TartaRugosa ha letto e scritto di: Michiko Aoyama (2022), Finché non aprirai quel libro, Traduzione di Daniela Guarino, Garzanti, Milano

Cinque storie ruotano intorno alla Hatory Community House, un Centro che tutti vorremmo nel nostro quartiere, con offerte di tutti i generi per studio, approfondimenti, svago e, soprattutto, una bibliotecaria sempre disponibile a fare una ricerca selezionata in base a quel che si cerca.

La signora Komachi è una signora speciale:

una donna più che grassa, grossa. Mento e collo erano un tutt’uno … sulla cima della testa se ne stava placido un piccolo chignon in cui era infilato uno spillone dal quale pendevano tre grappoli di eleganti fiorellini bianchi. … Il suo modo di parlare possedeva un calore avvolgente e sulle ginocchia teneva una piccola scatola arancione scuro di un prodotto di grande successo della ditta dolciaria Kuremiyado, dei biscotti morbidi a forma di cupoletta”.

Un particolare, quest’ultimo, ricorrente in tutte le storie, poiché quella scatola non contiene più i dolcetti, ma è stata trasformata in portacucito contenente gli attrezzi per costruire oggetti di lana cardata. Un passatempo in attesa dei clienti? No, la peculiarità della signora Komachi è quella di porre domande precise al suo interlocutore, digitare con velocità supersonica sulla tastiera del computer per la ricerca dei testi, consegnare una lista dettagliata di libri inerenti all’argomento desiderato (l’ultimo libro è sempre riferito a qualcosa che non c’entra nulla con la richiesta), consegnarla al cliente unitamente al “supplemento”, per l’appunto l’oggetto di lana cardata (incontreremo una padella, un gatto, un mappamondo, un aereo, un granchio) che rivestirà un significato profondo nelle evoluzioni dei cambiamenti dei protagonisti,

Conosciamoli, nella loro diversità e in diverse tappe dell’esistenza, sono tutti accomunati da un’insoddisfazione più o meno latente per ciò che riempie o non riempie la loro vita e alla ricerca – percepita quasi impossibile – di una trasformazione:

Tomoka, di 21 anni, fa la commessa nel reparto abbigliamento dell’ipermercato Eden perché è l’unico che le ha offerto un impiego.

Vorrebbe cambiare, ma non sa bene nemmeno lei cosa fare di preciso. Confrontandosi con il collega Kiriyama (felice del suo lavoro di commesso nel reparto occhiali), si accorge di non aver approfondito utili competenze specifiche (patente, lingua straniera, informatica) e decide quindi di iscriversi al corso di informatica offerto dalla Hatory House, usufruendo della consulenza della bibliotecaria e stupendosi non poco quando sulla lista appaiono i libri relativi al funzionamento del programma Office e, come ultimo, Guri e Gura. libro illustrato con la storia di due topolini di campagna e il supplemento di lana cardata costituito da una padella.

Ryo, di 35 anni, contabile in un’azienda di mobili, affascinato sin da studente da un negozio di antiquariato. “Ogni volta che mi trovavo in quello spazio riuscivo a dimenticare per un po’ le complicazioni della vita quotidiana. Le cose seccanti accadute a scuola, le prediche di mia madre, le ansie riguardo al futuro”. E’ fidanzato con Hina, che raccoglie frammenti di vetro, conchiglie e stelle marine trasportati dal mare e li trasforma in piccoli gioielli. Questa sua passione sarà il pretesto per iscriversi alla Community House e frequentare con Ryo il corso “Incontrarsi con i minerali”. Da questa esperienza fa capolino il sogno di Ryo, aprire un negozio di antiquariato. Anche per lui l’incontro con la signora Komachi, tutta intenta a punzecchiare con un ago una cosa morbidatondeggiante (le forme si creano infilzando ripetutamente un ago in un batuffolo di lana). La scena si ripete e alla domanda di libri che spieghino come aprire un’attività, a una velocità che non si riesce a vedere le dita, ecco apparire la lista e, come ultimo testo, “Il giardiniere curioso”, unito al simpatico omaggio del supplemento: un gatto di soffice lana cardata.

