Loving Luna

La piccola infermeria allestita in cucina non esiste più.

Le due siringhe di diversa capienza, una per i liquidi, l’altra per il cibo, sono finite nel sacco giallo della plastica.

Conosco ancora a memoria la sequenza: al mattino la siringa di apis, durante il pomeriggio e la sera le tre siringhe di brionia (tutte seguite da 3 spruzzi di argento), quattro volte al giorno massaggino sul collo con le gocce di arnica.

Nel giro di venti giorni questi provvidenziali trattamenti avevano risolto il problema più fastidioso di Luna, ovvero la terribile infiammazione in bocca che le continuava a procurare scialorrea e, probabilmente, prurito e dolore considerato lo sfregamento intermittente e lo storcimento delle labbra. Da un anno la sua stomatite non le dava requie: ogni due mesi cortisone e antibiotico diventavano sempre più inefficaci.

Paradossalmente quando la bocca è finalmente diventata rosea, qualcos’altro non è riuscito a risolversi. Il grosso “fragolone duro” sotto la base della lingua e le protuberanze palpabili sotto il mento continuavano a restare nella loro posizione, facendosi beffe delle terapie. E poiché anche negli animali la medicina funziona per esclusione, tolte le ipotesi di ascesso, cisti e granuloma, restava quella più probabile di tumore, la cui certezza sarebbe stata possibile solo con biopsia, inapplicabile a una gatta di 17 anni e, soprattutto, data la posizione, incurabile.

Fra tutti i gatti che abbiamo avuto, Luna è stata quella che ha saputo sommare nella sua personalità caratteri di felino uniti a un incredibile attaccamento più pertinente di solito ai cani.

Luna era una gatta che amava. Dopo tanti anni trascorsi all’aperto, si era fatta amica di tutti: lei chiamava davanti alle porte, saliva in braccio ai visitatori, partecipava alle tavolate.

Da otto anni viveva con noi in appartamento, gelosissima delle altre presenze feline e caparbiamente concentrata a conquistarsi il privilegio delle attenzioni.

E’ stata proprio la sua voglia di relazione a farmi piangere tutte le lacrime possibili.

A parte la somministrazione delle terapie, fatta necessariamente in due, il buongiorno tra me e lei da più di un mese prevedeva circa 45 minuti di accudimento, durante i quali accoccolata per terra per nutrirla avevamo raggiunto una intima complicità che solo i gesti della cura sanno creare.

Nel piattino sul foglio di giornale versavo il cucchiaio di cibo iperproteico e ipercalorico badando bene a formare continue torrette alte, cosicchè lei potesse affondare il musetto sulla sommità senza dover tirare fuori la lingua e girare in bocca il cibo fino a fargli trovare il possibile passaggio. Poi c’era la pausa in cui tentava vanamente di leccarsi le labbra e la punta del naso e così di buon grado accettava il mio intervento col fazzolettino imbevuto di decotto di malva, sollevando il mento per farsi pulire meglio e rassicurandomi con tale segnale che non sentiva dolore. Poi la seconda fase del cibo con le stesse modalità e, di nuovo, pulizia più approfondita di musetto e zampe. Questo rito si ripeteva alla sera.

Nell’ultima settimana evidentemente il transito diventava sempre più difficoltoso, per cui siamo passati alla siringa col cibo diluito. Quel che commuoveva noi due caregiver è che queste manovre non inducevano in lei rifiuto o paura. Certo, si sa, i gatti non sono propriamente collaboranti, ma in qualche modo Luna dava da intendere che aveva capito che questi interventi le procuravano un certo sollievo, per cui quando la tovaglietta si stendeva sul tavolo, stava lì e pur dovendola tenere per evitare che facesse movimenti impropri con la siringa in bocca, appena terminato cercava subito di venire in braccio all’una o all’altro.

Ci siamo chiesti più volte, e alcune ci eravamo anche fissati la data, se farle l’eutanasia, ma Luna dimostrava troppo voglia di vivere per tradirla in questo modo.

