GUSCIO (tratta da: GERONIMO STILTON, Barzellettone, l’enciclopedia della risata, Piemme, 2018)

Una tartaruga, dopo aver battuto la testa contro un albero, si confida con un’amica:

–  Spero che non si formi il bernoccolo, altrimenti sarò costretta a passare la notte fuori di casa !

tratta da

GERONIMO STILTON, Barzellettone, l’enciclopedia della risata, Piemme, 2018

Gilda che sa trovare RIPARO !

Giornata mondiale delle tartarughe, 23 maggio 2018

Oggi è la Giornata mondiale delle tartarughe. In natura ne esistono 328 specie, vivono sulla Terra da 150 milioni di anni, si muovono in acqua o in superficie, hanno un guscio per casa e campano anche un secolo. Tuttavia ogni anno nel Mediterraneo 130mila tartarughe Caretta caretta rimangono vittime di catture accidentali durante le normali operazioni di pesca professionale: 70mila abboccano agli ami utilizzati per la pesca al pescespada, 40mila rimangono intrappolate in reti a strascico e circa 23mila in quelle da posta. Spesso, poi, l’ultima cena delle tartarughe marine sono sacchetti o pezzi di plastica che scambiano per meduse. Ogni anno sono 100mila gli esemplari che muoiono così. Alcune però vengono salvate e rimesse in sesto. A Eboli oggi cinque Caretta caretta – Capitan Peter, Ettore, Melibea, Marianna e Valentina -ritorneranno in mare, dopo essere state curate e riabilitate presso il centro ricerche tartarughe marine della stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli.
Tra le specie più strane la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata) dotata di un carapace fluorescente che, nel buio dei mari tropicali (vive nelle isole Salomone), s’illumina con colori brillanti dalle tonalità verde, rossa e giallo fluo (leggi qui – Focus); la tartaruga del Mary River (Elusor macrurus), detta anche la tartaruga punk perché in testa ha una cresta di alghe verdi brillanti (qui una foto). Altra particolarità di questa specie è la capacità di respirare con il sedere attraverso la cloaca, lo stesso organo che usano per espellere escrementi e riprodursi. E poi c’è la tartaruga più vecchia del mondo, Jonathan, un maschio di 187 anni, gay. Spiega Enrico Franceschini sulla Repubblica: «È l’essere vivente più vecchio del mondo. Adesso è anche l’alfiere di una rivoluzione sessuale in uno dei luoghi più remoti della terra: l’isola di Sant’Elena, sperduta nell’Atlantico meridionale, a duemila chilometri dalle coste africane. Nato nel 1831, poco dopo la morte in esilio di Napoleone Bonaparte su questa minuscola colonia britannica, Jonathan è una tartaruga gigante e l’indiscussa celebrità locale. Dopo avere trascorso in solitudine buona parte della sua lunga vita, una trentina di anni fa ha cominciato a dare segni di irrequietezza. “Gli serve una girlfriend”, decretarono gli esperti. Il console francese, custode di Longwood, la casa in cui Napoleone esalò l’ultimo respiro, fece arrivare una seconda testuggine gigante, di nome Federica, affinché facesse compagnia a Jonathan. È stato amore a prima vista. Creature abitudinarie, le due tartarughe mangiano sempre alla stessa ora, si ritirano a dormire alle 4 del pomeriggio e ogni domenica mattina, puntualmente, Jonathan monta Federica. Ma lei non è mai rimasta incinta, suscitando ipotesi che uno dei due fosse sterile. Ora la verità è venuta a galla, come riporta a tutta pagina il Times di Londra: esaminandola per una malattia, un veterinario si è reso conto che Federica è un maschio. Nessuno se n’era accorto, anche perché Jonathan non ha mai smesso il corteggiamento nei suoi confronti» (leggi qui).

da Anteprima – La spremuta di giornali di Giorgio Dell’Arti

il Centro di recupero delle tartarughe marine di Riccione restituisce al mare Tina, la prima Caretta Caretta che inaugura la stagione dei rilasci

Dopo averla curata per tutto l’inverno, il Centro di recupero delle tartarughe marine di Riccione restituisce al mare Tina, la prima Caretta Caretta che inaugura la stagione dei rilasci (in tarda mattinata dalla spiaggia libera di fronte al centro fra gli stabilimenti balneari 44 e 42).

l’uscita primaverile delle tartarughe di Z, dette anche LE TARTINE

la rinascita annuale delle TARTARUGHE, 7 APRILE 2018

E’ più lenta una lumaca o una tartaruga? | in MEDICINA ONLINE

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E’ più lenta una lumaca o una tartaruga? | MEDICINA ONLINE

IL CARAPACE DA INDOSSARE

Avatar di Mile81Scelgo un libro per bambini con la pancia piena!

