita quando scopre che la madre è finita nel reparto peggiore, quello con le alienate con cui non puoi ragionare perché hanno attraversato una linea di confine da cui non vogliono più ritornare, la pazzia è la loro unica forza e non c’è niente da fare se non legare e dare la scossa e picchiare e dare la Caramella rossa o blu o tutte e due insieme), il Dr.Meraviglia e le sue debolezze umane non impediscono il riscatto di Elba. Dovrà dolorosamente piegarsi alla pratica da lui aborrita, l’elettroshock, per salvare Elba annientata dal dolore del suicidio della madre, ma, una volta superata la grave crisi, riuscirà a portarla a casa sua e a farla studiare per prendersi una laurea,
Mentre si parteggia per il riscatto dei diritti di questa bambina diventata donnea scopriremo che in lei il mezzomondo è diventato quasi vitale, anche quando finalmente si svuota:
Loro possono andare via, se vogliono. Io posso restaci, questa è la mia libertà. Del resto non so che farmene….Alle porte e alle finestre non ci sono più i catenacci. Il mezzomondo assomiglia ogni giorno di più al mondo intero, ma le sbarre sono una parete della mente e la libertà è una chiave nella testa che non so ancora girare.
Nelle emozionanti pagine di questo libro attraversiamo la storia della chiusura dei manicomi, ricavando spesso la sensazione di rivestire i panni dell’uno o dell’altra protagonista e del loro diverso modo di esprimere la solitudine, il mal d’amore e il mestiere di vivere.
E in questo il mezzomondo è come il resto del mondo, ognuna ha bisogno di qualcosa: a volte di amore, a volte di solitudine, a volte di un calmante, e spesso di tutte queste cose insieme.