Tolte alcune giornate in cui lo sguardo era palesemente di sofferenza, una volta migliorata l’infiammazione Luna ha sempre fatto di tutto per trovare un accomodamento alle sue condizioni, non mutando mai l’atteggiamento nei nostri confronti e confermando il suo stile di vita, con momenti di sole sul balcone, la salita sul tavolo al momento del pranzo, l’attesa serale davanti alla tv per fare le sue coccole a Paolo e venire poi a dormire sulla mia pancia. Persino le sue venute nel letto di notte sono continuate fino al giorno prima della sua morte.

Non mi sarei mai perdonata di portarla per l’iniezione finale.

Le ore più strazianti per noi sono state quelle del martedì sera: Luna si trascinava per casa, ma ugualmente ha trovato la forza di mettersi davanti al divano in attesa che la sollevassimo per accoglierla fra le nostre braccia.

Lì abbiamo avuto la netta percezione che stava per lasciarci. Si è subito addormentata profondamente abbandonandosi totalmente sul grembo di Paolo.

Non è stata più contattabile e l’unico momento in cui ha aperto gli occhi è stato quando Paolo con delicatezza l’ha alzata perché l’aveva bagnato. Messa nella gabbietta è rimasta lì definitivamente col respiro che diventava sempre più corto.

Ora è all’ultimo piano del nostro giardino, vicino ai due peschi in fiore di Gianfranco e a pochi metri dalle spoglie di Chat Noir.

E’ rimasta Miciù con i suoi 21 anni e 9 mesi e con la sua altezzosità di Lady. Chissà, forse non ci ha mai perdonato di aver accolto nel suo regno altri due quattrozampe.

Sappiamo che quando non ci sarà più arriveranno altri pelosoni da accudire, ma dubitiamo di trovare un gatto affettuoso e amante come Luna.

Se n’è andata lasciandoci in lacrime, ma dedicandoci tutto l’amore possibile fino all’ultimo istante.

Grazie Luna.

luna scala

vedi anche

Il giorno triste. Questa notte è morta LUNA, la gatta più “relazionale” che abbiamo avuto. Aveva 17 anni. 19/20 marzo 2019

5 pensieri su “Loving Luna

  1. Pingback: Il giorno triste. Questa notte è morta LUNA, la gatta più “relazionale” che abbiamo avuto. Aveva 17 anni. 19/20 marzo 2019 – COATESA sul LARIO e dintorni

  2. Rosalba

    Carissimi, non so per i famigli 4zampe ma per gli umani di famiglia e per il dolore che suscita la loro mancanza, si dice “condoglianze” …una parola ripetuta ormai svuotata del suo autentico significato. Però capisco il dolore per il famiglio accudito perchè amato e che ci ha ricambiato -Lei benchè di etnia aliena- ogni nostro umano sentimento. Qualcuno un giorno mi disse, per lenire il mio dolore in circostanze analoghe, che dev’esserci un paradiso anche i 4zampe che ci hanno amato, ho pensato fosse giusto e vero. Anche alla vostra sofferenza auguro il conforto di sapere Luna serena in una dimensione a Voi vicina. Un abbraccio di braccia ed uno di cuore. Rò

    1. GRAZIE Rosalba Rosege. Bello e importante il tuo pensiero. Ho seppellito gatta Luna nel’orto giardino di Nesso/Coatesa. Lì il ricordo diventa indelebile. Certo la mancanza è tanta. Spero che lei sia in quel luogo altro di cui parli e che lì possa esprimere la sua personalità. Ho inviato il tuo messaggio a Luciana: lei non sa usare i blog. Ma legge le mail con grande attenzione. CIAO e saluti carissimi. E ricorda che se vorrai venire a Coatesa questa estete saresti ospite graditissima. Su catesa.com tovi tutte le istruzioni per arrivare in battello !!!

  3. Pingback: gatta LUNA guarda il Faro di San Maurizio e, dunque, Como e noi – COATESA sul LARIO e dintorni

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