la tartaruga Melissa scava la terra per deporre le uova, 4 lug 2020

la TARTARUGA GILDA, salvata e accudita in questi anni da D., L. e Z. e ora nella sua dimora sulla terrazza dell’orto e del ciliegio, 21 giugno 2020

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in partenza:

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ora nella sua dimora 

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la TARTARUGA deposita le sue uova. Video inviato da G.M. e C.B, 20 giugno 2020

COSA MANGIA la Tartaruga di Terra: guida alimentare – in BLITZEN

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COSA MANGIA la Tartaruga di Terra: guida alimentare – BLITZEN

Assembramento delle TARTARUGHE nella zona del CILIEGIO, 14 giugno 2020

“Oggi 24 aprile registro il decesso di Miciù … mi piace comunque pensare di guardare alla cosa dal punto di vista della nostra incredibile gatta…”

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Scrivevo sull’agenda il 20 febbraio 2020 : “Probabile ultima flebo di Miciù prima
dell’eutanasia”. Il giorno 22 riporto “Il Coronavirus arriva in Lombardia” e il 24
“Miciù ancora in vita: ha ripreso a mangiare!”.
Qualche giorno dopo scrivevo questo post per Tartarugosa:

https://tartarugosa.com/2020/03/02/tartarugosa-riflette-su-marc-auge-il-tempo-
senza-eta-2014-raffaello-cortina-e-miciu-1997-si-tengono-assieme/

e una ventina di giorni dopo questo:

https://tartarugosa.com/2020/03/23/corvus-2020-lintervista-senza-precedenti-di-
tartarugosa-ai-tempi-del-covid-19-23-marzo-2020/

Oggi 24 aprile registro il decesso di Miciù, ma analogamente al post di Corvus, mi
piace comunque pensare di guardare alla cosa dal punto di vista della nostra
incredibile gatta. Anche la mia mente razionale, totalmente inadatta alla
spiritualità, cerca nell’animismo un possibile antidoto.
Pertanto rincorro con la fantasia il filo dei suoi pensieri da quel 20 febbraio 2020
famoso, quando, come spesso gli animali dimostrano, già percepiva quello che di
lì a poco sarebbe successo al nostro Paese e ne traeva le sue conclusioni.
Non posso lasciare questi due, dopo quasi 23 anni di convivenza, ad affrontare la
dura prova dell’isolamento senza di me”.
Si sa, anche nella malattia si possono trovare dei vantaggi secondari. E Miciù li
aveva trovati tutti.
1. Al pensionato che condivideva maggiormente il suo spazio, si era aggiunta la
disoccupata: doppia razione di coccole, doppia possibilità del ghiotto snack, un
nuovo e inedito panorama da osservare sul cambiamento degli stili di vita;
2. Scelta di una nuova postazione: non più in bagno, ma in soggiorno, finalmente
accanto sia all’uno che all’altra per la pettinatura serale, i massaggi sulla pancia e
i grattini sotto il mento;
3. Seccatura per l’iniezione sottocute a giorni alterni, ma che benessere dopo
l’idratazione senza dover ricorrere al viaggio col trasportino dal veterinario (anche
a costo di qualche punzonatura non ben riuscita al primo colpo)
Da novembre 2019, quando la speranza era di poter arrivare a fine anno, si sono
aggiunti quasi ulteriori 6 mesi portando il nuovo record di vita a 22 anni e 10 mesi.
Lunedì scorso, prima della decisione finale, un’ulteriore prova di osservazione
dopo che, finalmente per noi, il veterinario aveva riaperto, giusto in tempo per
informarci sui peggioramenti che aumentavano.
La visita e la flebo con farmaco per la nausea avevano fatto nascere qualche
piccola illusione perché, quella sera, Miciù si era gettata sul pasto facendo fuori
una scatoletta, oltre agli snack già consumati.
Sempre fingendo di essere nei suoi pensieri: “Mi voglio godere questa ultima
soddisfazione” . L’ultima cena per l’appunto perché da lì anche lei stessa si è
dovuta arrendere all’evidenza del declino veloce delle sue funzioni fisiologiche.
Sempre signorile la nostra Miciù.