Natsumi, di 40 anni, ex redattrice di un magazine dove ha freneticamente lavorato finché è rimasta incinta e pur continuando a prestare la sua attività fino quasi allo scadere della gravidanza e rinunciando al congedo di maternità, quando riprende l’incarico le viene annunciato dal caporedattore il trasferimento in segreteria: “Ma scusa, è troppo faticoso fare il lavoro di redazione e al contempo crescere un bambino, no?”. Amareggiata per il mancato riconoscimento del suo impegno di tanti anni, mentre passeggia con la figlioletta Natsumi entra nella Community House dove sa esserci uno spazio giochi per i bimbi e, nel frattempo, cerca libri illustrati per la piccina. Ovviamente dalla signora Komachi, cui confida con delusione le difficoltà: “Da quando è nata mia figlia non faccio che trovarmi in strade senza uscita. Sono irritata per il fatto che non posso fare ciò che voglio, e penso che non è così che doveva essere. E’ vero che mia figlia è importantissima, ma crescere un bambino si è rivelato molto più duro di quanto avessi immaginato”. Ed ecco che dalle dita magiche di Kamachi esce una lista di libri adatti per bambini e all’ultimo posto “La porta della luna”, accompagnato dal supplemento raffigurante un mappamondo.

Hiroya, di 30 anni, disoccupato e vergognoso di esserlo, entra in contatto con la Community House grazie all’incarico ricevuto dalla madre di acquistare dei prodotti ortofrutticoli venduti direttamente dai produttori al market ogni tre mesi. Imbattendosi in un pupazzetto eseguito dalla signora Kamachi e messo accanto a un cartellino scritto a mano, cercherà l’autrice, con la quale scopre di avere identica passione per i manga. Hiroya ha frequentato una suola di grafica “Poi però mi sono inceppato nella ricerca di un lavoro. E’ stato impossibile ottenere un lavoro da illustratore del tipo che volevo fare io e non avevo nemmeno idea di come scegliere un impiego temporaneo in un’azienda che si occupasse di altro. … la ricerca di un impiego non è andata a buon fine e anche i lavoretti part-time non continuo a farli a lungo, attualmente persisto nella condizione di nullafacente”. Per Hiroya non ci saranno titoli adatti a sostituire i manga già letti da bambino e , con sua sorpresa, la lista digitata dalla bibliotecaria indicherà un solo testo: “Evoluzione. Un catalogo per immagini. Il mondo che videro Darwin e gli altri”. Come supplemento, un piccolo aereo dal corpo grigio e le ali bianche. Sfogliando i ricordi, Hiroya troverà un biglietto scritto da lui su invito del professore di scuola sull’ immaginarsi dopo vent’anni: “Disegnerò illustrazioni che resteranno nel cuore della gente”. Il catalogo diventerà per Hiroya un ottimo stuzzicante dell’estro creativo e nella Community House, luogo così vicino e mai considerato, si aprirà un nuovo futuro anche lavorativo sia come sostituto dell’addetta alle pulizie sia come creativo per illustrazioni del giornalino locale o poster per i numerosi eventi della Community.

Infine conosciamo Masao, di 65 anni e pensionato in crisi. “Ora che non ero più un impiegato d’azienda non ero più riconosciuto dalla società come suo membro. … Tutte le frequentazioni che avevo avuto erano soltanto legate al lavoro. Pensare che ci ho lavorato per quarantadue anni”. Per inciso, Masao ha lavorato alla Kuremiyado, la ditta che fabbrica gli Honey Dome, i dolcetti la cui scatola era diventata il portacucito della signora Komachi. La moglie di Masao gli suggerisce di iscriversi a un corso di Go, iniziato presso la Commnity House dove lei insegna informatica. E sarà proprio questo argomento a far incrociare le strade di Masao e della bibliotecaria che, oltre a consegnargli una lista di libri sul funzionamento del Go, inserisce un libro di poesie “Genge e la rana” col supplemento di lana cardata raffigurante un granchio.

Nell’ultima storia si intrecceranno incontri già precedentemente conosciuti, dandoci la gioia di costatare come tutto si tiene intorno alla Community House e, non ultimo, svelando quale straordinaria tecnica avesse la signora Komachi nello scegliere i supplementi così adatti ai suoi interlocutori.. “A caso … Voi tutti trovate da soli un senso al supplemento che io vi regalo. E lo stesso vale per i libri. Cose che non c’entrano nulla con lo scopo dell’autore e le parole che questi ha scritto, è poi chi le legge a legarle a sé con un filo, a ricavarne qualcosa che è soltanto suo”.

Un libro ottimista che testimonia come è sempre possibile cambiare strada e come una fine possa preludere a un nuovo inizio, senza fretta, ascoltando le proprie inclinazioni, lasciandosi andare senza opporre resistenza.

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