TartaRugosa ha letto e scritto di: Telmo Pievani (2020), Finitudine. Un romanzo filosofico su fragilità e libertà, Raffaello Cortina Editore

Spostiamo il nostro calendario intorno agli anni Sessanta e immaginiamo due premi Nobel, uno per la Medicina, Jacques Monod, e uno per la Letteratura, Albert Camus, riuniti a comporre il libro che avrebbero potuto scrivere insieme sul tema della finitudine.

Monod, in ospedale al capezzale di Camus gravemente ferito in seguito all’incidente d’auto, legge e dialoga con l’amico i capitoli predisposti e ispirati dal De rerum natura di Lucrezio, che li apre in esergo.

Tema di partenza: l’immortalità non esiste né per l’essere umano, né per la terra, né per l’universo.

Il cielo e la terra hanno il loro tempo. Pure loro, come noi, ebbero un’origine e avranno una fine. … Evoluzione e dissoluzione si compenetrano … Siamo individui mortali di una specie mortale che ruota intorno a una stella mortale dentro una galassia destinata a finire.

Secondo le conoscenze scientifiche di Monod, il Sole, tra un miliardo di anni, diventerà più caldo,annullando la vita sulla Terra.

L’inquietudine che pervade il dialogo fra i due amici riguarda il rapporto fra Uomo e Natura e i possibili tentativi per contrastare l’inesorabilità dell’umana finitezza.

Siamo effimeri, e sappiamo di esserlo. Difficile dare un senso a un’esistenza che, come un’ombra, adesso c’è, prima non c’era, poi non ci sarà; a un’evenienza casuale destinata a scomparire per sempre nel nulla e nella dimenticanza. Fossimo ignari o beatamente inconsapevoli sarebbe un conto, ma la nostra è l’esperienza finita di esseri senzienti dentro un universo immenso che non si prende cura di noi.

E’ il paradosso dell’Homo Sapiens quello di essere proiettato verso l’eternità e, contemporaneamente, essere cosciente della propria fragilità di fronte agli eventi che il Pianeta può scatenare. Prima di quel miliardo di anni che ancora si profilano, infatti, la vita terrestre può essere distrutta da sconosciute catastrofi, quali il deragliamento dell’orbita terrestre o l’impatto con un meteorite di grosse dimensioni.

Per affermarsi in una natura totalmente indifferente alla sua esistenza, consapevole della propria cosmica irrilevanza, l’essere umano ha strenuamente lottato contro di essa, sempre alla ricerca di soluzioni che potessero prolungare la propria permanenza sul globo: colonizzare altri Pianeti creando artificialmente nuove ecologie terrestri altrove; risorgere dal freddo “Siamo macchine, rivedibili e perfettibili. Merce deperibile. Potremmo allora immaginare di ibernare tutto il nostro corpo, o anche solo la testa, in attesa di risvegliarci in epoche tecnologicamente più avanzate, nella quali sarà trovata la cura della malattia che ci ha ucciso”; clonarsi, anche se tale pratica permetterebbe la sopravvivenza dei cloni e non dell’originale; trasferire la coscienza in una rete neuronale digitale. Ma tutte queste strategie finalizzate all’immortalità grazie al ricorso alla tecnica non funzionano, non scalfiscono il decadimento, essendo solo tentativi, più o meno equilibrati, di deviare il corso degli eventi, di diventare protagonisti liberi e consapevoli del progresso umano, attenuando o rinviando di un po’ la finitudine.

Nemmeno sfidare la finitudine con il progresso porta alla vittoria. I tanti volti del progresso – sociale, politico, civile – hanno contribuito a migliorare l’aspettativa di vita, a lottare contro le malattie, a scolarizzare e istruire aumentando la conoscenza e i saperi, ma ciò nonostante le diseguaglianze permangono e le democrazie tentennano: l’agire politico non assicura l’immortalità. La vita politica è fallibile, contingente, irrazionale,ed è a sua volta figlia del desiderio e dei suoi turbamenti. … Contro la tirannia della storia dobbiamo trovare una ragion d’essere anche nelle trame della natura, rivendicare una parte innata del reale che abbia la sua bellezza”.