Con il nuovo disturbo della perdita di riflesso di una zampa, ha tuttavia mantenuto
per tre giorni le sue abitudini, pedinandoci per la ricerca del cibo nonostante il
rifiuto di mangiarlo, chiedendo di essere presa in braccio per il tempo da lei
deciso, inquieta solo ieri, quando probabilmente il progressivo arresto delle
funzioni organiche ha iniziato a darle problemi, non facendole comunque
rinunciare il piacere di un piccolo bagno di sole sul balcone (mai fatto prima)..

Così oggi 24 aprile l’abbiamo lasciata andare, evitandole la pena di passare le
ultime ore in preda a disturbi e, conoscendola, minando il suo orgoglio di Lady.
Ritornando al suo flusso di pensieri:
Domani è il giorno della Liberazione, fra una settimana termina l’isolamento: ho
badato a voi, ora siete pronti per restare anche un po’ da soli. E poi non
dimenticate: se me ne andavo in febbraio non era ancora tempo di nuove
cucciolate. Vi ho traghettato – ammetto con reciproca soddisfazione – fino alla
primavera inoltrata, ma è giunto il tempo di lasciare spazio alla nuova
generazione. Con l’augurio che i nuovi arrivati non abbiano la mia stessa
longevità, perché considerata la vostra età, sarebbero poi loro a restare orfani!

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anche quest’anno , alcune tartarughe ce l’hanno fatta, GRAZIE, Paolo !!!

Avatar di Paolo FerrarioLUOGHI del LARIO e oltre ...

anche quest’anno , alcune tartarughe ce l’hanno fatta

GRAZIE, Paolo, per il dono che ci hai fatto nel mostrarci la vita di due di loro

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TartaRugosa ha letto e scritto di: Raymond Queneau (1983) Esercizi di stile, Einaudi Traduzione di Umberto Eco

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Un gioco di bravura irresistibile:

“Queneau usa le figure retoriche per ottenere effetti comici ma nel contempo fa del comico anche sulla retorica … La retorica non si limita alle sole figure e cioè alla sola elocutio.

C’è l’inventio e c’è la dispositivo, c’è la memoria, c’è la pronuntiatio, ci sono i generi oratori, le varie forme di narratio, ci sono le tecniche argomentative, le regole di compositio, e nei manuali classici sta anche la poetica, con tutta la tipologia dei generi letterari e dei caratteri …”

Ci voleva Umberto Eco ad azzardare la traduzione dei 99 esercizi di stile di Raymond Queneau, animatore dell’esperimento dell’Oulipo, nel cui ambito anche Georges Perec ha dato il suo notevole contributo.

Perché gli Exercices di Queneau sono una “scommessa metalinguistica” che si basa su tutte le variazioni pensabili di un brevissimo testo, da cui le 98 variazioni che seguono sortiscono, nel loro insieme, un effetto comico globale: “mentre si ride su uno scambio meccanico di lettere alfabetiche, si ride nel contempo sulla scommessa dell’autore, sugli equilibrismi che egli mette in opera per vincerla, e sulla natura sia di una lingua data che della facoltà del linguaggio nel suo insieme”.

E perché pochi come Eco avrebbero saputo allineare così fruttuosamente le conversioni dal francese all’italiano, permettendosi di giocare con altrettanto perfezionismo e, pur nella scelta di alcune licenze di tipo linguistico-culturale, mantenere un assoluto spirito di fedeltà al testo originale.