Per le letture di carnevale, ma non solo, un’idea originale e facile da realizzare per costruire tutti insieme travestimenti originali fai da te!

Materiali:

cartone spesso – si può anche usare il coperchio di cartone dei contenitori da pizza!
spago
veline colorate,
materiali per decorare a scelta: brillantini,  scotch colorato, nastrini, bottoni, lana cotta ecc…
colla e forbici.

Dopo aver disegnato e ritagliato un grande ovale sul cartone bambini e genitori possono divertirsi a decorarlo con carta velina e decori per ricreare un fantastico e coloratissimo carapace. Per facilitare il lavoro possiamo rivestire l’ovale con la carta velina poi utilizzarne di altri colori per formare gli intarsi del guscio appallottolando la carta, cercando di dargli la forma che vogliamo e fissandola con colla o scotch al nostro guscio. Possiamo rifinire il tutto con la lana cotta o magari i brillantini. Una volta che il lavoro sarà terminato, foriamo il cartone…

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TartaRugosa ha letto e scritto di: Cinzia Bellotti (2017), Nikita Io, non ti abbandono New Press Edizioni, Cermenate (CO)

TartaRugosa ha letto e scritto di:

Cinzia Bellotti (2017)

Nikita

Io, non ti abbandono

New Press Edizioni, Cermenate (CO)

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Ci sono coppie senza figli, altre con figli perduti e mai nati, altre ancora che  hanno atteso e sperato per anni l’arrivo di un figlio.

Per i coniugi Darno l’adozione non arriva come ripiego consolatorio, ma come un modo diverso di fare famiglia  e dare un futuro a un bambino abbandonato: avrebbero amato chi stava per arrivare senza riserve, esattamente come tante altre coppie fanno con i propri bambini. 

Non ci sono illusioni rispetto alle difficoltà che sicuramente si presenteranno. 

Non voglio essere delusa e l’unica maniera per non esserlo è di non avere aspettative, aspettative che poi potrebbero non reggere il confronto con la realtà, con quello che sarà davvero…

Queste le parole di Margherita al marito Giorgio quando l’idea di procedere con un’adozione internazionale diventa progetto e scatta l’iter di controlli e colloqui con assistenti sociali e psicologi per verificare l’idoneità dei futuri genitori.

A qualche mese dall’avvio della pratica, i servizi sociali iniziarono una serie di accertamenti approfonditi per indagare a fondo le motivazioni dei Darno, i loro profili psicologici, la loro situazione affettiva e relazionale, oltre che le dinamiche famigliari, circa sette o otto incontri con gli assistenti e lo psicologo…

Se tutto fosse filato liscio, avrebbero richiesto l’udienza di adozione con il giudice locale e l’autorizzazione per l’ingresso del minore in Italia. Il tutto a un costo che si aggirava attorno ai venticinquemila euro. Una bella differenza con l’adozione nazionale, del tutto gratuita.

E’ un mondo tutto da scoprire unitamente alle frustrazioni da reggere per la complessa burocrazia e le continue spese da sostenere; ma finalmente a  distanza di due anni dalla scelta di iniziare le pratiche arriva la fatidica telefonata: erano stati abbinati a Nikita, un bambino russo di quattro anni.

Nikita vive in istituto, del suo passato non si sa nulla, comprese le due dita che mancano a una mano.

Certo è che nella sua memoria e nel suo animo si sono impresse dolorose cicatrici derivanti da un percorso di abbandono e solitudine e le privazioni sono difficili da rimarginare quando rappresentano l’unico stile di vita  sperimentato dall’arrivo nel mondo.

