QUESTIONI DI PELLE

Strada Statale n. 21.

Bianco, rettangolare, freddo, il nuovo parallelepipedo di cemento armato con ampie vetrate listate di blu stava adagiato lungo disteso sull’ultimo tratto del rettilineo che conduceva alla rampa di accesso autostradale.

Allineati come scialuppe sulla fiancata di una nave, decine di enormi grembi di acciaio su ruote erano in paziente attesa di fecondi utilizzatori, attratti come mosche sul miele dalla promessa di lucente nitore e delicata fragranza.

Non più ominidi sospettosi intorno al monolito assopito, ma umani all’assalto del nuovo spazio del terzo millennio.

Stava per aprirsi la sospirata avventura: 2010, odissea nell’Acqua&Sapone.

Augusto sbuffò davanti alla fila della cassa.

Nell’attesa del turno, sentiva il peso e la solitudine dell’essere l’unico maschio in famiglia. Non che non fosse orgoglioso delle sue quattro donne, ma certamente un’altra presenza maschile in casa gli avrebbe permesso di condividere il piacere del corpo sudato dopo la partita di pallone domenicale o la selvatichezza della barba incolta durante il week-end o il rifiuto di accompagnare una delle donne a fare la spesa.

Lo sguardo cadde sul carrello strapieno. Ancora una volta la settimana di prezzi incredibili era servita a Marisa per incastrarlo: “Ci sono un sacco d’offerte … almeno mi aiuti a portare le borse!”.

In effetti non aveva mentito. Pensò alle tre figlie a casa. A Stefania, ormai diciottenne, che trascorreva ore asserragliata in bagno a sperimentare le strategie più opportune per rendere più seducente la sua  già prorompente femminilità; a Giulia, praticamente ombra della sorella maggiore per cercare di rendere meno infantili gli acerbi tredici anni; alla piccola Caterina che, nonostante i suoi trenta mesi, pareva già in grado di distinguere i prodotti di migliore qualità (quelli più cari, per intenderci).

Guardò Marisa e la rievocò ai tempi del liceo, con quel viso acqua e sapone che lo aveva fatto innamorare. Che cosa era cambiato da allora?

L’occhio si spostò sul contenuto del carrello, ora che le mani ingioiellate della donna avevano iniziato a estrarre con una certa velocità organizzata le diverse confezioni da allineare sul nastro rotante della cassa.

Microscopici barattoli dai prezzi esorbitanti di innumerevoli creme per viso-mani-corpo-labbra; doccia-shampoo colorati in tutte le gamme fruttate e speziate di profumazioni; shampoo per le diverse esigenze del cuoio capelluto; scatole di borotalco corredati dalla serie completa di oli per la pulizia della pelle dei bambini; un numero imprecisato di pacchi di assorbenti e tampax; flaconi di sapone liquido intimo a basso ph; boccette di deodoranti spray o in stick con o senza alcool; saponette alle essenze naturali; fondotinta; balsami; lip-stick e burro-cacao; tubetti di dentifrici e collutori; spazzolini da denti e filo interdentale; fazzoletti detergenti; bottigliette di Acqua di rose, lozioni struccanti e bastoncini ovattati. Sopra tutto, in bilico, troneggiava una confezione gigantesca della regina della pulizia delle intimità più recondite, la carta igienica.

Sul fondo del carrello, invece, solitari come lui, giacevano il pacco super-convenienza dei rasoi a cinque lame, gli stessi che lo avevano accompagnato negli anni incrementando con regolarità il numero delle lame per assicurare una pelle liscia e vellutata, nonché il suo irrinunciabile Pino silvestre Vidal.

Ma il bello doveva ancora arrivare.

Ogni volta, al momento del saldo del conto, dal borsellino di Marisa usciva un rotolo di cedolini colorati, ricchi di invitanti promesse di ribasso del prezzo, che diligentemente la cassiera passava sul riconoscitore del codice-a-barre per applicare lo sconto annunciato.

Un vero supplizio.