Non rinuncia, Eco, di sottolineare di aver dovuto reprimere molte tentazioni: “avrei voluto provare l’eufemismo, la metalessi, l’ipallage, ero tentato di parodiare il linguaggio avvocatesco, quello degli architetti o dei creatori di moda, il sinistrese, o di raccontare la storia alla Hemingway, alla Robbe-Gullet, alla Moravia …”

E continua: “Exercices de style è come l’uovo di Colombo, una volta che qualcuno ha avuto l’idea è assai facile andare avanti ad libitum …”

Trovo così vere queste parole che, presa dall’entusiasmo della lettura di queste splendide 99 variazioni, mi sono divertita pure io a scegliere 9 titoli dai 99 proposti, partendo da un iniziale “Notazioni” (di mia pura invenzione) e da lì liberare la mia tartarughesca creatività.

NOTAZIONI

Pomeriggio d’estate. Sulla stretta strada che costeggia il lago, un autobus e un camion provenienti da direzioni opposte, bloccano il traffico. Riescono solo a passare pedoni, ciclisti e motociclisti. Una donna incinta seduta vicino al guidatore della corriera sviene.

RETROGRADO

Gravida accomodata al fianco del conducente del mezzo pubblico perde i sensi. Sulla strada transitano camminanti, bicicli e centauri. Le automobili invece stazionano dietro la corriera e il camion bloccati nella strettoia asfaltata. Il sole è ancora alto nel cielo e illumina il lago.

SORPRESE

Incredibile! Chi avrebbe mai detto che in un pomeriggio simile – mai stato così caldo! – sarebbe svenuta solo una donna, per giunta con un pancione enorme per essere incinta di soli 5 mesi? E la colpa di chi? Non certo di quel gruppo di ciclisti che sogna di raggiungere l’acqua del lago. L’avreste mai detto? Una betoniera immensa che a dir poco sfiora il muso dell’autobus di linea! I due colossi si incrociano e sapete che cosa fanno le  altre vetture? Mica prestano soccorso alla sventurata. Macchè! Se ne stanno lì boccheggiando e sudando.

INSISTENZA

Faceva caldo quel giorno. Era un pomeriggio molto caldo. Erano le ore più calde di quel giorno estivo che cade nel mese centrale dell’estate, ovvero fine luglio, un periodo caldissimo dell’anno. Pure la strada era calda. L’asfalto bolliva e il luccichio del lago spargeva calore. Sulla calda strada asfaltata, uno da nord, l’altro da sud, giungevano un autobus e un camion. La strada era calda e pure stretta. I due giganti mezzi se ne stavano uno in fronte all’altro, provenienti da due direzioni opposte, e siccome uno occupava il lato destro della strada calda e l’altro il lato sinistro della stessa strada calda, nessuno riusciva a passare, essendo le corsie asfaltate riempite da questi due automezzi fuori misura. Nel pertugio lasciato a margine dell’autobus e dal camion, uno a destra e l’altro a sinistra, potevano intrufolarsi pochi fortunati: camminatori, pedalatori, motociclisti. Fortunati anche perché potevano stare all’aria aperta di quella giornata talmente calda che sia i viaggiatori dell’autobus, sia gli occupanti del camion grondavano sudore sotto un sole spietato. Probabilmente  se l’autobus proveniente da nord fosse partito prima, non avrebbe incrociato il camion proveniente da sud in quel punto così stretto della strada, che nelle ore bollenti del pomeriggio di un’estate torrida, sembrava un girone dell’inferno. Dentro l’autobus tutti avevano molto caldo, perché stando fermi bloccati dal camion, non potevano sentire nemmeno un filo d’aria, come invece succedeva ai pedoni, ai ciclisti e ai motociclisti che, per caldo facesse, almeno erano fuori all’aperto. La signora incinta, seduta vicino al conducente dell’autobus che arrivava da nord, a un certo punto, a causa del calore estivo insopportabile, scivolò svenuta. Era proprio svenuta svenuta come quando si perdono i sensi.