Giunge il momento dell’incontro:

Era lì, davanti a loro ed era il figlio che tanto avevano desiderato. Difficile dire come si sentissero. Era come se vivessero un’esperienza mistica, extracorporea. Erano spettatori passivi e increduli della rappresentazione di un pezzo di vita che li riguardava: stavano conoscendo loro figlio.

Dal canto suo, Nikita è irrefrenabile, corre come un forsennato, fruga in tutti gli angoli, parla senza tregua. 

E’ un bambino che da quattro anni e mezzo è rinchiuso in un orfanotrofio .. Per sopravvivere deve probabilmente scendere a compromessi con tutto e con tutti. Forse la sua esuberanza gli permette di essere accettato dagli altri, piccoli e grandi. Non è una passeggiata vivere lì dentro, sono le parole di Giorgio di fronte alle perplessità della moglie. 

Se fosse possibile leggere ciò che si agita nell’animo di questi bambini, probabilmente scopriremmo sentimenti contraddittori e un’oscillazione perpetua fra speranze e paure, anche quando finalmente il destino propone una svolta. 

Su indicazione della vigilatrice, i bambini si disposero su due lunghe file e Nikita nel silenzio generale, passò a baciarli uno per uno sulle labbra. Chi rimaneva guardava con invidia coloro che se ne andavano… erano sempre i più piccoli ad essere scelti e mentre questi se ne andavano, gli altri non potevano fare a meno di sentirsi destinati a un abbandono continuo … 

Il viaggio in Italia non è sufficiente a dileguare il senso di sfiducia. Il contatto con la libertà e lo spazio esterno è inebriante, ma la lingua sconosciuta e la convivenza all’interno delle nuove mura domestiche non facilitano la reciproca comprensione dei componenti della neofamiglia.

Ognuno reagisce come può.

Margherita: La notte di svegliava di soprassalto e rimaneva sdraiata in posizione supina, fissando il vuoto con mille pensieri negativi … Non ce la faccio più, ma poi reagiva, metteva da parte lo scoramento e riprendeva il filo da dove l’aveva lasciato … 

Nikita: Inconsciamente il timore permanente che presto sarebbe finito tutto e che lo avrebbero portato indietro insidiava la sua tranquillità, trasformandolo in un provocatore feroce .. voleva vedere fino a che punto i due fossero determinati a tenerlo, perché era fermamente convinto che prima o poi lo avrebbero riconsegnato al mittente e sarebbero scomparsi dalla sua vita. 

I guai più grossi iniziano con l’accesso alla scuola. La socializzazione con gli altri comporta la necessità di imparare le regole ed è ancora troppo presto perché Nikita capisca che i limiti e i comandi fanno parte di un processo educativo indispensabile per la serena vita in comune. In lui è fresco il ricordo del degrado e dell’autoritarismo ricevuti nell’Istituto Numero 19, un monolite con le sbarre alle finestre, solitario, con un vecchio portone fatiscente e impregnato di un odore sgradevole di chiuso e di minestra frugale. 

Quelle donne gli ricordavano le istitutrici. Dicevano ai bambini cosa fare, quando sedersi, quando giocare, mangiare o dormire …. Non lo sopportava, si sentiva a disagio e quindi si alzava e cominciava a disturbare tutti con qualsiasi cosa avesse tra le mani per sottrarsi alla pressione. .. Non possedeva le benché minime regole di comune convivenza. 

Anche con la madre la situazione non è così diversa:

Con i suoi “no” decisi Margherita gli faceva tornare alla mente i niet delle istitutrici che avevano popolato la sua vita fino a qualche settimana prima e con un riflesso incondizionato reagiva di conseguenza … era alla mercé delle sue emozioni troppo intense da gestire e si sentiva profondamente infelice.

I momenti critici sono esasperati dal contorno sociale. In un paese di provincia in cui non succede mai nulla è inevitabile che le chiacchiere si concentrino su quel bambino russo ingestibile e sull’incapacità dei genitori di educarlo adeguatamente.

La variabile tempo va oltre il consueto trascorrere delle ore, dei giorni e delle stagioni, ma nei colloqui periodici con la psicologa dell’Ente gestore dell’adozione  emerge soprattutto la raccomandazione di saper attendere. 