Ampio spazio viene riservato al nemico biologico qui contestualmente raffigurato dalla peste:

La peste ritornerà …E allora non resterà, ogni volta, che spingere di nuovo il macigno di Sisifo su per la parete, cioè soccorrere i nostri simili, trovare i farmaci e il vaccino, contenere il contagio, educare la popolazione alle norme di igiene, garantire a tutti l’accesso alle cure. La peste tornerà comunque, nel gioco senza fine che è l’evoluzione, ma avremo se non altro fatto il nostro dovere contro l’avidità e la miopia, contro l’ingiustizia verso gli ultimi e verso le generazioni future. L’essenziale, ogni volta, sarà far bene il proprio mestiere, ognuno il proprio. Non ce lo imporrà nessuno, perché l’etica è un atto di libertà, un atto gratuito e autonomo. Abbiamo il dovere di lottare affinché tutti godano di una vita piena proprio perché quella vita è l’unica possibilità che hanno.

E’ lecito chiedersi: se tutto ha fine, che senso ha l’esistenza umana? C’è una via d’uscita all’assedio della caducità e della morte?

La finitudine infine ha le sue virtù.

Il male non ha un senso. Non è un castigo divino e non è nemmeno un segnale della natura. É la stessa natura che si manifesta nella sua amoralità e di essa anche noi facciamo parte. L’homo sapiens, però, ha proprietà uniche nella biosfera: il linguaggio simbolico, l’immaginazione e l’astrazione. Questa unicità è la nostra dannazione e, insieme, il nostro riscatto. Eppure in quella unicità consapevole si nasconde anche la nostra possibilità più bella e struggente: assumere la finitudine, accettarla, smettere di tradirla invano, e tuttavia affrontarla a viso aperto in piena libertà. La consapevolezza della finitudine ci rende umani. Ci ostiniamo a sfidare la morte per sconfiggerla, mostrandola vana e inconsistente, e se invece fosse proprio lei, la Nera Signora – anzi, non lei che non ha intenzioni né fini, ma la nostra consapevolezza di lei, del suo potere incontrastato – a renderci esseri umani, giacché solo noi ci interroghiamo sul nostro destino mortale?

Dunque occorre guardare alla finitudine come meravigliosa opportunità per poter dare un senso alla morale e un valore assoluto alla vita (viene a tal proposito riportata una fervente dissertazione sulla condanna di ogni privazione violenta della vita altrui anche attraverso la pena capitale).

La finitudine è il fondamento della nostra comunità di destino, della solidarietà fra disperati, una solidarietà che nasce fra le catene, Siamo mortali, ma non siamo soli. Lo siamo tutti. Siamo uniti nella sofferenza, nello sforzo eroico di Sisifo, partecipi della medesima sorte: noi, gli altri esseri viventi, il pianeta e l’universo.

La finitudine non rappresenta il nulla verso cui essere indifferenti. E’ necessario sopportarla e assumersene il carico con dignità e coraggio, gioire per il dono della vita e lottare, difendendo con convinzione i valori di cui solo Homo Sapiens è portatore e ricercatore di senso perché “se la vita non ha un senso, a maggior ragione vale la pena di viverla”.

In questo compito la ricerca scientifica diventa elemento propulsore per guardare al mondo e capire com’è. Lo scienziato è un sovversivo a tutto tondo:

Si rivolta per mestiere, per etica della conoscenza, per competenza professionale, e questo lo rende un eretico di una specie particolare. Lo scienziato, infatti, non deve confortare né rendere felici gli esseri umani…Non carichiamo la scienza di un compito che non ha: non deve dissolvere le nostre angosce assegnandoci un posto nell’universo. Non deve darci un senso posticcio, perché un senso non c’è. Non deve spiegare l’uomo, ma capire come siamo arrivati fin qui.

Scriveva Camus al termine della sua opera Il mito di Sisifo: Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice.

Confidiamo allora, con i nostri giorni contati determinati da una roulette cosmica, di vivere fino in fondo il non senso e di sobbarcarci, felici, le fatiche di Sisifo della scienza, dell’etica e della convivenza umana. Di sorridere, perfino, dinanzi all’assurdità del nostro destino.

2 pensieri su “TartaRugosa ha letto e scritto di: Telmo Pievani (2020), Finitudine. Un romanzo filosofico su fragilità e libertà, Raffaello Cortina Editore

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