DUNQUE, CIOE’

Cioè faceva caldo, dunque con quel sole, ecco, cioè, la corriera, cioè alla curva stretta, non prima, cioè quando ha visto arrivare il camion … Cioè tutti avevano capito che sì, cioè, non poteva farcela a passare. Dunque le moto, sì, cioè, anche le biciclette, cioè, voglio dire, dunque, quelle che passavano, cioè non si fermavano, dunque, potevano sorpassare. Cioè, l’autobus era fermo, dunque, con tutti i viaggiatori dentro che, cioè, ci faceva un gran caldo! Dunque la donna, cioè, quella incinta, cioè quella seduta vicino alla guida, dunque, quasi ci lascia la pelle, cioè sviene.

VERO?

Vero che caldo? Vero come sono strette, vero, le strade del lago?

Vero che non dovrebbero passare, vero, quei camion così grossi, vero? Vero che anche i ciclisti, vero, quando stanno tutti vicini, vero, bloccano il traffico, vero?

Vero che le donne, vero, quelle gravide, vero, dovrebbero stare più riguardate, vero? Perché col caldo, vero, se prendi un autobus e se l’autobus si incrocia, vero, con un camion, vero, poi sull’autobus, adesso che siamo in estate, vero, viene molto caldo, vero? E, vero, la donna col pancione, vero, poi sviene, vero?

INTERROGATORIO

  • Quando è successo?
  • Alle 16.30
  • Dove vi trovavate?
  • Sulla strada per Briz
  • Sia più preciso, per favore, lei è testimone oculare. Mi indichi in quale punto della strada per Briz è successo
  • Prima della farmacia del paese
  • Saprebbe descrivermi la dinamica dell’incidente?
  • L’autobus e il camion si sono incrociati nella strettoia e nessuno dei due riusciva a fare retromarcia perché le automobili al seguito non avevano lasciato distanza di sicurezza
  • Ritiene che l’autobus non abbia rispettato il segnale di precedenza?
  • Non saprei: ho solo sentito dire che una donna incinta era svenuta
  • Lei conosce la donna gravida?
  • No
  • Allora le sue sono solo supposizioni
  • Due ciclisti che passavano mi hanno detto di chiedere aiuto a qualcuno e così ho fatto
  • Allora c’è un concorso di colpa. Lei conosce questi due ciclisti?
  • No, io sono un passante che ha chiesto aiuto perché una donna in stato interessante aveva bisogno di soccorso
  • Quanto lei sta dicendo sarà messo agli atti. Si tenga a disposizione per ulteriori accertamenti

OLFATTIVO

Sulla strada ostruita dal traffico, tubi di scappamento esalavano asfissiante gas azzurrino. L’aria calda e afosa sollevava dalle acque del lago il tipico odore lacustre, dal sentore di pesce e alga marcita. Nelle autovetture in coda con i finestrini abbassati, le bottigliette di aranciata e pepsi cola a portata di bocca spargevano il loro aroma mescolato all’acre sudore olezzante di rabbia e calura degli occupanti seduti negli abitacoli surriscaldati.

Dalla cabina dell’autotreno un acuto effluvio di pane e mortadella, unito a tanfi di rutti aromatizzati al barbera, dirompeva fra gli insulti di un nerboruto guidatore, che non riusciva a sbloccarsi da quel fetido passaggio in cui aveva incrociato la corriera del paese.

Lì, inermi passeggeri aggrappati alle maniglie di sostegno, lasciavano sgorgare dalle ascelle gocce perlate, un miscuglio di profumi, saponi e odore corporeo, volgarmente: puzza.

E quel vortice di afrori incontrollati, salendo lungo le nari della donna incinta, forse raggiunse anche il feto protetto nel grembo materno. Il quale scalciò considerando: “Questo è troppo!”. E la mamma, per proteggerlo, pensò bene di svenire.

TELEGRAFICO

Segnalato intoppo stradale riva destra del lago. Stop. Autobus e TIR altezza farmacia Briz. Stop. Lunghe file di veicoli. Stop. Malore donna incinta. Stop.

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