Quello che mi raccontate è normale, può succedere. Nikita deve imparare a fidarsi di voi e fare pace con le proprie ansie da abbandono 

A scuola i pareri sono diversi.

Non era stato detto apertamente ma l’allusione alla ADHD, cioè al disturbo di deficit di attenzione e iperattività, era chiara. 

Ecco quindi comparire Paola, l’insegnante di sostegno con cui Nikita impara ad acquisire sicurezza giorno dopo giorno.

Con l’insegnante di sostegno si stabilì un rapporto di collaborazione costruttivo e sincero, il contatto era costante, il bambino apprendeva competenze sociali che gli permettevano di rivedere il suo modo di percepirsi come soggetto meritevole di considerazione e apprezzamento anche lontano dalla famiglia. 

Peccato che la parentesi sia breve. La riduzione di orario di Paola scatena una nuova regressione, attivando comportamenti mal adattativi e di aggressività.

Le pagine ora si susseguono in un’inquietante e sconcertante escalation a cavallo tra bullismo e xenofobia, di cui si fanno interpreti non solo i coetanei di Nikita, ma anche coloro incaricati a canalizzare le innate cattiverie infantili per favorire inclusione e integrazione. Muti nel dipanarsi della drammaticità degli eventi non vediamo risparmiare nessuno: educatori, insegnanti di sostegno, maestri, direttrici, presidi.

La maggior parte degli adulti insisteva nel colpevolizzare Nikita, la sua mera presenza, dicevano, causava disagio agli altri e la sua fervida fantasia lo portava a raccontare episodi non reali. 

Scopriremo che non sono solo respingimento, attacco verbale, prevaricazione, isolamento o false accuse a segnare le giornate scolastiche del bambino:

spesso Nikita veniva trascinato fuori dall’aula da alcune maestre facendolo strisciare lungo il pavimento. Lo prendevano per i polsi, con forza … le maestre si raccomandavano con gli alunni di ignorarlo poiché diceva cose senza senso, anzi, consigliavano ai suoi compagni di dargliele sode quando faceva qualche cosa che non andava. 

Il racconto trascina il lettore all’interno di un quasi-giallo psicologico, in cui non sai esattamente dove la storia ti conduca, considerato che al minimo accenno di ripresa positiva, rimbalzano eventi inattesi che provocano il riemergere dei fantasmi mai cancellati negli incubi peggiori di Nikita.

Parallelamente, il ricevimento della lettera di convocazione del Tribunale dei Minori di Milano, angoscia anche i coniugi Darno che vedono all’orizzonte lo spettro del ritiro della tutela del bambino per incapacità genitoriale.

Quello che successe però fu l’esatto contrario …L’incontro con gli assistenti sociali era stato positivo, la relazione avrebbe supportato Margherita e Giorgio dichiarandoli non solo adatti a custodire Nikita, ma anche molto bravi considerate le circostanze alle quali avevano dovuto far fronte. 

Come in tutti gli accadimenti, anche quando la sfortuna sembra avere il sopravvento, si creano le condizioni per accelerare la ripresa dopo la caduta.

In questa storia tanti sono i personaggi avversi con il loro bagaglio di pregiudizi e discriminazioni, ma esiste anche chi riesce ad andare oltre gli stereotipi, le false convinzioni e gli atteggiamenti manipolatori.

Sino alle ultime pagine il fiato è sospeso. Si profila un altro grosso cambiamento, quello del passaggio dalle elementari alle scuole medie. Che ne sarà di Nikita, alle prese con un nuovo scenario del tutto coincidente con un’età di per sé difficile quale quella adolescenziale?

La variabile tempo acquista una rapida accelerazione e ci porta negli anni successivi, quelli occorsi a rielaborare una vita messa a dura prova e cambiata per tutti.

I lunghi giorni di disagio e sofferenza non sono trascorsi invano. Flessibilità, determinazione, tenacia, pazienza, energia, ascolto, difesa dei diritti esercitati dai coniugi Darno si sono rivelati gli insostituibili alleati dell’amore necessario per riparare le ferite del piccolo Nikita e per costruire una relazione di appartenenza reciproca.

 

cinzia bellotti2225