TartaRugosa ha letto e scritto di: Domenico Starnone (2024), Il vecchio al mare, Einaudi, Torino

Che cosa cerca Nicola tutti i giorni sul bagnasciuga – la sabbia ancora calda d’estate – con i suoi ottantadue anni, il cappello, un borsone, la sedia pieghevole sulle spalle, un quaderno e una matita?

Che cosa rincorre con qualche balzo barcollante e i palpiti forsennati del cuore, abbagliato da una fuggente presenza dai contorni dorati cui dare un nome che non viene?

Scrittore, Nicola lascia credere di esercitare le più strane professioni che gli altri gli attribuiscono, forse perché lui stesso non sa bene cosa credere di se stesso, di chi è stato, di chi è diventato, di chi ha amato, se ha amato.

Fluttuano i ricordi accompagnati dal rumore del mare e dai personaggi che via via intessono le sue giornate: Lu, giovane commessa esperta rematrice di canoa – un po’ più sprovveduta in campo sentimentale – con un ex marito, il piccolo figlio Ninì che crede alle piovre giganti, un nuovo amante; Evelina, la proprietaria di una boutique, moglie infelice di Silvestro, muscoloso e disonesto imbonitore commerciale, nonché instancabile seduttore: varie donne già attempate che cercano una nuova giovinezza tra la folla di abiti appesi alle stampelle e i manichini vestiti con eleganza nel negozio di Evelina. Personaggi da osservare e raccontare nelle loro solitudini e nei piccoli intrighi che pagina dopo pagina disvelano la vita della piccola comunità.

Su tutti incombe come un fantasma il ricordo della madre di Nicola, mai dimenticata, scomparsa troppo precocemente e che lo ha fatto sentire prestissimo a rischio di umiliazione e abbandono.

E’ Lu, la più giovane di quel nuovo universo femminile, colei che raggruma dentro di sé le ombre delle donne del suo passato, di cui tuttavia nessuna ha mai avuto niente a che fare con la madre, che ancora predomina nella sua memoria:

Ora stavo cercando soltanto di estrarre dal corpo di Lu una madre viva, vivacissima ben diversa da quella prossima a morire orribilmente. Desideravo una madre senza malattia, sotto i trent’anni, di radiazione benevola, capace di suscitare invidia e poi addomesticarla mutandola in simpatia e affetto”.

E’ Rosa, la madre defunta, che ora Nicola riplasma seduto per ore nella boutique di Evelina contemplando l’indaffarato traffico delle clienti nei camerini?

Per quasi due ore ho spiato il viavai di streetwear, di total black oversize, di spalle cadenti, di giacche e pantaloni rosa shocking,

mentre vorticano nella sua testa i vocaboli di quando Rosa, sarta,

aveva messo su un negozietto che chiamava butik: taffetà, shantung di seta bordò, pizzo di tulle, il raso azzurro sintetico, lo sciffòn di seta bianco, le paillettes di bronzo e l’organza””.

Ancora, che cosa cerca Nicola acquistando da Silvestro un kayak, regalando a Lu lussuosi capi d’abbigliamento, accondiscendendo ai baci appassionati di Evelina, cercando nella notte insonne oggetti preziosi sperduti nella sabbia col rabdomante di Maurizio?

Cerca forse il sé bambino nascosto in quella sfuggevole figurina dai contorni dorati, impalpabile, indescrivibile, inesorabilmente lontana?

Un uomo di ottantadue anni, quattro figli, sei nipoti, a bordo di un kayak gonfiabile, ma in realtà, a pochi metri dalla battigia stava navigando un io ancora infantile che da parecchi decenni aveva trovato l modo di proteggersi mentendo a se stesso e su se stesso, combinandosi e scombinandosi a ciclo continuo con figure e figurine fatte di parole senza grandi ambizioni

Nei tramonti accesi dal rosso, le giornate scivolano insieme alla malinconia del passato e della vita, pur persistendo un costante desiderio di voler provare a tirare fuori, nonostante l’abbandono delle forze, le ultime energie, quelle energie che, paradossalmente, non gli hanno impedito di scadere nella mediocrità in ogni scelta compiuta.

Nei confronti dello smacco della scrittura:

Dopo i vent’anni mi sono scoperto inadeguato e allora, per combattere il dispiacere, mi sono ricavato una piccola nicchia di consapevole medietà. Mi sono detto se non ho le qualità necessarie per le cose grandi, mi concentro sulle piccole. E così ho assemblato fino ad oggi donnette e ometti senza fisica, e astrofisica, senza algebra e chimica, senza scienza della propria anima e di quella altrui, senza sguardo lungo di fuori e di dentro, soprattutto senza un sentire accalorato . Non so cosa mi abbia spinto a passare gran parte del mio tempo così, evitando di puntare in alto, ma non rassegnandomi mai del tutto al basso”.

Nei confronti degli innamoramenti, così sapientemente e scientemente raffreddati dopo la loro folgorante insorgenza:

“aI tanti sì gioiosi del primo innamoramento, ai tanti sì affettuosi dell’infanzia dei figli, è seguito inevitabilmente un lungo no rabbioso, poi gelido, fino alle tante piccole desolate separazioni. Prometti molto, ma mantieni poco.”

Ogni giorno su quella spiaggia Nicola avverte qualcosa che sta andando via per sempre, lasciando al suo posto l’imbarazzo di un organismo ottantenne ancora sfacciatamente vivo che, nel respiro di un’esistenza inframmezzata a ipocrisia, inadeguatezza, sotterfugi, è poco incline ad arrendersi alla finitudine:

“Calma, dunque, non devo eccedere, vediamo cosa accadrà domani. E se domani non dovesse accadere niente, ho ancora un po’ di tempo, riproverò”.

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