Terminata la fase della spesa, Augusto già conosceva lo scenario che li attendeva al ritorno. I gridolini di gioia delle figlie, lo svuotamento delle borse di plastica, i “Mamma ti sei ricordata…”, “Che meraviglia, l’hai trovato!”, “No, Giulia, questa è mia”, “E il mio dentifricio alla fragola?”.

Persino Birilla, agitatissima per lo scompiglio generale, continuava a correre avanti e indietro e ad abbaiare per vedere se qualcosa arrivava pure a lei (cagnolina rigorosamente femmina perché, dopo lunghe discussioni, Marisa aveva decretato che i cani maschi sporcano di più),

Niente da fare. La famiglia Rossini non era una famiglia per maschi.

Se solo ci fosse stato qualche dubbio, la stanza da bagno era costantemente un effluvio di profumi tali da far inorridire chi, convinto dell’importanza olfattiva nella selezione della specie, sosteneva il ruolo fisiologico dei ferormoni nella scelta sessuale del partner.

A pochi giorni di distanza dall’approvvigionamento dei beni di prima necessità per la bellezza e la salute igienica, accadde che un mattino Augusto si svegliò  con delle strane bolle sul collo e sulla fronte stempiata. Controllò il corpo, ma fortunatamente nessun segnale di rossore.

Nei giorni seguenti le bolle si fecero più marcate e un senso di persistente prurito dietro le orecchie e sulla testa iniziò a dargli decisamente fastidio. Decise di andare dalla dermatologa di famiglia.

“Questa è una dermatite bollosa di origine allergica. Ha per caso cambiato marca dello shampoo?” chiese la dottoressa.

“Guardi, non me ne parli. In casa mia i prodotti igienici cambiano a seconda delle offerta che mia moglie riceve per posta, per cui non uso mai la stessa marca. Tendo però a scegliere articoli il più possibile naturali”.

“Naturale non è sinonimo di garanzia. Sapesse quanti pazienti contraggono dermatiti a causa di detergenti di bassa qualità. Alla sua età e con la pelle sensibile che si ritrova, sarebbe più conveniente rivolgersi ai prodotti farmaceutici, tutti clinicamente testati e ipoallergenici”.

Vagamente seccato per il riferimento a quella “sua età”, Augusto replicò: “Dunque lei ritiene che possa essere una forma allergica?”

“Senta, ora io le prescrivo questa crema da applicare due volte al giorno per sette giorni e nel frattempo lei sospende lo shampoo che sta utilizzando. Quando arriva a casa, mi fa una fotocopia della composizione riportata sul flacone del prodotto e me la invia con la e-mail, così proverò a verificare gli eccipienti contenuti e intanto vediamo cosa succede dopo la terapia che le ho indicato”.

Augusto acquistò in farmacia la crema consigliata e, appena giunto a casa, aprì l’anta del suo personale scomparto del grande mobile a specchi del bagno.

Controllò il flacone dello shampoo e lesse: “Shampoo Neutron a pH fisiologico al Talco”. Gli venne un dubbio sul talco, ma ricordò perfettamente di aver pensato che, fra le varie proposte di mela verde, camomilla e miele e altre diavolerie agrumate, quello al talco gli era parso lo shampoo meno disturbante rispetto alle altre fragranze disponibili.

Col flacone in mano andò in studio verso lo scanner per fare una fotocopia e fu proprio quando cercò il lato migliore per inserirlo sotto il coperchio dell’apparecchio che vide, minuscola in basso, la dicitura “Per cani e cuccioli”.

La settimana seguente, la dottoressa Rocchi trovò nella sua posta elettronica il seguente messaggio:

“Gentile Dottoressa, le scrivo per informarla che la cura ha avuto successo. La sua diagnosi era corretta: evidentemente si trattava proprio di una questione di pelle, troppo sensibile per quel tipo di shampoo. La ringrazio molto e la saluto cordialmente. Augusto Rossini”.

Non vi era alcun allegato.

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